23 ottobre 2005. Canonizzazione del Beato Felice da Nicosia. Benedetto XVI

23 ottobre 2005. Canonizzazione del Beato Felice da Nicosia, diventando così Santo. Su San Felice omettiamo sempre di mettere qualche notizia storica in quanto, essendo un “monumento” di Nicosia, pare superfluo dare qualche notizia perché tutti noi, sin da bambini, siamo messi dinnanzi alla vita di questo umile fraticello. D’altronde, se proprio si vuol dare qualche notizia storica, possiamo aspettare il prossimo 5 Novembre, giorno di nascita del nostro Santo (che qualche anno fa ha festeggiato i 300 anni).

Una cosa, nella data di inizio articolo, salta subito all’occhio. Il 2005 è infatti l’anno in cui, morendo papa Giovanni Paolo II, è salito al soglio di Pietro papa Benedetto XVI che, oltre a tutti i suoi meriti e demeriti (siamo esseri umani e quindi ci sono ambedue in qualunque operato) sarà sicuramente ricordato dalla storia come il papa contemporaneo che nel 2013 commise, per dirla alla Dante “il gran rifiuto”, abdicando dal suo ruolo. Al suo posto entrerà sulla scena della grande Storia il papa preso dalla fine del mondo, ovvero Francesco.

Concentriamo la nostra attenzione allora sul papa che ha canonizzato San Felice. Sicuramente un papa risoluto, a volte duro e spigoloso, ma con una preparazione teologica immensa. Un papa che ha lottato contro il relativismo e, ancor più, il nichilismo della società contemporanea dove, quasi obbedendo a quell’assunto di Nietzsche sulla morte di Dio e sulla trasvalutazione dei valori, ci si è concentrati solo sulla prima parte, radicalizzandola e prendendola alla lettera mandando a morte tutti i valori portati da questo Dio Cristiano.

La Chiesa giustamente non può e non deve cedere alla tentazione di stare al passo con i tempi adeguandosi ad essi e quindi liquefarsi prendendo forme spesso lontane dal messaggio originale. Questo era ben chiaro a papa Benedetto XVI che aveva sempre cercato, anche tirando a sé molte antipatie, di mantenere la Chiesa punto di riferimento stabile per i tempi. Quasi come San Felice che, nonostante i soprusi dei confratelli poteva adeguarsi e quindi agire in maniera diversa da quanto predicato da Gesù. E invece no. Nonostante certi momenti avrebbero potuto richiedere questo “cedimento”, San Felice come Benedetto XVI, non si sono lasciati trascinare dalle onde e sono rimasti aggrappati al messaggio del Vangelo.

Ovviamente abbiamo ampio rispetto per tutte le confessioni, purché esse non travalichino il confine del fanatismo. Benedetto XVI e San Felice, aldilà della loro sfera cattolica e quindi visti con rispetto da chi si professa cattolico, offrono spunti di riflessione anche per i semplici atei. Perché ambedue hanno prestato fede al proprio credo, o meglio al proprio ideale, senza alcun annacquamento o cedimento. Pronti al confronto, ma convinti e quindi difensori delle proprie idee, senza sfociare, ribadiamo come detto poc’anzi, nel fanatismo.

In un momento di crisi dei valori, oltre al “Dio è morto” dobbiamo passare alla seconda fase di “trasvalutazione dei valori”. E la creazione di nuovi valori devono essere qualcosa di cui siamo convinti e non qualcosa che sul momento potrebbe tornarci utile. Perché barattare i propri valori per le illusioni del presente significa farsi trascinare dalle onde del nulla. Abbiamo bisogno di punti di riferimento, o meglio di esempi paradigmatici, che hanno speso le proprie vite in difesa di ciò per cui credevano. Magari qualcuno nominerà un eroe di guerra, un altro un grande politico.

A Nicosia abbiamo questo Santo. E il mondo ha questo Papa Benedetto XVI.

Ogni volta mi stupisco da come una data possa aprire tante porte per una riflessione. A volte anche “forzata” o “tangenziale”, ma sempre spunto per intavolare un discorso e quindi confrontarsi. Un altro motivo per apprezzare e rimanere affascinati dalla Storia.

Alain Calò

 

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