Distrazione di somme ai danni dell’Asp di Enna, Polizia e Guardia di Finanza sequestrano beni per oltre 400 mila euro – VIDEO

Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, nella giornata del 23 gennaio personale della Squadra Mobile, unitamente ai militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza, a conclusione di una articolata attività investigativa, congiuntamente effettuata, hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo di danaro, beni e altre utilità, per un valore equivalente di 443 mila euro, emesso dal Gip presso il Tribunale di Enna, su richiesta del pubblico ministero titolare dell’indagine, nella disponibilità di tre amministratori e gestori di fatto della società affidataria del servizio di gestione integrata del Cup – Call Center – Riscossione Ticket dell’ASP di Enna, un 43 enne, un 33 enne ed un 31 enne, tutti residenti a Tremestieri Etneo.

Tutti e tre sono indagati, in concorso tra loro, di peculato aggravato continuato commesso nel corso del 2016, in qualità di incaricati di pubblico servizio dal mese di maggio 2012 al mese di gennaio 2017, poiché, avendo, in ragione del servizio svolto, il possesso o comunque la disponibilità del denaro affluito all’Asp medesima dai “tickets” versati dai cittadini, se ne appropriavano per l’importo complessivo di 685 mila euro.

Le indagini sono state avviate nel gennaio del 2017, innescate da una prima segnalazione inviata dall’Asp direttamente alla Procura della Repubblica di Enna nella quale si quantificava complessivamente l’ammanco in 685 mila euro, denunciando la titolare, nella sua qualità di legale rappresentante della società affidataria del servizio di gestione integrata del Cup – Call Center – Riscossione Ticket dell’ASP di Enna, per il delitto di peculato. L’Asp,  successivamente, precisava che, a seguito delle azioni di recupero, l’ammanco si attestava intorno ai 443 mila euro.

La società era affidataria del servizio, aggiudicato con gara pubblica, sin dal 2012 e lo svolgeva attraverso le postazioni di “front office” nei presidi ospedalieri, dove prestavano attività dipendenti della medesima società, incaricati di ricevere le prenotazioni delle visite, nonché di riscuotere giornalmente i “tickets” versati dagli utenti richiedenti visita.

Nel dettaglio, le verifiche di cassa, effettuate dal personale dell’ASP nel corso del 2° semestre del 2016, incrociate con le analisi delle operazioni giornaliere di cassa e con i sospesi di tesoreria, avevano evidenziato, dapprima, notevole ritardo nel versamento delle somme sul conto corrente tesoreria dell’Asp. Il servizio competente dell’Asp, dopo aver proceduto a diffidare la società affidataria del servizio, nell’ambito dei poteri propri di vigilanza e controllo, predisponeva, pertanto, una serie di mirati controlli contabili, confrontando in ultimo i prospetti di versamento con le disposizioni di bonifico “quietanzate” inviate dalla società. In effetti, la società affidataria del servizio inviava regolarmente all’Asp copia delle disposizioni di bonifico, “apparentemente” regolarmente quietanzate; ma gli approfonditi controlli effettuati dal personale dell’Asp, accertavano la totale mancanza di versamenti, inizialmente stimata in 535 mila euro.

Nel corso delle attività investigative, lo scorso mese di marzo 2017, i poliziotti ed i finanzieri eseguivano un accesso presso la direzione dell’Asp di Enna, acquisendo documentazione relativa al servizio Cup – Call center – Riscossione, nonché procedevano alla perquisizione locale e sequestro, con contestuale notifica dell’informazione di garanzia agli indagati, presso la sede legale ed operativa della società affidataria del servizio di gestione integrata del Cup – Call Center – Riscossione Ticket dell’Asp di Enna, in ottemperanza a specifici decreti emessi dalla Procura della Repubblica. L’accesso presso gli uffici dell’Asp e le perquisizioni consentivano il sequestro di documentazione, dalla quale emergevano elementi di prova in ordine agli illeciti commessi a carico degli amministratori e/o soci della società, inerenti alla sottrazione delle somme dell’Asp di Enna.

Nel corso delle attività di intercettazione, ascoltando e “decriptando” i dialoghi degli indagati, emergevano chiare conferme della condotta illecita tenuta dai tre indagati, congiuntamente tra loro, e si aveva, altresì, contezza dei contrasti con altri soci della ditta da ciò scaturiti; eguali riscontri forniva l’accurato esame della documentazione bancaria della società dove, in sintesi, risultavano i versamenti periodici dei “tickets” incassati dai cittadini nel conto corrente della società, ma non i ri-versamenti, alle scadenze contrattuali previste, delle somme relative nelle casse dell’Asp.

La titolare, rivestendo la duplice qualifica di socio di maggioranza e di amministratore unico della società affidataria del servizio, come tale delegata ad operare sul conto corrente della società utilizzato per effettuare i versamenti degli incassi Cup all’Asp, risultava, pertanto, pienamente coinvolta nell’ammanco delle somme, mentre gli altri due indagati pur non essendo formalmente soci della ditta predetta, risultavano, dalle risultanze investigative acquisite,  pienamente coinvolti quali “gestori di fatto” della ripetuta società, al punto da avere il possesso del denaro proveniente dall’incasso dei “tickets”, nonché la delega ad operare sul conto corrente della società stessa dedicato ai versamenti delle somme da destinare all’Azienda Sanitaria.

Le indagini esperite, che confermavano la fondatezza della denuncia/querela presentata dall’Asp di Enna in ordine al delitto di peculato aggravato e continuato, dai tre indagati in danno alla medesima Azienda Sanitaria, determinavano, pertanto, il pubblico ministero titolare dell’indagine, Francesco Rio, a richiedere al Gip l’emissione del decreto di sequestro preventivo a carico degli indagati, disposto per la somma di 443 mila euro, tenuto conto che dall’ammanco complessivo veniva recuperato dalla medesima Asp l’importo di 242 mila euro, pari alla somma della fideiussione contrattuale incamerata ed ai residui corrispettivi dovuti per le prestazioni contrattuali rese dalla società, cessata dal servizio dal mese di gennaio 2017 e successivamente messa in liquidazione.

Nel corso delle operazioni di esecuzione del provvedimento, gli agenti sequestravano: una villetta a Tremestieri Etneo, composta da 8 vani e mezzo, per un totale di 203 metri quadrati; un orologio d’oro marca Cartier, un’autovettura Fiat 500 e 13 quote di partecipazione in 8 società, variamente ripartite, intestate  agli indagati, per un valore complessivo equivalente all’ammontare del sequestro.

Inoltre, si procedeva alla notifica del provvedimento nei confronti di 8 banche ed intermediari finanziari, al fine di porre sotto sequestro i 25 rapporti (conti correnti, depositi, titoli, fondi azionari, etc…) emersi dalla consultazione dell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, per i quali sono i  corso le opportune verifiche per quantificare l’ammontare delle giacenze e dei valori.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna ha coordinato brillantemente le indagini, nelle persone del Sostituto Procuratore, Stefania Leonte e del Procuratore della Repubblica Massimo Palmeri.

Perfetta si è rivelata, anche in questa indagine, la sinergia operativa tra gli uomini della Questura e delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Enna, che hanno lavorato fianco a fianco, secondo le differenti peculiarità istituzionali, consentendo una rapida, completa e proficua esecuzione delle indagini delegate.

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