Giornata della Memoria: i ricordi di Michele La Greca l’eroe nicosiano che salvò la vita a 56 ebrei – VIDEO

Il 23 luglio 2016 si è spento all’età di 96 anni Michele La Greca, nicosiano, ma che da tempo viveva a Borello in provincia di Forlì.

Ci è giunto in redazione un filmato realizzato dalla video maker Rita Bertoncini il 28 maggio del 2011, Michele La Greca aveva 91 anni, ancora molto lucido ha raccontato in circa mezz’ora i suoi ricordi di guerra e l’eroico gesto che lo portò a salvare la vita di 56 ebrei.

Nato a Nicosia nel 1920, a soli 22 anni, nel 1942, partì per il fronte russo nella tragica spedizione italiana dell’Armir, arruolato nella terza divisione Celere Motorizzata.
Michele La Greca rimarrà in Russia per tre anni e mezzo, dopo un anno e mezzo venne ferito ad una gamba durante un combattimento e ricoverato per oltre un mese in un ospedale militare.

Poiché c’era bisogno di personale non fu rimpatriato, ma trasferito presso la base di Zartschnka dove si occupava della distribuzione di medicinali al fronte. Nello stesso luogo c’era un miniera di carbone, che diventerà ben presto un luogo di salvezza, infatti in quel luogo transitavano con un treno diversi deportati ebrei. Le sentinelle tedesche diedero la possibilità a Michele La Greca di scegliere due prigionieri ebrei che transitavano ogni giorno nella vicina stazione, per pulire il suo ufficio.  La Greca, ogni volta che gli veniva concesso, ne sceglieva sempre due diversi, le sentinelle non si accorsero mai che ogni volta venivano scelte sempre persone diverse, tanto che alla fine ne aveva salvati ben 56 di cui 4 bambini. Michele La Greca era l’unico a sapere della presenza di questi ebrei nascosti ed ogni notte per sfamarli andava in giro per i campi a rimediare delle pannocchie e patate. Se si fosse saputo di questo sotterfugio, sicuramente Michele La Greca sarebbe stato arrestato e fucilato e gli ebrei sarebbero stati deportati nei campi di concentramento.

Con l’avanzata dei russi, Michele La Greca, così come altri soldati, fu costretto a fuggire, per otto giorni ed otto notti vagò nelle campagne con 50 gradi sotto zero con solo del grasso da spalmarsi sul corpo e da mangiare, fino a che si rifugiò presso una famiglia, li costrinse ad ospitarlo, ma spesso usciva dal suo rifugio per acquistare del cibo per tutte quelle persone, due uomini e tre donne.

La guerra stava per terminare e La Greca insieme ad altri suoi compagni prese un treno per tornare in patria, nei pressi di Dniepropetowsk si trovò davanti un drappello di guardie tedesche, insieme ai suoi venti compagni d’avventura fornirono dei nomi falsi e riuscirono a passare il confine, riuscendo a prendere anche un treno diretto in Italia. Un mese di viaggio ed il treno approdò a Montesanto in provincia di Gorizia e poi altri 30 giorni per arrivare in Sicilia, nascosto in camion di contrabbandieri di grano.

In patria si sposerà ed acquisterà dei terreni a Bora una frazione di Mercato Saraceno in provincia di Forlì dove vivrà per il resto della sua vita.

Michele La Greca si è spento serenamente, ma non ha mai dimenticato il suo paese d’origine, Nicosia. Devoto a San Michele Arcangelo, ha sempre ricordato il momento della fuga dalla Russia e delle preghiere al suo protettore, che secondo lui gli salvarono la vita.

Lunedì 25 luglio 2016 si sono svolti i funerali a Borrello e contemporaneamente alle 17,30, presso la chiesa di San Michele Arcangelo a Nicosia, è stata celebrata una messa in suffragio all’eroe nicosiano che, oltre 70 anni fa, salvò oltre la sua vita anche quella di tanti ebrei vittime della persecuzione nazista.

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