30 settembre, anniversario della cattedrale. I due Cristi

30 settembre, anniversario della nostra Chiesa Cattedrale.

Siamo conosciuti da tutti come il paese dei 24 baroni e dei due Cristi.

All’interno della Cattedrale è custodito uno dei due Cristi, ovvero il Padre della Provvidenza. All’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, invece, è custodito il secondo “contendente”, ovvero il Padre della Misericordia. Sembra una parola buttata a caso, ma “contendente” sembra calzare a pennello per come la storia ci ha consegnato.

I Due Cristi e le due Chiese rappresentano la metonimia perfetta della rivalità tra i due quartieri nicosiani, quartiere mariano e nicoleto. Quasi come una lite di vicinato, ma a livelli più elevati. Diversi sono gli eventi simbolo che hanno scatenato scintille tra i due quartieri, ma sicuramente due rappresentano una sorta di Spannung.

Uno è la creazione della Diocesi di Nicosia il 17 marzo 1817 e quindi la “promozione” della chiesa nicoleta a Cattedrale. Potete immaginare il grande sgarbo e il grande disappunto mariano dinnanzi a simile affronto.

Un altro evento che forse rappresenta il vero e proprio Spannung di tutta la diatriba, è dato dalla bolla negli anni ’50 ad opera dell’allora vescovo Clemente Gaddi attraverso cui veniva divisa la processione del Venerdì Santo, fino ad allora animata da due cortei separati al seguito o del Padre della Provvidenza o del Padre della Misericordia e che quando si intersecavano la religione veniva messa da parte per altre “esternazioni popolari” (chiamiamole così). Con tale bolla la Processione del Venerdì Santo era appannaggio del Padre della Provvidenza e quindi dei nicoleti, mentre i mariani dovevano nuovamente “ingoiare il rospo” e “accontentarsi” di uscire il loro Crocifisso il terzo Venerdì di Novembre in ricordo del miracolo di guarigione della città dalla peste operata dal Padre della Misericordia nel 1626 (no, non è la stessa peste raccontata ne “I Promessi Sposi” ma è la stessa di Santa Rosalia).

Tracciati per sommissimi tale rivalità, viene in mente una riflessione: molti tendono ad assumere l’appellativo di “Città dei Due Cristi” come qualcosa di negativo. Quasi sinonimo di continua rivalità e quindi invidia distruttrice. Sacrosanta opinione. Però, quasi come quella “beata colpa”, ci vien da pensare che la Città dei due Cristi ci ha regalato, nei secoli, due Cristi, due Chiese e quindi tutti i tesori e l’arte custodite in quelle due Chiese e nei loro rispettivi quartieri.

Entriamo in Cattedrale ed entriamo a Santa Maria Maggiore. Guardate i dipinti, guardate le statue, guardate i cimeli, i voti, gli ori, gli sfarzi e le varie decorazioni. Può tutto ciò nascere da un’invidia distruttrice o da un’invida costruttrice? La vorrei vedere così: il mio vicino ha il prato più verde? Allora io devo lavorare per averlo ancora più verde del suo! Così, in un agonismo che ha permesso, di anno in anno, di secolo in secolo, l’arricchimento dei due quartieri e quindi tutto ciò che oggi possiamo ammirare e definire nostro patrimonio.

Quasi come l’Italia che solo nel 1861 si è unificata ma che fino a quella data ha mantenuto una divisione territoriale incredibile, ma che ha permesso di creare dei centri d’arte in cui i vari regnanti, per non essere da meno dei loro vicini, hanno impreziosito sempre più. Anche questa divisione di processioni ci permette di vantare un unicum incredibile, una tradizione tutta nostra che ci differenzia dagli altri.

Beata colpa, allora, che generò cotanto splendore. Cotanta storia. Cotanto ricordo e tradizione. Siamo Nicosiani. E l’attributo non deve essere solo una parola di neanche dieci lettere che ci appioppiamo così senza dargli forma. La forma è data dalla storia e dalla tradizione. Cercare di nascondere i “Due Cristi” perché potrebbe apparire qualcosa di negativo, o anche eliminare i “24 baroni” assumendolo retaggio del feudalesimo, sarebbe come imporre a Roma di dimenticare Giulio Cesare in quanto dittatore sanguinario. Nicosia ha un suo passato che la rende unica. Non vergogniamoci del nostro passato. Anzi, apprezziamolo per quello che è: la storia dei nostri antenati. Di uomini con i loro vizi e le loro virtù. Di uomini figli del loro tempo e che agivano e pensavano come il loro tempo chiedeva. Prendiamo questo passato e guardiamolo nella sua generalità. Troveremo la storia del progresso. Il nostro. Quello che ci rende unici. Insomma: Nicosiani.

Alain Calò  

 

 

 

 

 

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