4 ottobre, Francesco d’Assisi e San Felice

Bè, parlando di 4 Ottobre, forse tutti (o quasi) sanno quale sia l’evento, o ancor meglio il personaggio, ricordato in tale data. Stiamo parlando di San Francesco, il Santo patrono d’Italia. Forse il Santo più rappresentativo della Cristianità dopo gli Apostoli e San Paolo e che persino l’odierno Papa ha voluto ricordare o omaggiare apponendosi il nome di “Franciscus”, primo caso della cronotassi papale.

Sulle similitudini e divergenze tra il Santo e il Papa ci sarebbe molto ma molto da scrivere. Non è il luogo adatto, dovendo quindi riassumere in poche righe un concetto. Delineiamo, allora, il profilo di San Francesco, la cui storia è conosciuta da tutti dato che sin dall’infanzia siamo stati bombardati da racconti su questo santo. Non dimentichiamo poi i vari film che puntualmente vengono riproposti. Ma che cosa ci affascina di questa persona? Forse il rischio. Quindi la presunta pazzia o normalità (dipende dai punti di vista) di abbandonare tutto, voltare pagina alla sua vita agiata e vivere di stenti per seguire la parola di Dio.

No… può essere una cosa di un certo fascino, ma che tutto si condensi lì sembra troppo scontato. Tanti sono i Santi che hanno fatto una cosa del genere (vedete San Paolo o Sant’Agostino). Allora, forse, è quel Suo anticonformismo umile. Quello spirito rivoluzionario. Quella goccia che ha cercato di scavare la montagna di una Chiesa, quella del XII-XIII secolo che di certo non era uno stinco di santo. Un Francesco quasi, per spararla grossa, come un bohemien della Cristianità. Insomma, un rivoluzionario semplice e libero. E per giunta vincitore. Forse questa è la molla che ci fa scattare l’amore verso questa figura: la vittoria nella semplicità, nella perseveranza. Nel lottare per ciò in cui si crede dando tutto se stessi. L’umile che combatte la casta e vince.

Ma vabbè, queste sono illazioni personali che magari non trovano fondamento. Può darsi che l’amore su San Francesco sia tutto sulla sua storia. O magari anche in quel cantico che è un’opera letteraria pregevole e che lo colloca come esponente della poesia religiosa dell’epoca in volgare accanto a Jacopone da Todi. Chi non conosce quel “Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature” scritta in quella lingua volgare che si allontanava dal latino curiale e di corte e che si rivolgeva al popolo povero e analfabeta.

E pensare che un pizzico di San Francesco è presente anche a Nicosia. Perché i cappuccini fanno parte della famiglia degli ordini francescani (e per giunta i cappuccini furono fondati nel 1520 sentendo un bisogno di ritorno a San Francesco). E chi è il cappuccino più celebre di Nicosia? Ma ovvio! San Felice.

Anche su San Felice noi Nicosiani abbiamo una preparazione immensa dato che, esperienza personale, già alle elementari le maestre insegnano agli alunni la vita di questo Filippo Giacomo Amoroso vissuto a Nicosia nel ‘700. Come San Francesco, anche il nostro Santo ha abbracciato il messaggio di Cristo vivendo in povertà e spendendo tutte le Sue forze per i poveri. Come San Francesco si è reso umile, anzi ultimo fra gli ultimi. Come San Francesco ha anche vinto la sua battaglia, perché, se ci riflettiamo su, l’umiltà di San Felice e quel “Sia per l’amore di Dio” ha vinto anche le angherie interne fatte dal padre Superiore e dai suoi confratelli. Una similitudine, in piccolo, della lotta di San Francesco con i “superiori” della Chiesa universale del Suo tempo. E Ottobre, non solo il 4 per questo parallelismo forse un po’ forzato ma che ci è piaciuto fare, è anche simbolico per San Felice perché nel 2005, proprio in questo mese, da Papa Benedetto XVI, fu canonizzato. Ma questa, come sempre, è tutta un’altra storia…

Alain Calò

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

DONAZIONE A TELENICOSIA

Previsioni del tempo


Meteo Nicosia
css.php