Aidone, “Operazione Ottagono”, arrestati soggetti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso e tentata estorsione – VIDEO

Condividi l'articolo su:

Sin dalle prime luci dell’alba del 19 giugno, la Polizia di Stato, a conclusione di un’articolata e complessa attività investigativa coordinata dalla Dda di Caltanissetta e svolta dalla Squadra Mobile di Enna, ha eseguito l’arresto del 66 enne pregiudicato Isidoro Di Pino, del 47 enne pregiudicato Filippo Scivoli detto “contrabbuffo” e dell’operaio forestale Giuseppe Miccichè.

I tre sono indagati in quanto facenti parte di un’articolazione, costituita e operante ad Aidone, della “famiglia” “Cosa Nostra” di Enna. Con l’aggravante dell’aver fatto parte di una associazione armata avente disponibilità di armi per il conseguimento delle finalità associative. Con l’aggravante per Isidoro Di Pino  di avere assunto il ruolo di responsabile per il territorio di Aidone.

Filippo Scivoli tentava di costringere un imprenditore a versargli un “contributo” per i detenuti, consistente in una somma di denaro, richiesta alla quale l’imprenditore non aveva aderito, subendo un grave danneggiamento.

A seguito delle dichiarazioni dei collaboratori Leonardo Messina e Paolo Severino, nell’ambito dell’operazione “Leopardo” dei primi anni ‘90, venne individuato quale referente per il territorio di Aidone Isidoro Di Pino, che venne arrestato e successivamente condannato per associazione mafiosa in primo e secondo grado; dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione,  venne assolto con sentenza del 22 novembre 2003. Nel luglio del 2009 il Seminara e i tre aidonesi, tra cui Di Pino, vennero arrestati nell’operazione “Old One” e successivamente condannati con sentenza definitiva per l’appartenenza a “Cosa Nostra” ed in particolare il Seminara per avere riorganizzato l’attività di “Cosa Nostra” in ampie aree della provincia ennese. Nel 2014, Di Pino tornava in libertà e cercava di riprendere la sua posizione mafiosa avvicinandosi ad un incensurato, Filippo Scivoli di Aidone, imprenditore, coinvolto comunque in alcune vicende in Nord Italia che lo avevano portato a essere vittima di un tentato omicidio.

I personaggi di Aidone traevano però la loro linfa mafiosa dalla stretta vicinanza al boss della Sicilia orientale Salvatore Seminara che, temporaneamente scarcerato nel 2013 per scadenza dei termini di custodia, si poneva  al vertice della famiglia di “Cosa Nostra” di Caltagirone, ed iniziava a esercitare una pesante influenza anche sulla citta di Catania. Inoltre, gli aidonesi si legavano strettamente anche alla famiglia di Raddusa, della quale  facevano  parte i fratelli Rino e Giuseppe Simonte, controllata comunque dallo stesso Seminara, sino a quando quest’ultimi venivano tratti in arresto.

Dal complesso delle attività investigative, svolte dalla Sezione Criminalità Organizzata e Straniera della Squadra Mobile di Enna, emergeva come il prevalente interesse di “Cosa Nostra” ennese fosse tuttora rivolto alle attività estorsive ai danni di imprenditori: con la “messa a posto” perpetrata ai danni di imprenditori tramite la corresponsione di ingenti somme di denaro; come nel caso della tentata estorsione ai danni di un imprenditore aidonese, titolare di una ditta edile, messa in atto da Filippo Scivoli.

Nel 2014, quando il Di Pino era libero, così come il Seminara, lo stesso veniva intercettato e si dimostrava  come mantenesse costanti contatti con gli associati liberi, assumendo un ruolo attivo all’interno dell’organizzazione per ciò che concerneva, tra l’altro il controllo mafioso sul territorio di Aidone. In particolare il Di Pino aveva regolari incontri con il gestore del bar l’”Ottagono” Filippo Scivoli, soggetto mafioso emergente che si affianca allo “storico” esponente di “Cosa Nostra” Di Pino per il controllo del territorio. Lo stesso, in tale contesto, si rendeva responsabile di una tentata estorsione ai danni di un imprenditore edile, che successivamente subiva anche un grave danneggiamento ai mezzi dell’azienda. Si accertava, altresì, come Scivoli fosse in grado di esercitare significative influenze sul Comune di Aidone, in particolare, nella gestione della raccolta dei rifiuti e del taglio degli alberi correlati al decoro urbano, nonché nell’organizzazione di intrattenimenti a vantaggio dell’attività commerciale, chiosco/bar di fatto da lui gestito, denominata “Ottagono”.

L’appartenenza a “Cosa Nostra” di Giuseppe Miccichè emergeva da una serie di vere e proprie confessioni captate dall’attività di intercettazione, nel corso della quali lo stesso rivelava il suo ruolo nell’organizzazione ed esponeva dinamiche interne alla stessa, che avevano riscontro nelle sue attuali frequentazioni, nella sua partecipazione fisica ad incontri tra appartenenti mafiosi e nella sua partecipazione “emotiva” alle vicende giudiziarie dei suoi consociati.

Le indagini svolte da questa Squadra Mobile attraverso le attività tecniche di intercettazione, telefoniche ed ambientale tra presenti, compendiate da numerose e puntuali attività di riscontro, quali i servizi di osservazione sul territorio e l’acquisizione documentale, in particolare venivano effettuati anche degli accessi presso il Comune di Aidone per acquisire della documentazione, permettevano alla Procura Distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta di avanzare richiesta di misura cautelare anche a carico degli indagati, positivamente accolta dal Gip presso il Tribunale nisseno, che emetteva ordinanza di custodia cautelare in carcere. Pertanto, gli uomini della Squadra Mobile di Enna attraverso un’articolata operazione di polizia, hanno arrestato i tre indagati, e dopo gli adempimenti di rito, i medesimi venivano associati in varie case circondariali dell’Isola.

 

 


Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *