All’Ars salta la stabilizzazione degli oltre 5.000 Asu

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All’Ars il 25 settembre si è consumato l’ennesimo dramma per la categoria degli Asu, più di 5000 lavoratori che da oltre vent’anni vivono nel mondo dell’incertezza e del precariato.

In aula giunge il maxi emendamento al collegato della V commissione. Un documento che racchiude le norme più significative di tutti i collegati specifici di ogni settore. Il maxi-emendamento è stato riscritto al ritorno delle ferie estive dei deputati regionali che al loro rientro hanno scoperto che il dissesto finanziario della Regione Siciliana è più grave del previsto. Di fatto sono saltate tutte le norme che avevano bisogno di una copertura finanziaria. Quindi zero contributi, per associazioni, fondazioni, musei, etc. Il maxi emendamento ridotto all’osso racchiude 36 articoli e riguardano varie argomenti: dal personale, alla sanità, al made in Sicily, allo sport, al riutilizzo dei fanghi provenienti dalle acque reflue nel settore agricolo.

Prima di iniziare la seduta presieduta dal deputato, Roberto Di Mauro, questi ha avvisato che l’articolo sui lavoratori socialmente utili costerebbe 179mila euro. Quindi, quindi l’articolo è stato stralciato. Accantonato l’articolo che prevede la stabilizzazione degli Asu per mancanza di copertura, passano invece alcune norme che prorogano i contratti degli ex lavoratori Pumex e Almaviva.

Non mancano le reazioni a questa ennesima beffa ai danni degli Asu. “Avevamo la possibilità di lavorare per garantire un futuro occupazionale alle migliaia di lavoratori degli Enti Locali ASU che da oltre 20 anni svolgono un vero e proprio lavoro nero legalizzato, invece la Presidenza dell’Ars ha avuto il coraggio di stralciare la norma sui precari. Non è vero che non ci sono soldi per la copertura finanziaria, gli uffici ci hanno detto il contrario. Oggi è accaduto un atto vergognoso dato che nelle commissioni di merito erano state già cassate le parti che potevano comportare ulteriori oneri finanziari. A Musumeci non interessa il futuro occupazionale di oltre 5mila persone che reggono i nostri Enti Locali dato che per loro non ha espresso una sola parola in Aula. Si è espresso solo per i palafrenieri”. A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Di Caro, intervenuto in Aula a Palazzo dei Normanni protestando con la maggioranza per lo stralcio della norma sui precari nel corso della discussione sul collegato bis. Alla fine il gruppo M5S dopo le vibrate proteste in aula all’Ars ha ottenuto l’accantonamento della norma che sarà discussa martedì nel corso della prossima seduta. “Musumeci e la sua maggioranza – conclude Di Caro –  abbiano il coraggio di dichiarare apertamente da che parte stanno”.

Scendono in campo le organizzazioni sindacali Ale-Ugl, Alba, Csa, Confintesa e Ugl Sicilia con un comunicato congiunto: “Gli ultimi giorni siamo stati bombardati mediaticamente da alcuni esponenti dell’Ars: stabilizzazione entro il 2020 per tutti gli Asu ! È la notizia che tutti i lavoratori aspettano da oltre 20 anni, quindi felicità e soddisfazione, anche se approvata solo in commissione lavoro ! Peccato che era solo un becero spot elettorale senza fondamento ! Oggi si grida allo scempio, ma lo scempio è partito alcune settimane fà; infatti, chiediamo a tutte le forze politiche presenti all’Ars, soprattutto a quelle di maggioranza, perché hanno permesso, dopo aver condiviso il testo originale dell’emendamento, di tagliarlo senza motivo ! La storicizzazione della spesa non è aumentato della spesa! La storicizzazione della spesa è il fondamento per uscire da questa brutta pagina di lavoro nero che attanaglia oltre 5000 famiglie da oltre 20 anni. Una brutta pagina che l’attuale Governo sta sostenendo ed al quale, oggi, ancora una volta, ha dimostrato di non voler mettere punto. In questi giorni è possibile riscrivere la norma: stupite i siciliani per una volta ! Chiudete con il lavoro nero. Lavorate per i cittadini ! Diversamente, le organizzazioni sindacali Ale-Ugl, Alba, Csa, Confintesa e Ugl Sicilia saranno pronte a mobilitare l’intera platea, bloccando i servizi in tutti gli Enti e organizzando manifesti ad oltranza anche a Palermo !Non si può aspettare più !”.

Dello stesso tenore il comunicato del Sinalp: “Continua l’arroganza del Governo Regionale che pur dichiarando più volte di voler risolvere il problema della stabilizzazione degli ASU nei fatti tradisce ogni impegno e volontà. Il Governo Regionale ha dimostrato incompetenza nella gestione dell’annosa questione dello sfruttamento illegale di 5.222 lavoratori che da 23 anni non gli è mai stato riconosciuto nemmeno un centesimo ai fini previdenziali; Ha promesso, ha garantito, ha tranquillizzato padri e madri di famiglia, illudendoli di un futuro finalmente sereno e legale, ma pur avendo creduto, pur avendo voluto credere alla serietà e volontà dei nostri governanti, alla fine, oggi 5.222 lavoratori apprendono che il governo regionale non è riuscito a “raccattare” 179.000,00 euro non potendo dare il via alla stabilizzazione. Purtroppo oggi possiamo dichiarare che la prima caratteristica di chi ci governa è l’ignavia, la codardia del nascondersi dietro fredde tabelle di numeri utili solo a prendere in giro per l’ennesima volta i Siciliani. I siciliani sono stanchi di essere presi in giro da tabelle, schede, slides utili soltanto a chi ha deciso di non voler risolvere un problema e nascondersi dietro queste “finzioni lavorative” utili solo a prendere in giro gli stupidi. Ma i Siciliani non sono stupidi ed ora, dopo l’ennesimo tentativo di offendere ancora una volta l’intelligenza altrui, dicono basta a questo continuo mortificante ed offensivo stillicidio di promesse e di mancate promesse. La Direzione Regionale del Sinalp Sicilia dice basta e dà via al tavolo di crisi del comparto ASU coinvolgendo i propri iscritti presenti negli EE.LL. e le altre OO.SS. con le quali ha già condotto alcune azioni sindacali in difesa del sacrosanto diritto dei lavoratori ad un futuro certo, tranquillo e legale”.

 


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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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