Audit e tracciabilità, nel settore di alimenti e bevande, sono due aspetti della stessa esigenza: dimostrare che ciò che arriva al consumatore ha una storia verificabile e documentata. Quando la filiera è lunga, con più passaggi e più soggetti coinvolti, la fiducia non può basarsi su dichiarazioni generiche, perché serve un sistema che permetta di risalire rapidamente a ingredienti, lotti, lavorazioni, trasporti, controlli e responsabilità. In questa situazione, l’audit diventa uno strumento pratico per verificare che la tracciabilità esiste davvero, non sulla carta, ma nel lavoro quotidiano.
La domanda a cui si risponde, in modo semplice, è sempre la stessa: si può dimostrare, in ogni momento, da dove arriva un prodotto e cosa gli è successo prima di essere venduto?
Tracciabilità: cosa significa dimostrare la filiera
La tracciabilità è la capacità di ricostruire il percorso di una materia prima o di un prodotto finito, collegando informazioni precise. Vuol dire sapere quale fornitore ha consegnato un determinato ingrediente, con quale lotto, in quale data, con quali documenti. E vuol dire sapere dove quell’ingrediente è stato stoccato, come è stato trasformato, in quali linee è entrato e a quali clienti è stato poi spedito il prodotto finale.
Ciò che è veramente importante è la qualità del collegamento tra i dati. Quando manca un pezzo o quando i registri non riportano le stesse informazioni, la filiera diventa difficile da dimostrare e, nei casi peggiori, impossibile da ricostruire in tempi utili.
Il ruolo della formazione e dei corsi HACCP
Per fare in modo che la tracciabilità sia ottimale, serve che chi lavora in un determinato ambito sappia cosa registrare e perché. Nel primo livello di organizzazione rientra anche la formazione: i corsi HACCP aiutano a costruire un linguaggio comune tra reparti diversi, chiarendo quali informazioni vanno annotate, quali controlli vanno svolti e come gestire le non conformità senza improvvisare.
Se gli addetti comprendono perfettamente il significato di una procedura, diminuiscono errori in fase di compilazione e le soluzioni da trovare solo alla fine del turno. Il dato, in quel momento, diventa affidabile e, proprio perché affidabile, può essere difeso durante una verifica.
Cos’è e come funziona l’audit
L’audit è una verifica che controlla processi, evidenze e comportamenti. In un audit sulla tracciabilità si controlla se l’azienda è in grado di collegare documenti e realtà delle operazioni: ciò che viene dichiarato nelle procedure deve risultare rintracciabile nei registri e osservabile in reparto.
Per un audit efficace, si definisce innanzitutto l’obiettivo (per esempio, verificare la rintracciabilità di un prodotto o di un ingrediente), si stabilisce un campione di lotti, si identificano i punti della filiera da monitorare. Poi entra nel concreto: documenti di acquisto, bolle, schede tecniche, registri di ricevimento, etichette interne, parametri di lavorazione, controlli di processo, piani di sanificazione, magazzino e spedizioni.
Il passaggio più utile, spesso, è la prova di rintracciabilità: si sceglie un lotto e si chiede di ricostruirne la storia. Se le informazioni si trovano in poco tempo e non richiedono di fare affidamento alla memoria personale, la filiera è dimostrabile. Se, invece, si aprono cartelle diverse con dati discordanti o se servono troppi passaggi manuali, emergono punti deboli da correggere.
Documenti e coerenza dei dati
Durante una verifica, molte aziende si concentrano sul possesso dei documenti, trascurando la loro coerenza. Ma è proprio sulla coerenza che si possono avere delle basi solide in caso di contestazione. Un documento di fornitura, per esempio, deve essere collegato ai registri di ingresso, i lotti indicati devono corrispondere alle etichette interne, le quantità devono avere una corrispondenza precisa con le giacenze e le date devono avere un senso rispetto a produzione e spedizioni.
Gli auditor, interni o esterni, osservano anche la gestione delle rettifiche: un registro corretto con attenzione, con firma e data, è più credibile di un foglio riscritto dall’inizio. Si osserva la capacità di prevenire errori ripetuti: se ogni settimana c’è lo stesso problema di etichettatura interna, la tracciabilità non è stabile.
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