Autostrade, riflettori Ue puntati sul dossier

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Autostrade, riflettori Ue puntati sul dossier


Si infiamma il dossier Aspi. A soli 12 giorni dalla deadline del 30 giugno, termine per trovare un’intesa con il Governo sul nodo della revoca della concessione, si alza ancora il livello dello scontro con la decisione di Atlantia di fare un passo formale a Bruxelles per chiedere alla Commissione europea di intervenire per ripristinare la certezza del diritto ed eque regole di mercato, messe a repentaglio dalla situazione determinata dall’articolo 35 del Milleproroghe. E questo passo, Atlantia, lo fa con una lettera che i vertici della holding infrastrutturale della famiglia Benetton, il presidente Fabio Cerchiai e l’amministratore delegato Carlo Bertazzo, hanno inviato il 9 giugno scorso al vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovkis. Una missiva che colpisce soprattutto per i suoi contenuti e le sue argomentazioni sviluppati nelle quattro cartelle, dove, senza troppi giri di parole, si parla di rischio di sopravvivenza di Aspi, colpita dal declassamento a ‘spazzatura’ del rating; di atteggiamento discriminatorio nei confronti della società, alla quale, pur avendone i requisiti, viene precluso l’accesso alla garanzia pubblica per un linea di finanziamento; di una rinazionalizzazione con Atlantia forzata a cedere la quota in Aspi, con il rischio prezzi di svendita, favorendo l’ingresso di una società controllata dallo Stato, come Cdp, e altri fondi. Un’operazione che sembra volta a indebolire Atlantia per “fini politici”.


Su tutto questo ora la Ue accende i propri riflettori e annuncia che risponderà a tempo debito. “Posso confermare che un certo numero di commissari hanno ricevuto lettere su questa questione, incluso il vicepresidente Valdis Dombrovskis. Stiamo guardando ai contenuti di queste lettere e risponderemo a tempo debito”, dice il portavoce della Commissione Europea. “E’ della massima importanza che la Commissione europea valuti la situazione e contribuisca a fornire certezza giuridica su una questione che, se non risolta con urgenza, potrebbe seriamente compromettere i piani di investimento di Aspi attuali e futuri e, soprattutto, la sopravvivenza dell’azienda stessa”, è la richiesta avanzata da Cerchiai e Bertazzo nell’incipit della lettera. Una richiesta che prende le mosse dalla situazione creata dalle norme introdotte dal decreto Milleproroghe e che, conseguentemente alla sua entrata in vigore, ha determinato la perdita per Aspi e Atlantia del loro investment grade status. “I loro rating sono stati declassati a ‘spazzatura’ dalle tre principali agenzie di rating Moody’s, Standad & Poor’s, Fitch. Tutte queste agenzie hanno chiaramente indicato nelle loro comunicazioni al mercato che la causa del downgrade sono stati precisamente i cambiamenti regolatori introdotti dal governo italiano, con la modifica unilaterale e retroattiva dell’accordo di concessione vigente approvato nel 2008”.



E, proseguono i vertici di Atlantia, di fronte alle proposte avanzate da Aspi e Atlantia “per trovare una equa e ragionevole soluzione sulla questione relativa alla concessione di Aspi”, “abbiamo appreso dai media nazionali e internazionali che il Governo italiano intende ora forzare Atlantia ad accettare una soluzione dove questa sarebbe obbligata a vendere la sua quota di maggioranza in Aspi, consentendo l’ingresso della controllata pubblica Cdp e altri fondi”. Se tutto questo venisse confermato “ci troveremmo di fronte a una violazione politica delle regole del libero mercato”. E, denunciano, “in primo luogo, il governo italiano ha messo seriamente a rischio la continuità del business di Aspi privandola dell’accesso al mercato del credito e riducendo il suo valore di mercato. Inoltre, il Governo stesso sta tentando di forzare Atlantia a vendere la sua quota di maggioranza a Cdp a un valore ridotto, creando un significativo danno a migliaia di investitori italiani e stranieri”.


Ma non finisce qui. “Nonostante la drammatica perdita di ricavi (stimati in circa 1 miliardo di euro nel 2020) a causa del Covid 19, poche settimane fa il viceministro dello Sviluppo economico ha pubblicamente dichiarato che Aspi non può accedere alla garanzia dello Stato, introdotta dal Governo, in linea con il temporary framework sugli aiuti di Stato della Commissione Ue, per supportate le aziende italiane colpite dalla crisi economica”, scrivono ancora Cerchiai e Bertazzo, secondo i quali “questa è una palese discriminazione, che conferma il desiderio delle autorità italiane di compromettere la viabilità di Aspi, indebolire la compagnia e ridurre il suo valore per fini politici”.


Il j’accuse dei vertici di Atlantia continua con la denuncia dell’atteggiamento delle autorità italiane che “è ancora più ingiustificato se si considera l’approccio totalmente differente adottato nei confronti dell’Anas, l’operatore pubblico che gestisce gran parte della rete stradale italiana, dopo il recente crollo del ponte Aulla in Toscana”. E, rilevano, “il governo e i politici italiani non hanno preso alcuna iniziativa né fatto dichiarazioni volte a un possibile ritiro della sua concessione”.


E, in queste ore, c’è chi ricorda anche un’altra battaglia campale che si combattè sulle autostrade italiane nel 2006 quando una modifica normativa – voluta dall’allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro – portò la Commissione Ue ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per violazione del principio ‘pacta sunt servanda’, che impedisce una modifica delle concessioni in essere senza l’accordo dei concessionari.


La lettera di Cerchiai e Bertazzo è tornata a smuovere le acque già agitate del fronte politico. “Atlantia ci riprova. Per la seconda volta scrive alla Commissione Europea, dopo che la stessa aveva già risposto ad una precedente lettera affermando chiaramente che ‘è una questione che riguarda esclusivamente le autorità italiane’. Scrivere lettere non serve a niente, è arrivato il momento di prendersi le proprie responsabilità”, dice il viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Giancarlo Cancelleri. “Il ponte Morandi è crollato causando la morte a 43 persone e facendo luce su un fascicolo enorme di inadempienze e report su manutenzione e sicurezza falsificati per fare più profitti. Ora basta, perché se il tentativo è quello di prenderci in giro e trattarci con arroganza, i Benetton hanno sbagliato governo”.

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