Berlusconi e il set a Macherio, ecco la storia della discesa in campo

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Berlusconi e il set a Macherio, ecco la storia della discesa in campo


di Vittorio Amato


Ventisei anni fa Silvio Berlusconi registrò il famoso video messaggio del ‘miracolo italiano’ in una sorta di cantiere aperto trasformato per l’occasione in set televisivo. Tra calcinacci, sacchetti di cemento e polvere. L’allora tycoon annunciò la discesa in campo con Forza Italia non nel suo studio ad Arcore, ma a Macherio. E non all’interno della villa, dove viveva con la moglie Veronica Lario, ma tra i lavori in corso di uno spazio nel giardino, che un giorno sarebbe diventato una dependance di lusso, con uffici e biblioteca del presidente. Non c’erano neanche le finestre, solo muri scrostati con fessure tappate grazie a tendoni di nylon.



Era un mercoledì pomeriggio, fuori nevicava. E per riscaldare l’ambiente c’erano dei fan coil. Il leader azzurro aveva nei giorni precedenti più volte rimaneggiato, corretto e soppesato, persino nelle virgole, il testo con l’incipit ‘L’Italia che amo’, insieme ai più stretti collaboratori. C’erano state varie prove tecniche per le luci e l’audio. Al D-day, però, bastò la prima, come si dice in gergo cinematografico. Per lanciare la sua candidatura politica il Cav fece una sola registrazione. Dopo averla vista non volle ripeterla. A raccontarlo all’Adnkronos è Roberto Gasparotti, storico cameraman del Cav, suo ‘regista personale’ ancor prima del ‘94.


Fu una corsa contro il tempo, rivela, sfatando inoltre la leggenda della calza di nylon sulla telecamera che avrebbe reso più levigato il volto del capo: “Fu semplicemente un accorgimento tecnico”. Prima di salutarci, ricorda Gasparotti, Berlusconi non rinunciò a una delle sue battute: “Anche se lo vedevo un po’ teso, ci disse sorridendo: ‘se tutto andrà bene, vi farò cavalieri del lavoro…'”.


“Quel giorno lo ricordo bene, eccome. Eravamo a Macherio – spiega Gasparotti – ma non nella villa. Fuori c’era la neve. Avevamo allestito una sorta di set in quella che poi sarebbe diventata una dependance con alcuni uffici e lo studio con la biblioteca del presidente. Nello stanzone dove avevamo sistemato tutto c’era ancora il mattone vivo… insomma c’erano dei lavori in corso, tant’è che abbiamo dovuto tappare le finestre vuote con dei pannelli di nylon”. Quanto alla ‘scenografia’, “la scrivania, i libri, le foto incorniciate, i calamari d’argento, che si vedono nel video finale, li abbiamo presi dalla villa e poi rimessi a posto…”.


“Noi eravamo tesi, preoccupati di non farcela – confida – perché c’era poco tempo a disposizione. Da Macherio dovevamo scappare a Milano per consegnare le videocassette a tutti i tg della sera, avevamo paura del traffico…”.. “Alla fine andò tutto bene – dice Gasparotti – il video durava 9 minuti e 30 secondi e avrebbe rivoluzionato la comunicazione politica italiana. La cassetta Beta fu inviata a tutti i tg, Fede mandò l’integrale. Io ero terrorizzato perché eravamo in piena Mani Pulite e il dottore, come lo chiamiamo noi, che era un imprenditore molto importante, aveva deciso di lasciare l’azienda, dove lavoravo. Apprezzavo il coraggio del suo gesto politico, ma sinceramente ero preoccupato per la mia famiglia…”.


Gasparotti va orgoglioso soprattutto delle immagini filtrate dell’ex premier: “Nessuna calza, lo ripeto, abbiamo solo usato un accorgimento tecnico. Siamo stati precursori anche in questo. Perché poi tutte le telecamere più moderne lo hanno adottato, inserendo il pulsantino dello skin tone. Semplicemente con un cacciavitino abbiamo operato sulla matrice della telecamera e così abbiamo ottenuto l’effetto di un filtro e ammorbidito il viso del dottore”.


“Prima della registrazione finale, per alcuni giorni – racconta ancora Gasparotti – abbiamo fatto delle prove, soprattutto per le luci e l’audio. Un giorno venne anche la moglie Veronica con le figlie Barbara ed Eleonora a vedere cosa stavamo facendo”. Il testo del discorso, raccontano, è stato più volte limato. La prima bozza passò al vaglio di Paolo Del Debbio, poi andò nelle mani di Gianni Letta, Giuliano Ferrara. La lessero anche Fedele Confalonieri, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti, Niccolò Querci e Mity Simonetto, allora responsabile immagine del Cav.


Quel cantiere-set a villa Macherio fu usato anche nei giorni successivi: “Dopo la discesa in campo – dice Gasparotti – in quella stanza continuammo a lavorare per fare tutti gli spot tv da 30 secondi per la campagna elettorale che portò per la prima volta la coalizione di centrodestra alla vittoria, nel ‘94”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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