Caro Acqua. Assoconsumatori: “ La rescissione da Acquaenna è l’unica ipotesi che può salvare i cittadini”

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Ancora una volta nella seduta del 18 marzo, alla quale Assoconsumatori è stata autorizzata ad intervenire senza diritto di parola, i sindaci della provincia di Enna si sono riuniti in videoconferenza per discutere dell’eventuale riduzione delle bollette idriche.

Si parla di una riduzione del 5% che si tramuta in una sostanziale riduzione del 12% visto che il gestore vuole un aumento del 7% per il periodo 2020/21/22/23 come derivato delle disposizioni dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).

La situazione che la politica dei primi anni del 2000 ci tramanda è oltremodo gravosa perché il piano d’ambito idrico era e rimane, certamente, sovradimensionato rispetto alle effettive esigenze delle popolazioni di allora e che via via col passare del tempo diventa sempre più pesante visto il decremento dei residenti in provincia.

L’associazione ANEA (Autorità Enti di Ambito) a cui l’ATI di Enna si è rivolta per vedere come poter abbassare i costi dell’acqua ha evidenziato una ipotesi di traslare nel futuro alcuni investimenti, circa 18 milioni, per le infrastrutture al fine di evitare ulteriori ed immediati aumenti del costo dell’acqua che ha assunto connotazioni insostenibili se si paragona il costo dell’acqua ad Enna rispetto alle altre province regionali. Nel frattempo si studia come poter evitare, per i prossimi 15 anni, il dover scaricare in bolletta e, quindi, sulle tasche dei cittadini oltre 134.000.000 di euro di lavori previsti, appunto, dal piano d’ambito, cosa che porterebbe ad un sostanziale aumento del costo dell’acqua di altro 50% che si tramuta nel fatto che se oggi paghiamo 5 euro al mc. domani andremo a pagare 7,50 euro al mc.

Capiamo bene come la politica scellerata dei primi anni del 2000, tutti conosciamo gli artefici, sia stata rovinosa per i cittadini. Certamente il voto favorevole con il 55%, alla tesi del presidente dell’ATI Di Pietro, visto le astensioni e le assenze, la dice lunga, visto che questo voto è solo propedeutico allo studio di fattività della riduzione che certamente rischia di impattare nel momento che si dovrà decidere quali lavori dover procrastinare. Speriamo bene!

Se la politica cerca una soluzione giuridicamente percorribile per contenere i costi, noi come associazione dei cittadini restiamo dell’ipotesi che l’affidamento illegittimo fatto nel 2004, la cui gestione è proseguita   con il mancato pagamento da parte del gestore dei “canoni di concessione” (art.19) della convenzione che col combinato dell’art. 38 “Sanzione risolutoria” della stessa, avrebbe dovuto determinare quella rescissione auspicata dai cittadini.

Se poi si andassero ad esaminare i doveri del gestore e le sue inadempienze si capirebbe, forse, visto che le inadempienze sono parecchie, anche se mai sanzionate dai sindaci che il sistema del 2004 non è cambiato e che, quindi, la rescissione è l’unica ipotesi che può salvare i cittadini. L’ATI di Agrigento, del resto, lo ha già fatto.

Le cose degli uomini, diceva Giovanni Falcone, hanno un inizio ed una fine. Vedremo l’evoluzione di questa problematica nella speranza che vi possa essere una soluzione positiva per i cittadini che non ne possono più di essere chiamati a pagare costi esorbitanti grazie a certe scelte che non fanno gli interessi dei cittadini.

Pippo Bruno



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redazione

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