Caso Yara, ecco perché Bossetti può accedere ai reperti 

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Le motivazioni della Cassazione sui ricorsi della difesa, giudicati “fondati”, sulla richiesta di accesso ai reperti tra cui i 54 campioni di Dna

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Fotogramma
(Adnkronos)

I due ricorsi della difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio uccisa il 26 novembre 2010 a Brembate (Bergamo), sono “fondati” e pertanto i provvedimenti impugnati vanno “annullati con rinvio alla corte d’Assise di Bergamo” che dovrà fissare un‘udienza per decidere i tempi e le modalità di accesso ai reperti tra cui i campioni di Dna, prova regina nel contro il muratore di Mapello detenuto nel carcere di Bollate. E’ quanto si legge nella sentenza dei giudici della Corte di Cassazione chiamati a decidere sulle ultime mosse della difesa, rappresentata dai legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano – dopo il dietrofront dei giudici d’assise di Bergamo – di accedere ai reperti per promuovere un’eventuale revisione del processo.


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Nella sentenza alquanto tecnica dello scorso 12 gennaio, appena depositata, si ricorda come dal provvedimento di confisca emesso dai giudici d’assise di Bergamo “era emersa l’esistenza di provette contenenti 54 campioni di Dna estratti dagli slip (dove è stata trovata la traccia di Ignoto 1 attribuita a Bossetti, ndr) e dai leggings della vittima, nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la condanna di Bossetti avesse dato atto del totale esaurimento del materiale genetico”. Reperti che ora possono essere analizzati dal pool di esperti del condannato, non appena i giudici di Bergamo fisseranno un’udienza per discutere della questione. In particolare, la difesa chiedeva l’accesso ai reperti oggetto di indagini, ai campioni di Dna e ad acquisire le immagini ad alta risoluzione effettuate dal Ris relative ai reperti analizzati.



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