Coronavirus, Salone del Mobile a giugno tra incognite e rischi

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Coronavirus, Salone del Mobile a giugno tra incognite e rischi


(di Vittoria Vimercati)


Per l’edizione 2020 del Salone del Mobile ai tempi del Coronavirus ci sarà solo la finestra che va dal 16 al 21 giugno. Non c’è un piano B o un’alternativa, perché i mesi di settembre e ottobre sarebbero troppo ravvicinati all’edizione 2021, e alle aziende non converrebbe. Se l’emergenza sanitaria dovesse continuare, il settore del design e dell’arredo dovrà rinunciare alla manifestazione che porta ogni anno a Milano almeno 350mila persone tra turisti e operatori del settore, con un indotto che va dai 120 ai 350 milioni di euro.



Il danno economico per l’Italia sarebbe calcolabile con un impatto sul Pil di almeno 1-1,3 miliardi di euro, secondo le stime di Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, fiducioso che alla fine il Salone del Mobile si farà, nonostante l’incertezza della situazione. Nessuno sa quanto dureranno il panico e le limitazioni imposte dall’escalation di contagi da Coronavirus, né se alla fine i buyer e gli espositori decideranno di venire lo stesso dall’estero in Italia.


I vertici della filiera, l’indomani del cda che ha deciso per il rinvio dell’evento programmato per aprile con 2.200 espositori, non nascondono la loro preoccupazione. “E’ il momento di stare uniti e aiutare le imprese a superare questo momento gravissimo, non possiamo lasciarle morire”, spiegano in coro Orsini e il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti.


La filiera del legno-arredo vale 42,5 miliardi di produzione, dà lavoro a 380mila addetti e 80mila aziende. “Il settore non può permettersi di perdere pezzi perché ogni miliardo che perdiamo – sottolinea Orsini – perdiamo 10mila persone, e se ne perdiamo due le persone diventano 20mila”.


Ragionare sui numeri non è facile. Ma chi arriva dall’estero o dal resto d’Italia al Salone di Milano viene soprattutto per vedere e ordinare i nuovi prodotti, contribuendo al fatturato delle imprese della filiera. A sentire gli organizzatori, senza Salone del Mobile si può arrivare a perdere fino a 6-7 miliardi di giro d’affari complessivo quest’anno, circa il 15% del totale. Un salasso che non potrebbe essere compensato da allestimenti ‘privati’ nei propri showroom.


Ma il Salone non è solo compravendita. La fiera milanese, la più importante a livello mondiale per il settore, ragiona una designer di Milano, Stefania Ruggiero, “è come una sorta di Capodanno per il sistema. E’ un ciclo che finisce e riparte ad aprile, un modo per capire quali sono i trend, per prendere contatti e capire dove sta andando il settore. Si può fare un paragone con le sfilate nel mondo della Moda, eventi che dettano le tendenze dell’anno successivo”.


Nel settore, ha ricordato oggi Luti, non ci sono solo grandi aziende, ma anche piccole e medie imprese italiane. Per il Made in Italy è un’occasione irripetibile di mettersi in mostra. “L’unica cosa che ci hanno chiesto gli imprenditori è non lasciarli soli in questo frangente”.


Con il solo rinvio del Salone del Mobile “abbiamo chiesto un atto di responsabilità, di credere nell’economia del Paese, perché non si tratta solo di Milano. Se ci troviamo ad aprile a non aver risolto il problema -ha detto Orsini- non parleremo del Salone del Mobile ma di come tenere aperte le aziende. Non possiamo pensare che all’estero l’Italia sia vista come un Paese che fa fatica a esportare le merci. Il Salone – continua – è formato da eccellenze, che fanno arrivare da 184 Paesi buyer che comprano i nostri prodotti”.


Anche per questo, FederlegnoArredo chiederà aiuto all’Ice e al Ministero degli Esteri: “Devono darci una mano a far venire persone da tutto il mondo: giugno diventerà un mese importante per la concentrazione fieristica italiane e dobbiamo chiedere un grande sacrificio a tutti per fare sistema, non possiamo fare da soli”. Al Mise sarà chiesto di aprire un tavolo di crisi per il settore degli allestimenti, che resta senza fiere per almeno quattro mesi.


La sovrapposizione del Salone, a giugno, con altre manifestazioni fieristiche è un altro aspetto chiave della vicenda. Pitti Uomo si terrà negli stessi giorni, dal 16 al 19 giugno, e così il Salone dell’Auto di Milano e l’Open-Air Motor Show.


“Abbiamo chiesto a tutti uno sforzo per stare uniti e non compromettere ulteriormente la situazione. E’ una scommessa, noi ci crediamo”, ripetono Luti e Orsini. Da domani si comincerà a riprogrammare tutto. Gli albergatori di Milano, nel frattempo, secondo i dati dell’associazione Atr, hanno già registrato un tasso di cancellazioni per il mese di marzo pari all’80%. Chi ha prenotato ad aprile per gustarsi Salone e FuoriSalone e sta pensando di disdire può, per ora, limitarsi a spostare il suo viaggio a giugno, in attesa del volgere degli eventi.

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