Covid: Codogno un anno dopo – il ricordo del medico tra i primi a morire, ‘era il nostro pilastro’

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ARTICOLO PUBBLICATO IL 20 Febbraio 2021


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Milano, 19 feb. (Adnkronos)

Marcello Natali è morto il 18 marzo 2020. Tra i primi medici caduti vittime del Covid19, è stato stroncato da una polmonite bilaterale dopo un ricovero prima a Cremona e poi in terapia intensiva a Milano, lasciando la moglie e due figli che adorava, Marco e Michela. Alla Messa organizzata all’aperto in suo ricordo, il 4 ottobre, c’era una folla davanti alla chiesa di Caselle Landi, dove viveva. “Marcello è stato un gran seminatore, purtroppo raccoglieremo noi e non lui i frutti di tutto ciò che ha fatto. Eravamo molto legati: l’anno scorso avremmo dovuto fare 25 anni di matrimonio, avevamo già il nostro programma. E invece abbiamo fatto un funerale”, racconta all’Adnkronos la moglie, Tiziana Ramponi, infermiera.


Nel suo paese d’origine, San Giorgio di Piano, alle porte di Bologna, gli intitoleranno il Poliambulatorio medico, dove lavorò anche il padre, Mario Natali, come lui medico di base. “Tutti gli volevano bene, era impossibile non volergliene”, ricorda oggi Martina Scarabelli, una giovane dottoressa, anche lei medico di famiglia, che pochi anni fa proprio da lui aveva fatto il tirocinio per cominciare la professione. Segretario della Fimmg di Lodi (Federazione italiana medici di medicina generale), Natali aveva 56 anni quando si è ammalato e gestiva quattro ambulatori nel lodigiano. “Non si è mai fermato, faceva avanti e indietro, e rispondeva a tutti i suoi pazienti al telefono, era molto disponibile”.

Del resto, visitava in piccoli paesini in piena campagna, dove la popolazione è prevalentemente anziana e spesso isolata. Anche per questo Marcello Natali era stato tra i primi a lanciare l’allarme sul rischio che i più fragili potessero restare soli, contraendo la malattia e peggiorando le proprie condizioni senza l’assistenza di un medico. “Mi diceva – racconta la moglie – ‘stanno male, non posso non vederli’. Aveva capito subito la gravità della situazione”.

Tiziana, come lui, si è ammalata di Covid, ma ha sviluppato solo la forma gastrointenstinale. “Ancora non mi spiego come possa succedere, che alcuni si aggravino così e altri no, pur convivendo”. All’inizio, racconta, pur di farsi visitare a domicilio, i pazienti spaventati mentivano sui contatti con persone potenzialmente contagiose. E’ così che molti medici, probabilmente anche Natali, si sono ammalati. “Non eravamo preparati ad affrontare una situazione del genere, soprattutto quelli della nostra generazione, quella dell’era post-antibiotica, cresciuta pensando che bastasse una pillola contro le malattie. Adesso stiamo facendo un bagno di umiltà”, aveva detto il dottore in una delle sue ultime interviste a Euronews, lamentandosi di essere rimasto senza guanti.

Le mascherine, i dispositivi di protezione: mancava tutto all’inizio. Racconta Scarabelli: “Eravamo in trincea, ci siamo sentiti a lungo abbandonati dalle istituzioni, da tutti”. A febbraio, la giovane dottoressa aveva appena aperto il suo studio, quando è arrivato il Covid e contemporaneamente ha scoperto di essere incinta. “Improvvisamente sono stata catapultata in un’attività da zero a cento”. Per i giovani colleghi (e non solo), quella del dottor Natali è stata una grande perdita, che continua a farsi sentire. “Marcello c’era sempre, era il nostro punto di riferimento, il nostro pilastro. Non lo dimenticherò mai”. La moglie Tiziana racconta di un uomo “profondamente buono, intelligente e sorridente. Era un sindacalista, si impegnava molto ed era sempre aggiornato. Quando i colleghi lo chiamavano per un dubbio clinico o burocratico, lui, che era molto preciso, sapeva aiutare tutti. Io non riesco ancora ad accettare che non ci sia più, ed è incredibile quanto manchi anche agli altri”. (di Vittoria Vimercati)



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