Dal castello di Cerami: scoperta e stupori d’equinozio che incantano

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Una salita premiata con un’alba mozzafiato vista dal castello di Cerami, svettante 1.100 m s.l.m.

Gli occhi sono sgranati all’orizzonte, in attesa delle prime luci del giorno, finché il 23 settembre scorso non è esploso quel chiarore atteso, che con scienza dottrinale era stato già preavvisato dal prof. Ferdinando Maurici, archeologo di fama internazionale.

La scena è unica, particolarmente emozionate.

Il tempo di tirare fuori le macchine fotografiche e lo spettacolo comincia: l’orizzonte e la valle, pietre e case del paese s’illuminano. Le luci e i colori sono meravigliosi. Uno spettacolo affascinante e indimenticabile.

Vale la pena immortalare la scena.

A descrivercela è proprio il prof. Maurici, già Professore di Archeologia Cristiana e Medievale all’Università di Bologna. Il cattedratico da anni conduce ricerche sui monumenti archeoastronomici siciliani insieme al vicepresidente nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia Alberto Scuderi, con la “alta sorveglianza” del prof. del Politecnico di Milano Giulio Magli e dell’astrofisico dell’Osservatorio di Brera Elio Antonello, Presidente della Società Italiana di Archeoastronomia.

Secondo le ricerche e gli studi del prof. Maurici, il castello ceramese unisce elementi primitivi diversi, ambienti scavati in roccia, varie tracce d’insediamento storiche, sino all’impronta di architettura normanna, chiaramente identificabile. Ma nessuno finora aveva mai fatto caso a dei particolari. I resti del possente baluardo difensivo (apparso glorioso nella famosa battaglia di Cerami tra normanni e saraceni, avvenuta nel 1063) conservano ancora due “semplici aperture di architettura rupestre”.

Così si riteneva sino a pochi giorni fa. Sino a quando l’intelligente e dotto archeologo, prof. Maurici, esaminando più attentamente il sito, non ha potuto appurare che le due aperture nella roccia al castello di Cerami sono in realtà due indicatori astronomici, che distinguono albe e tramonti dei due solstizi e dei due equinozi, che contrassegnano il cambiare delle stagioni.

L’attenta osservazione del cielo e il calcolo preciso dei transiti planetari costituivano, fin dalla più remota antichità, conoscenze fondamentali e utili alle comunità preistoriche per organizzare le attività umane, riti e celebrazioni, per pianificare i lavori, semine e raccolti dei campi.

L’analisi archeoastronomica di un sito archeologico astronomicamente significativo non può prescindere da un’adeguata analisi probabilistica tesa a stabilire il livello di affidabilità dei risultati ottenuti. Questo modo di procedere è stato applicato dal prof. Maurici quando all’alba del 23 settembre scorso, dopo attese, analisi topografiche, misurazioni con azimut magnetici di orientazione, il prof. Maurici ha potuto appurare, con meraviglia di osservatori presenti all’avvenimento, che i due fori ricavati nella roccia del castello sono astronomicamente orientati: uno di tipo solstiziale e una di tipo equinoziale. L’apertura in basso, quella equinoziale, molto più accessibile, al suo interno riflette e segna il sorgere del sole.

Che meraviglia, che spettacolo ! “Il cielo a Cerami –ha detto il prof. Ferdinando Maurici– si sta illuminando d’immenso”.

Non ci resta che attendere i prossimi appuntamenti con il sole per ulteriori e le successive verifiche in coincidenza con il solstizio d’inverno (21 dicembre) e l’equinozio di primavera (fra il 19-21 marzo del 2020).

Carmelo Loibiso

 


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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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