Il Movimento per la Difesa dei Territori, associazione presieduta da Fabio Bruno, ha presentato una formale richiesta di accesso civico all’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna per ottenere tutti i documenti relativi alla contaminazione dell’acqua di rete che ha portato all’ordinanza sindacale n. 57/2025 con la quale è stato vietato l’utilizzo dell’acqua per fini potabili nel territorio comunale.
La decisione del sindaco di Nicosia è scaturita da una comunicazione dell’ASP che ha evidenziato un inquinamento microbiologico dell’acqua di rete distribuita in città, costringendo i cittadini a ricorrere all’acqua in bottiglia per tutti gli usi potabili, dalla cottura dei cibi al consumo diretto.
I costi per cittadini e ambiente
Nella lettera inviata al direttore del Dipartimento di Prevenzione per la Salute dell’ASP, l’associazione evidenzia le pesanti ricadute economiche e ambientali della situazione. “L’utilizzo di acqua in bottiglia per tutti i fini potabili incrementa significativamente i costi per tutti i cittadini e le attività commerciali alimentari”, si legge nel documento.
Particolare preoccupazione viene espressa per i costi aggiuntivi che dovranno sostenere i cittadini più accorti: una volta rientrati i parametri nella norma, molti dovranno procedere allo svuotamento e alla pulizia dei propri serbatoi per lo stoccaggio dell’acqua potabile. Un problema particolarmente sentito a Nicosia, dove la distribuzione idrica non è continua e molte abitazioni sono dotate di cisterne private.
Non mancano le considerazioni ambientali: l’incremento dell’uso di acqua in bottiglia comporta inevitabilmente un aumento significativo dello scarto di plastica, con evidenti ripercussioni sull’ambiente.
Cittadini all’oscuro dei dettagli
MDT denuncia anche la scarsa informazione fornita alla popolazione, che sta generando “parecchio malcontento nella cittadinanza, quasi completamente all’oscuro dei tipi e dei valori dei contaminanti, della durata del periodo di contaminazione e della frequenza di campionamento”.
I cittadini risultano preoccupati non solo per i possibili effetti sulla salute dovuti all’eventuale assunzione di acqua contaminata, ma anche per la generale scarsa qualità del servizio idrico.
La richiesta di trasparenza
Per fare chiarezza sulla situazione, l’associazione ha richiesto l’accesso a una serie di documenti specifici, tra cui:
- Il consuntivo di tutti i dati raccolti da inizio anno nei punti di prelievo del potabilizzatore Siciliacque e del comprensorio di Nicosia (via Murata, via Umberto, via San Giovanni e via Regina Elena)
- Eventuali ulteriori avvisi di inquinamento inviati quest’anno ai Comuni della provincia serviti da acqua proveniente da Ancipa
- Il protocollo di campionamento con metodologia, procedure e responsabilità
- La mappa dei punti di campionamento del bacino idrico
- Le tabelle con i valori massimi tollerabili per tutti i parametri analizzati
- Lo storico dei campionamenti degli ultimi 36 mesi
Possibili azioni legali
Il Movimento per la Difesa dei Territori si riserva di “chiedere una compensazione al gestore e/o al fornitore dell’acqua di rete per tutti gli utenti coinvolti e per la città“, una volta acquisiti tutti gli elementi necessari per valutare responsabilità e danni.
La vicenda coinvolge diversi enti: oltre all’ASP di Enna, sono stati messi in copia della richiesta il Sindaco di Nicosia e il Consorzio ATO N.5 di Enna, evidenziando la complessità della gestione del servizio idrico nel territorio.
L’associazione attende ora risposta dall’ASP per poter fare piena luce sulla situazione e informare correttamente i cittadini nicosiani sui reali rischi per la salute e sulle prospettive di risoluzione del problema.
