Dopo questa emergenza sanitaria, tutto sarà come prima?

Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Riceviamo e divulghiamo un contributo per la nostra rubrica “Al tempo del corona” dal nostro lettore, Santo Spinelli, che lavora in un’azienda sanitaria e desidera condivere alcune considerazioni, in cui, di certo, in molti si identificheranno.

Questo periodo di quarantena, costringendoci ad affrontare una situazione imprevista e mai vissuta prima, isolandoci dal resto del mondo, ci pone in relazione con noi stessi. Avendo molto più tempo per riflettere e pensare, non si può non analizzare in primo luogo la situazione stessa e le carenze che essa ha evidenziato. Come pure viene spontaneo porsi molte domande relativamente al dopo quarantena

Ecco cosa ci scrive il nostro lettore :

<<Non sono convinto, mi auguro di sbagliare.

Brutta bestia questo coronavirus! Siamo stati impreparati a fronteggiare una “catastrofe” epidemiologica di dimensioni bibliche, che si è abbattuta sull’intero pianeta e in particolar modo sulla nostra Nazione.

Noi italiani, che ci vantiamo tanto – e meritatamente – del “Made in Italy”, del geniale intuito creativo in tutti i settori produttivi di manufatti di qualità, tanto ammirati ed apprezzati nel resto del mondo, ci siamo ritrovati sprovvisti di semplici mascherine di protezione, siano esse di tipo chirurgico, e non.

Il perché è sotto gli occhi di tutti: il fatto di demandare la produzione all’estero (non soltanto mascherine, anche se ora in Italia e per necessità, hanno dovuto riconvertire alcune fabbriche al fine di produrle) ma di gran parte di altre produzioni, solo perché nei paesi emergenti o semplicemente più poveri la mano d’opera costi di meno, rende paradossale il fatto che, quando la merce rientrerà in Italia, probabilmente verrà etichettata come prodotto italiano, senza averne effettivamente il valore d’origine.

Il perché potrebbe non essere tutto come prima, ce lo stiamo chiedendo in tanti e per svariati motivi. Forse, perché, la paura scaturita da questa situazione così drammatica e inaspettata, per certi versi e per l’evolversi dei contagi e per le migliaia di morti contati, ci porta a ragionare con maggiore senso di amara responsabilità e di considerare con un’altra finalità l’esistenza stessa di noi tutti su questo pianeta. Tutto si dovrebbe reimpostare con nuovi criteri e numeri maggiori, per consolidare il nostro servizio sanitario, con lo scopo non solo di far fronte a situazioni di emergenza così ampie, come quelle del covid-19, ma anche per l’ordinaria gestione della sanità pubblica.

C’é tanto bisogno di medici negli ospedali, di specialisti, biologi, infermieri, tecnici sanitari e di altre figure professionali a cui va la nostra sentita solidarietà. Grazie a tutti, per l’impegno lavorativo e sociale, pagato anche a costo della vita.

Questa carenza era stata percepita, non solo per conoscenza diretta, in quanto lavoratore di un’azienda sanitaria, ma tutte quelle volte che, le sigle delle organizzazioni di categoria da anni hanno fatto denuncia di richiesta in sede nazionale per rafforzare il numero degli addetti, visti i prepensionamenti normali verificati negli ultimi cinque anni e sia quelli anticipati con la deludente “quota 100”, che ha permesso  e che permetterà ancora a migliaia di dipendenti anche nel settore sanitario, di abbandonare il posto di lavoro (chissà quando verranno rimpiazzati, poi!).

Ora invece, si va alla ricerca di medici, perfino di specializzandi e infermieri, creazioni di nuovi ospedali, servizi di terapie intensive e non si tiene conto dell’elevato incremento del debito pubblico e di una Europa che ci tiene a bacchetta nel riordino dei conti, anche se in questi ultimi giorni, alcuni paesi dell’Unione i più restii a non evadere certi limiti imposti, hanno allentata la loro posizione, finora rigida. È fuor dubbio che per la salute non si dovrebbe badare a quanto la spesa ammonti anche se sostenuta, essendo la prima necessità della nostra esistenza. Sarebbe stato conveniente pensarci prima, anche senza emergenza coronavirus.  Potevamo anche eliminare il “numero chiuso” per l’iscrizione in alcune facoltà universitarie importanti come quella di Medicina e Chirurgia, invece no, non potevamo permettercelo, lo sforamento di un bilancio è una cosa delicata, così come è delicata la situazione sanitaria in cui ci siamo venuti a trovare.

Quest’ultimo mese, abbiamo avuto la possibilità di usare un’arma sociale importantissima in questa lotta epidemica, forse non condivisa da molti cittadini irresponsabili che “vagabondavano” per vari motivi ma “l’isolamento nazionale”, decretato dalle decisioni restrittive e preventive emanate da Governo, Regioni e Sindaci di tutta Italia, in questo periodo, si è dimostrato necessario, considerata  ancora la mancanza di farmaci mirati e destinati a curare altre gravi malattie e in parte a combattere il micidiale covid- 19.

Ora non ci resta che, salvare il salvabile e rilanciare quanto prima – coronavirus permettendo – una nuova idea di organizzazione d’emergenza e speriamo che Dio ci assista ed aiuti tutti coloro che in questo momento necessitano di assistenza vitale. Nella speranza che i ricercatori scientifici, possano definitivamente debellare questo infernale virus con un valido vaccino o con dei farmaci altrettanto efficaci e risolutivi.

Non mi resta che concludere con una frase di Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975 e più volte deputato, tratta da un’intervista di Enzo Biagi sull’andamento dell’Italia di quel periodo e inclusa nel libro Testimoni del tempo (Rizzoli, 1980), alla domanda: chi ha le maggiori responsabilità, Montale risponde: Chi lo sa? …..Non vedo come si potrà tirare avanti, forse si sopravviverà, perché l’Italia non è un piroscafo che affonda, ma ha doti di tenacia e di passività, per cui galleggia, ma male.

Per questo dobbiamo cambiare e in meglio, anche per le migliaia di vittime sacrificate.

Santo Spinelli>>

Ringraziamo Santo Spinelli per il contributo alla nostra rubrica “Al tempo del corona” e invitiamo chi desidera condivere esperienze e considerazioni legate alla quarantena a scriverci all’email direzione@telenicosia.it allegando a Testo/Video anche due fotografie.

#Altempodelcorona

#DistantimaUniti

 


Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Maria Teresa La Via

Maria Teresa La Via, giornalista nata a Nicosia, attuale direttore di TeleNicosia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: