Dpcm, in chat i dubbi del M5S

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Dpcm, in chat i dubbi del M5S


Chiudere alle 18 bar e ristoranti? “Una follia”. Per non parlare della decisione di abbassare le saracinesche di palestre, piscine, teatri e cinema. A puntare il dito contro l’ultimo Dpcm non sono solo i parlamentari delle opposizioni, ma anche le forze della maggioranza. Al netto di Matteo Renzi, che chiede di cambiare il provvedimento, la chat dei deputati M5S – visionata dall’Adnkronos – è segnata da critiche e affondi.


“Siamo dei geni – lamenta una grillino – sui gruppi di palestre e scuole di danza mi hanno chiesto se fosse vero, pensavano fosse un fake“. “La situazione è al di fuori di ogni controllo – mette in guardia una collega – molte categorie sono sul piede di guerra, e con tutta la comprensione che posso metterci, continuo a non capire determinate scelte. Al di là della chiusura di bar e ristoranti, perché affossare ulteriormente il mondo dello spettacolo e dello sport già in ginocchio? Perché chiudere i teatri (simbolo di cultura) se rispettavano rigorosamente le norme, e poi magari consentire l’ingresso nelle chiese? Perché le palestre, che garantivano il giusto distanziamento?“.



“Esatto – fa un eco un deputato – un teatro o un cinema non è diverso da una messa dal punto di vista di un virus”. “Va bene – replica ironica una parlamentare – vorrà dire che avremo a dire ai musicisti di imparare l’Alleluja e farsi assumere dal parroco”. Dalla chat emergono anche i rapporti tesi con i colleghi della maggioranza. Nel mirino, in particolare, il ministro della Cultura e capo delegazione dei Dem al governo, Dario Franceschini, sabato protagonista di un duro scontro col ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. “E’ bene che si dia una svegliata – punta il dito un deputato -. Altro che bonus vacanze. E non dovrà pensare ai Favino&co, ma al mondo del teatro vero e proprio. Agli ultimi”. “Pensa quando ci chiederanno di votarlo Presidente della Repubblica…”, ironizza un altro parlamentare.


“Dove abbiamo sbagliato? – si chiede un deputato – Nel riprendere la nostra vita con le stesse abitudini, poca flessibilità negli orari di ingresso e uscita, poca organizzazione nella sanità territoriale, e la maggior parte di queste responsabilità è delle regioni: vedi opposizioni che boicottavano Immuni, governatori che aizzavano genitori e precari contro Azzolina… La soluzione non è la decurtazione stipendi dirigenti/politici e neanche la precarizzazione degli statali, ma dare certezze: carichi 2mila euro al mese a chi viene penalizzato, sospendi affitti e bollette, ristori i costi sostenuti per la riapertura”.


“Poi per me è da folli dire 7 giorni fa, monitoriamo le palestre per il rispetto dei protocolli – critica un altro parlamentare -. Potevamo evitare 7 giorni di incremento e avere un riscontro dell’efficacia tra una settimana”. Timori poi sulla tenuta sociale del Paese. “Se mettiamo le restrizioni – avanza i dubbi qualcuno – le attività produttive devono avere la certezza che entro un paio di settimane avranno un contributo a fondo perduto, altrimenti le sommosse saranno fatte anche dalle persone più buone di questo paese”.


“Io non sono contraria alla chiusura di questi luoghi – si fa avanti una deputata – ma devono esserci dei dati che giustifichino quelle chiusure. Altrimenti la gente si sente presa in giro e si incazza ancora di più. I mezzi di trasporto restano sovraffollati nelle metropoli, nessun intervento sul fronte sanitario, ma si chiudono le attività fino all’ultimo paesino di 500 abitanti…”. Dubbi anche sul taglio allo stipendio dei politici, oggi rilanciato dal ministro Luigi Di Maio. “Verrebbe presa come l’ennesima azione politico-centrica. Vogliono lavorare, non gli interessa di noi. E chiudere alle 18 non ha veramente senso”. “Come atto di vicinanza ci può stare – replica un altro parlamentare – però a livello economico tagliare stipendi in recessione non è mai una genialata”. (di Ileana Sciarra e Antonio Atte)

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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