Enna, uno spettacolo per ricordare Antonio Giaimo a un anno dalla morte

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Guerrigliero, poeta e cultore della poetica latino-americana, giornalista, innamorato delle donne, di tutte le donne, pigro come un bradipo e capace di visioni improvvise, angelo e demone. A poco più di un anno dalla morte di Antonio Giaimo, un gruppo di amici artisti  e intellettuali hanno ideato e prodotto uno spettacolo a più voci e strumenti per ricordare e tentare di svelarne il profilo autentico e a più facce, che andrà in scena giovedì 28 novembre alle 19 presso il caffè letterario Al Kenisa di Enna, dal titolo “Invece ce la faccio da solo”. La prima scena come un flash si svilupperà alla finestra della sua casa, proprio di fronte al caffè-libreria diretto da Michele Sabatino, il luogo dove Giaimo “soggiornava” quasi ogni sera e dove continuerà la narrazione.

Si tratta di un pot-pourri di materiali eterogenei – versi e testi sparsi, brani da inchieste giornalistiche sui beni culturali, video-interviste, clip fotografiche – assemblati in un corpo omogeneo dal regista Gianluca Sodaro, attore in scena Vito Ubaldini, interviste di Concetto Prestifilippo, musiche di Michele Di Leonardo, direzione artistica Walter Amorelli, con il contributo del video-artista Simone Scarpello e la supervisione di Rino Agnello e Antonio Ortoleva.

Nato a Enna nel 1945, Giaimo ha diviso la sua vita, che si è fermata a 73 anni, tra la Sicilia e il Sud America. Cresciuto al quotidiano L’Ora di Palermo negli “eroici” anni Settanta come cronista e soprattutto come esperto e protettore di beni culturali, archeologici in particolare – aggrediti da tombaroli e palazzinari – si trasferì con un contratto all’Ansa di Montevideo dopo aver conosciuto una turista uruguyana che in seguito sposò e gli diede due figli, Gianpaolo, oggi musicista, e Mariangela, ricercatrice all’Università Cattolica di Montevideo. Lì venne a contatto con circoli di poeti e con ambienti della sinistra rivoluzionaria ancora in epoca di dittatura. Seguì le vicende della P2 di Licio Gelli che proprio a Montevideo si era rifugiato, indagò sull’archivio segreto del Venerabile, che fu al centro delle peggiori trame oscure in Italia, e sul suo leggendario tesoro miliardario. Sul tema divenne un esperto e spesso veniva chiamato a collaborare dai colleghi italiani inviati in Uruguay.
Dopo 14 anni rientrò in Italia, a Palermo, assunto al Giornale di Sicilia, impegnato nella redazione delle province. Rimase sempre legato alla sua città natale, aprendo la strada verso il giornalismo a una bella pattuglia di giovani cronisti e corrispondenti ennesi. In pensione, si ritirò a Enna dove animò un blog dedicato alla poesia latino-americana e intestato a Xavier Heraud, il poeta guerrigliero peruviano ucciso dalle milizie paramilitari a 21 anni.

Amico di personaggi mitici come Umberto Eco ed Enzo Sellerio, irascibile e tenerone, Giaimo era uno spregiudicato affabulatore, ti poteva tenere infilzato per ore ai suoi discorsi senza fine e non temeva di esternare in pubblico verità o solo intuizioni crude e imbarazzanti, con un misto di ingenuità da bambino impertinente e di diabolico scrutatore di uomini e donne che corteggiava con fogli volanti di poesie in fotocopia. Restò indelebile il commento di un amico intellettuale che così dipinse questo moderno “flaneur”: “Tutti siamo un po’ Giaimo, ma solo lui ha il coraggio di esserlo sino in fondo”.

 


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