Ex Ilva, ArcelorMittal si difende

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Ex Ilva, ArcelorMittal si difende


Sono “molteplici” le affermazioni “erronee e gratuitamente offensive” contenute nella memoria dei Commissari dell’Ilva As “in relazione, fra l’altro, alla nota vicenda di Afo2 e a inesistenti inadempimenti o condotte illecite di A.Mittal”. Prendono avvio così le 60 pagine della memoria difensiva depositata ieri sera dagli avvocati della multinazionale dell’acciaio con cui il gruppo replica ai Commissari straordinari nella memoria presentata da Ilva As il 20 gennaio scorso al Tribunale di Milano.


“Lungi dal mistificare la realtà, A.Mittal si è limitata a descrivere in maniera oggettiva la grave situazione“, soprattutto quella relativa ad Afo2 ed è “altresì infondato affermare che non si sarebbe ‘mai attivata, né avrebbe in alcun modo cooperato con Ilva al fine di operare gli impianti in adempimento delle Prescrizioni'”. Anzi, si legge ancora nella memoria difensiva, “pur nei limiti dei rispettivi ruoli e responsabilità, AM ha sempre confermato la piena disponibilità a fornire la collaborazione richiesta dalle ricorrenti”. “Fra l’altro, AM ha diligentemente collaborato con Ilva formulando proprie soluzioni tecniche, nominando un apposito referente nonché fornendo tutte le informazioni e la documentazione richieste”, si legge ancora.



“AM – continua la memoria difensiva – non ha affatto depredato il magazzino per restituire un impianto privo delle materie prime necessarie ad assicurare la continuità produttiva. AM ha anche fornito un quadro di consistenza del Magazzino veritiero ed esaustivo, concernente le quantità complessive di materie prime in giacenza al 31 ottobre 2019″. “AM non ha mai detto che, nel momento in cui è legittimamente receduta dal Contratto, il ‘deposito di materie prime […] era sostanzialmente quasi vuoto'”, prosegue la memoria che accusa i Commissari di aver “travisato” il paragrafo della memoria del 16 dicembre 2019.


E ancora: “È smentito dai fatti il ‘processo di progressiva dismissione’ suggestivamente descritto dalle ricorrenti. Al contrario, A.M ha adeguato la gestione dei propri impianti alla crescente concorrenza, alla ridotta domanda di acciaio in Europa e alla relativa sovraccapacità produttiva globale sulla base di una razionale scelta gestoria compiuta da imprese di acciaio in tutta Europa”. La difesa arriva al termine della ricostruzione puntigliosa di tutte le accuse girate ad ArcelorMittal circa la chiusura di altri centri siderurgici in Europa messe in relazione al dossier Taranto. “Ancora più incoerenti e diffamatorie sono le affermazioni avversarie sulle inquietanti e sinistre analogie con la storia di altri centri siderurgici gestiti dal gruppo AM in Europa”, si legge nella memoria che rispedisce al mittente anche le accuse di “capitalismo d’assalto” formulate da Ilva As.


Per quanto riguarda il centro siderurgico di Liegi, “prima che arrivasse AM era un nugolo di impianti dislocati nell’entroterra del Belgio, caratterizzato da costi fissi fino al 100% più elevati della media, bassa produttività 104 e costanti scontri con i sindacati”. Il suo ridimensionamento fu dovuto “alla generale crisi economica nel 2008 e dell’ulteriore aggravamento nel 2011 della crisi verificatasi nel mercato europeo dell’acciaio”, scrivono ancora gli avvocati di AM che respingono anche le accuse relative alla chiusura del polo siderurgico in Romania. “Non è vero che gli stabilimenti del gruppo AM in Romania sono stati ormai completamente ed irreversibilmente dismessi”: l’attività di tali stabilimenti “è stata sospesa soltanto temporaneamente” e i 640 dipendenti “sono in aspettativa tecnica dal 1° dicembre 2019 a causa degli elevati costi energetici e della bassa domanda di mercato”.


Per il gruppo “è paradossale che, invece di chiedere un sequestro o pretendere la restituzione degli impianti, le ricorrenti insistano affinché AM sia obbligata a continuare a eseguire il Contratto nonostante la ritengano inidonea a svolgere la relativa attività industriale e a preservare l’impresa a causa dei molteplici (inesistenti) inadempimenti che le hanno attribuito anche nella memoria difensiva”. Infatti, si legge ancora, con la minacciosa richiesta “di un’inammissibile” penalità di mora “dall’iperbolico importo di 1 miliardo di euro, le ricorrenti pretendono che sia ordinato ad AM di eseguire il Contratto (incluse le prestazioni relative all’attuazione del Piano Ambientale) e di gestire un impianto gravemente deficitario, così esponendosi a seri rischi di responsabilità anche penale in conseguenza dell’eliminazione della Protezione Legale”. E tutto questo, conclude AM perché Ilva “si dichiara improvvisamente ‘inidonea’ a riprendere la gestione dello stabilimento e a portare a termine il Piano Industriale ed Ambientale”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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