Film di genere e film a tema, le ultime novità del cinema

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Nel corso della sua storia il cinema ha di volta in volta prediletto generi e temi: l’era del Western era quella del Secondo dopoguerra, così come quella dei film storici, in cui rientra il sottogenere dei film di guerra. Del resto era un periodo in cui la storia era entrata con forza nella vita delle persone, segnandone il destino.

Alcuni temi hanno poi nel tempo definito, se non proprio un genere, almeno un’estetica, come i gangster movie, che hanno spopolato dagli anni Settanta ai primi Novanta; o come i film sul mondo dei Casinò e sul gioco d’azzardo, il cui apice del successo è stato registrato probabilmente con la Ocean’s saga.

Insomma, ogni tema che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio nella produzione cinematografica, ha finito per delineare anche particolari schemi stilistici, in grado di renderli subito riconoscibili, non solo ai critici di professione.

Oggi c’è un tema, in particolare, che sembra emergere, se pur in maniera disomogenea per quanto riguarda la forma, in modo sempre più evidente. Si tratta di film che spaziano tra generi diversi, dimostrando in questo modo come lo stesso tema possa essere rappresentato attraverso filtri stilistici anche molto distanti tra loro. Il tema di cui stiamo parlando è quello della ricchezza, più precisamente quello della super-ricchezza, e in molti casi dell’abissale divario economico che esiste tra i membri di questa ristrettissima classe e il macro-insieme che per semplicità definiremo delle persone normali.

Ciò che accomuna lo svolgimento filmico del tema spesso è un netto rifiuto per la forma realistica: da un tema sociale ed economico di questo tipo potremmo aspettarci il filtro del realismo come lente per rappresentare la verità che si nasconde all’interno questo mondo, per effettuare la ricostruzione della nascita di questa classe e di come dall’enorme potere economico derivi quello di influenzare la politica, o, ancora, per mostrare quali siano i legami che questi super ricchi hanno tessuto globalmente per mantenere e rafforzare la propria posizione di dominio.

Potremmo aspettarci che il tema venga trattato anche attraverso il film-inchiesta, quello che ha rappresentato i grandi drammi e intrighi di potere della storia americana, ad esempio, dal celebre JFK – Un caso ancora aperto (1991) di Oliver Stone, fino al recente Snowden (2016).

Il tema della super ricchezza, invece, entra nella produzione cinematografica recente nei modi più disparati, ma soprattutto inaspettati. Al posto della cornice realistica o da film d’inchiesta che ci aspetteremmo, infatti, troviamo talvolta filtri comici, ancora più spesso grotteschi, talvolta al contrario, claustrofobicamente distopici, infine quelli tipici del noir umoristico, anch’esso piegato a toni apertamente grotteschi.

Glass Onion, un film leggero e straniante allo stesso tempo

Per quanto riguarda quest’ultimo caso, un esempio recente è il secondo capitolo della saga noir Knives Out, Glass Onion (2022). Il misterioso delitto su cui verrà chiamato a indagare il celebre detective privato Benoit Blanc (Daniel Craig) si svolge proprio nella faraonica magione presso cui l’egocentrico multimiliardario Miles Brone (Edward Norton) ha deciso di dare un party super-esclusivo. Nella lista degli invitati figurano infatti politici, personaggi dello spettacolo e scienziati, ognuno dei quali risulta essere coinvolto direttamente con l’azienda del facoltoso industriale.

Il giallo a enigma è il motore della trama, che si snoda quasi completamente sull’isola privata del magnate – la quale ricorda, anche per prossimità cronologica degli eventi, quella legata al controverso caso Epstein – ma soprattutto è la chiave per osservare da vicino una schiera di personaggi nevrotici, narcisisti, al limite del patologico, viziati e viziosi, il cui ritratto che ne risulta è decisamente nei toni del grottesco.

Il distacco ironico del detective costituisce ovviamente la prospettiva dalla quale si invita lo spettatore a guardare, ma c’è di più. La derisione di ricchi e potenti, descritti come incapaci e narcisisti, come una sorta di bambini viziati troppo cresciuti, inetti e non certamente sottilissimi nell’intelletto, rientra in un meccanismo di critica sociale già ampiamente percorso, non solo dal cinema, ma anche da letteratura e persino da molte riviste umoristiche di Otto e Novecento, ma si potrebbe fare un passo ulteriore.

Forse non risulta inutile scomodare un grande e spesso incompreso romanziere italiano, Carlo Emilio Gadda, che del mondo, nei suoi racconti e romanzi, ha offerto una descrizione barocca e grottesca, non per semplice vezzo artistico, ma perché ad essere barocca e grottesca è proprio la realtà. Il filtro estetico non seguirebbe quindi aprioristiche scelte stilistiche, ma sarebbe lo strumento conoscitivo per riprodurre il mondo reale, più vero di ogni tentativo realistico.

Con la consapevolezza che stiamo trasportando un frammento di dichiarazioni di poetica di uno scrittore del Novecento, per provare a interpretare alcuni esiti recenti del cinema pop di Hollywood, possiamo tuttavia provare a far fruttare questo ardita similitudine e pensare che forse ci troviamo in un caso simile.

Le ricchezze accumulate da magnati dell’industria ed ereditieri nelle ultime tre decadi hanno raggiunto cifre semplicemente incommensurabili (Elon Musk potrebbe diventare il primo “trilionario” della storia; se non fosse chiaro a qualcuno significa una persona il cui patrimonio ammonta a 1000 miliardi), da cui derivano non soltanto possibilità di investimento senza precedenti, ma anche il potere di influenzare in modo rilevante le scelte politiche dei paesi su scala globale.

Il sostegno ideologico che consente l’accettazione di questi accumuli immani di ricchezze e del conseguente divario economico con tutto il resto degli abitanti del pianeta, era in qualche modo garantito dal concetto di meritocrazia, che sta fortunatamente collassando sotto i colpi della realtà, processo del resto cui contribuiscono molte dichiarazioni e uscite pubbliche infelici proprio di questi personaggi.

Ecco allora che per descrivere una realtà di questo tipo, sostenuta da una sorta di allucinazione collettiva, il filtro migliore non può essere che il grottesco: un grottesco che oltretutto lascia poco spazio all’ironia nel senso più puro, poco o nulla anche al riso liberatorio, ma finisce per produrre un effetto straniante sullo spettatore che forse non è che la momentanea presa di coscienza delle grottesche contraddizioni in cui viviamo oggi.

 


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