Governo Draghi, parte la giostra dei numeri  

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ARTICOLO PUBBLICATO IL 4 Febbraio 2021


Gli equilibri dei Gruppi di Senato e Camera dopo che l’ex presidente Bce ha accettato – con riserva – l’incarico conferito da Mattarella

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Fotogramma /Ipa
(Adnkronos)

Un “governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”, ha chiesto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di conferire l’incarico a Mario Draghi. Ma è evidente che l’ex governatore della Bce dovrà utilizzare anche la calcolatrice per capire se il suo tentativo andrà a buon fine, per valutare gli equilibri e il peso delle forze politiche e dei Gruppi parlamentari che eventualmente decideranno di sostenere il suo tentativo.


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In un certo senso si torna al 2018, quando Mattarella affidò ai presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, il compito di verificare la possibilità, rispettivamente, di maggioranze centrodestra-M5S e Pd-M5S, visto che centrodestra e M5S sono appunto le forze con più peso in Parlamento. Anche se di fronte ad un governo Draghi potrebbero dover fare i conti con divisioni interne. Senza dimenticare che dal 2018 ad oggi anche quei numeri sono cambiati e sono nate nuove forze, in primis Italia viva.

Anche se risulta prematuro immaginare come possa essere formata una maggioranza a sostegno di Draghi, al Senato il centrodestra, dispone di 136 voti (63 della Lega, 51 di Forza Italia, 19 di Fratelli d’Italia, 3 di Idea-Cambiamo). Ammesso e non concesso che la Lega dica sì, sottraendo i 19 di Fdi, si scenderebbe a 117. Immaginando i sì dei senatori a vita Mario Monti e Liliana Segre, della senatrice Sandra Lonardo, i 7 consensi delle Autonomie (le condizioni di salute non permettono al Presidente emerito Giorgio Napolitano di essere presente in Aula), i 18 di Italia viva, i 2 di Più Europa, i 10 di Europeisti si arriverebbe a 157, un voto in più rispetto a quelli ottenuti da Giuseppe Conte il 19 gennaio scorso. Se si aggiungessero i 35 senatori del Pd si arriverebbe abbondantemente alla maggioranza (192), ancor di più se giungessero anche tutti i 92 sì del Movimento 5 stelle (284).

Per completare il plenum occorre considerare i 6 componenti di Leu, i senatori del Misto ex M5S Lello Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Tiziana Drago, Mario Giarrusso, Carlo Martelli, Marinella Pacifico, Gianluigi Paragone, il senatore Sandro Ruotolo e i senatori a vita Carlo Rubbia e Renzo Piano.

Alla Camera il centrodestra parte da 265 voti (Lega 131, Forza Italia 91, Fratelli d’Italia 33, Noi con l’Italia, Usei, Cambiamo, Alleanza di centro 10), 266 se si considera anche Vittorio Sgarbi. Senza Fdi si scende quindi a 233. Con i 28 deputati di Italia viva, i 15 di Centro democratico, i 4 di Azione-Più Europa-Radicali italiani, i 4 del Maie e i 4 delle Minoranze linguistiche si arriverebbe a 288.

Aggiungendo il Gruppo del Pd, 93 componenti, il governo avrebbe la maggioranza ampiamente, 381, che salirebbe a 570 con i 189 voti del Movimento 5 stelle. Resterebbero da conteggiare i 12 deputati di Leu e i 13 deputati del Misto non iscritti ad alcuna componente.

E’ evidente che si tratta di calcoli puramente matematici e che non tengono conto di eventuali scelte diverse all’interno dei singoli Gruppi. Ma soprattutto la nascita di un governo come quello presieduto da Mario Draghi non potrebbe certo basarsi su pure somme di Gruppi e parlamentari, ma su scelte politiche dei singoli partiti, destinate ad incidere anche sul loro profilo futuro.



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