Grillo pro ‘rete unica’, per Open Fiber male informato

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Grillo pro 'rete unica', per Open Fiber male informato


(di Laura Valentini)


Arrivare a una rete unica in fibra che garantisca investimenti e supporto alle imprese, evitando costose duplicazioni delle infrastrutture: l’obiettivo che il mondo istituzionale indica da tempo adesso, anche in seguito all’emergenza innestata dalla crisi del coronavirus (e la richiesta di connettività legata a lavoro e scuola) torna d’attualità anche sulla scorta dell”apertura’ del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che commenta così le parole di Beppe Grillo: “l’idea di Grillo è una buona idea ed è una delle modalità che potrebbero essere sperimentate” dice senza entrare nel merito di quanto scritto in tema di percentuali per un intervento della Cassa Depositi e Prestiti dal fondatore del M5S.



Grillo ha ribadito la necessità di una rete unica osservando che Open Fiber (società partecipata da Cdp e Enel) ha ‘fallito’ nella mission di portare la fibra sul territorio e quindi occorre “fare entrare Cdp in Tim con un’ulteriore cifra del capitale che deve essere pari a quella di Bolloré (circa il 25%)”. Del resto “le azioni Tim sono ai minimi storici (circa 0,7)”, scrive il fondatore del M5S. La replica di Open Fiber è che Grillo “è stato male informato. Se davvero si trattasse di un progetto fallimentare, Open Fiber non incasserebbe una dietro l’altra partnership di peso con soggetti di grandissimo livello”.


Senza contare che “le azioni di Tim non valgono oggi 0,7 euro ad azione, bensì circa 0,38 euro mentre scriviamo questa nota. Una società che, come risulta dai bilanci, è gravata – scrive Open Fiber – da un pesante indebitamento è in grado di fare gli investimenti che servono al Paese?”.


Nessuna replica da Tim anche se oggi l’amministratore delegato del gruppo Luigi Gubitosi, vicepresidente di Confindustria con la delega al digitale era tornato a ribattere sul ritardo italiano nella banda ultralarga. “L’emergenza sanitaria ci ha fatto notare ancora di più alcune criticità storiche come la mancata chiusura del digital divide, con un paese che ancora si divide tra chi ha accesso alla rete e chi no, in particolare nelle aree bianche”, cioè le aree a fallimento di mercato dove Open Fiber si è aggiudicata i bandi di Infratel per la posa della fibra.


Il rapporto europeo sulla digitalizzazione, il Desi, ha messo da poco nero su bianco che “l’Italia è molto avanti sul fronte del 5G, ma è in ritardo in termini di diffusione delle reti ad altissima capacità (Vhcn – Very High Capacity Networks)”. Tanto che l’amministratore delegato di Infratel Italia, società in-house del Mise, Marco Bellezza, aveva commentato che “l’entità dell’intervento pubblico messo in campo in questi anni ed affidato alla concessionaria Open Fiber avrebbe dovuto condurre a risultati ben diversi”.


Tuttavia le lentezze legate al rilascio delle autorizzazioni per gli scavi sembrano in via di risoluzione tanto che Open Fiber annuncia che alla fine del 2022 il 92% delle Unità immobiliari previste dal grande piano Bul Banda ultralarga sarà connesso, con una coda nel 2023 per l’8% delle Unità Immobiliari residue.


Intanto sembra fermo il dialogo che era stato avviato prima dai manager e in seguito tra gli azionisti di Open Fiber da una parte e di Tim, dall’altra per arrivare a un’unica infrastruttura.


La novità più rilevante per ora riguarda l’offerta che una settimana fa il fondo infrastrutturale australiano Macquarie ha depositato sul tavolo di Enel per acquisire,”in tutto o in parte” il 50% del capitale di Open Fiber posseduto dal gruppo elettrico.


L’altro 50% della società fa capo a Cdp che possiede anche il 9,9% del capitale di Telecom Italia, il secondo socio dopo la francese Vivendi (al 23,9%). E che ora Grillo vorrebbe vedere crescere nel capitale dell’ex monopolista. Con Cdp quale socio di peso e ‘garante’ della neutralità della rete (che dovrebbe garantire la ‘terzietà’ agli altri operatori) molti ostacoli anche di governance potrebbero essere superati.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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