I dieci giorni di anarchia tra lo sbarco degli anglo-americani e il loro arrivo a Enna il 20 luglio 1943

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Lo sbarco delle truppe Anglo-Americane avvenuto sulle coste meridionali della Sicilia all’alba del 10 luglio 1943 e l’ingresso di un contingente di truppe americane nella città di Enna il 20 luglio del 1943, sembrò essere per gli ennesi la fine degli stenti patiti sin dall’inizio dell’entrata in guerra dell’Italia.

Da subito il Comando alleato azzerò tutto l’apparato amministrativo e militare esistente nel territorio, sostituendolo con una propria organizzazione di governo locale, l’AMGOT (Amministrazione militare alleata dei territori occupati). Fissò, tra l’altro, le nuove regole per l’approvvigionamento e la distribuzione delle derrate alimentari. Il razionamento istituito dal governo fascista nel 1941 quindi continuò per parecchi mesi ancora.

La completa anarchia, verificatasi in città in quei giorni a seguito dell’abbandono delle caserme delle truppe italo-tedesche di stanza a Enna e l’arrivo degli americani, fu la conseguenza degli assalti ai magazzini della “Colombaia” e a quelli della “Provvida” da parte dei cittadini e ciò indusse il Comando militare di occupazione a stabilire regole tassative in materia.

Con un manifesto, a firma del maggiore comandante Ronnel Todd, affisso in città, vennero confermate le disposizioni a suo tempo emanate dal governo fascista per il rilascio della tessera annonaria, che ogni capo famiglia e suoi familiari dovevano possedere. Si trattava di un foglio nominativo a quattro facciate dove a determinate caselle corrispondeva la possibilità di un prelievo settimanale di una certa quantità di farina, di zucchero, di burro o strutto, ecc. Ad ogni ritiro, nell’apposito spazio, veniva apposto un timbro. Succedeva che chi perdeva un proprio congiunto non poteva seppellirlo se prima non consegnava la tessera alimentare del morto all’ufficio competente.

Oltre alla tessera annonaria esisteva, in quegli anni di guerra, la tessera di macinazione. Serviva ai contadini per recarsi nei mulini a macinare quel poco frumento necessario per il sostentamento della propria famiglia. Pene severissime furono emanate dal 1941 in poi per i contadini e i produttori di grano. Chi non consegnava all’ammasso fino all’ultimo chicco di grano prodotto, incorreva nei rigori della legge.

Dalla cronaca del tempo, nel quotidiano locale “Il Solco” si legge che un calascibettese venne trovato in flagranza di reato mentre si accingeva a prendere il treno alla stazione di Enna per andare a contrabbandare a Villarosa un sacco di farina. Venne arrestato e condannato per direttissima a cinque giorni di carcere.

Uno spaccato di quei tempi: di lutti (tante furono le vittime civili dovute ai 5 giorni di bombardamenti, dal 9 al 13 luglio, delle truppe alleate con le “fortezze volanti”), di privazioni di ogni genere e, soprattutto, di fame, lo troviamo in un volumetto scritto da Nino Savarese dal titolo “Cronachetta siciliana dell’estate del 1943”. Si tratta del “diario” di quei giorni di guerra tra le forze militari in campo che il Savarese visse nella sua tenuta di “San Benedetto” (una contrada agricola tra Enna e Leonforte), un punto d’osservazione “ristretto”, raccontato con dovizia di particolari, ricco di avvenimenti, di fatti e circostanze accaduti nella tranquilla cittadina di Enna, che non aveva ricordi bellici a memoria d’uomo.

Salvatore Presti

[Articolo pubblicato il 20/07/2008 sulle pagine della cronaca di Enna del Giornale di Sicilia col titolo “Lutti, fame e bombardamenti, il ricordo è vivo: sessantacinque anni fa il ritorno alla libertà”, è stato inoltre inserito nel libro dello stesso autore dal titolo “ENNA- Il Filo della Memoria” edito da NovaGraf, Assoro, 2013, disponibile nelle librerie della città al prezzo di euro 18,00 per 240 pp.]

 


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