Il castello di Cerami e suoi dintorni, Beni di pregio storico-ambientali tutelati dalla Soprintendenza

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Costantemente snobbato e ancorché tristemente deteriorato sotto i colpi del tempo e dell’incuria, il complesso monumentale dell’antico castello di Cerami ha finalmente riacquistato il suo valore di “bene” storico, archeologico, etnoantropologico, paesaggistico e monumentale, ben potendo, ora, il manufatto godere di specifica tutela.

L’interesse, motivato dalla necessità di conservare i caratteri peculiari della cornice paesaggistica e ambientale entro la quale si erge l’antica roccaforte ceramese, ha spinto la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Enna ad avviare prescrittive imposizioni di tutela e di vincolo attorno all’intero complesso architettonico.

La storia dell’imponente “castrum”, sinonimo di “luogo fortificato”, svettante sull’agglomerato urbano, si perde nella notte dei tempi, frammista al lontano passato della ridente cittadina di Cerami (in greco “Keramos”) oasi di natura incastonata nello splendido paesaggio verdeggiante dei monti Nebrodi.

Della struttura originaria del castello rimane ben poco. Tracce superstiti fanno intuire la preesistenza di fortificazioni greco-romano-arabe.

Il susseguirsi qua e là di ingrottati scavati nella roccia, hanno perfino fatto supporre allo storiografo Giovanni Paternò, di un insediamento abitato dai primi Sicani (XIII sec.a.c.).

A 1.100 Mt. slm, giganteggia e affascina la maestosità dell’imponente fortilizio che l’usura del tempo e le intemperie si sono “divertite” a sagomare a mo’ di leone accovacciato, probabilmente per incutere un certo timore in chi, nei secoli passati, da fondovalle si fosse avvicinato al paese.

Dal culmine della roccaforte era, infatti, possibile sorvegliare il territorio e avvistare già in lontananza il muoversi dei nemici.

La ciclopica fortezza fu un caposaldo strategico nella determinante e celebre battaglia (1063), vinta dai Normanni contro i Saraceni, che diede avvio alla liberazione della Sicilia dal predominio islamico. Parte del bottino di guerra insieme a quattro cammelli furono inviati al Papa Alessandro, che a sua volta ricambiò donando ai militi normanni uno stendardo riproducente l’immagine della Madonna, in seguito detta “Delle Vittorie”, conservata oggi nella cattedrale di Piazza Armerina.

Con i vari passaggi da Serlone (il coraggioso cavaliere dei Normanni), ad Arisgotto di Pozzuoli a Francesco Ventimiglia, conte di Geraci, e il susseguirsi delle varie famiglie feudali il castello venne più volte modificato ed ampliato nel corso dei secoli. Sotto la famiglia dei Principi Russo-Rosso, che fino all’abolizione della feudalità amministrarono i possedimenti di Cerami, l’antico maniero assunse l’aspetto di palazzo signorile fornito di portali in pietra, magnifiche stanze e sale, edifici di servizio, una cappella dedicata a S. Giorgio, riccamente decorata e dipinta.

Purtroppo, della struttura oggi si possono ammirare i pochissimi ruderi, persino imbruttiti dalla costruzione di un serbatoio idrico comunale. Motivo della scomparsa della struttura architettonica deve ricercarsi nell’incuria, nel progressivo incontrollato smantellamento delle parti utilizzabili (pietre, arcate, portali, ecc.), nonché nelle operazioni e nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Lo stato di degrado non ha impedito alla Soprintendenza di Enna di adottare la dichiarazione di interesse storico, archeologico o etnoantropologico dell’antico fortilizio ceramese.

Sia per i valori che ancora presenta, “sia per evitare che ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e decoro”, la Soprintendenza con sensibilità culturale ne ha prescritto il vincolo di tutela, e con esso anche il contesto naturalistico ambientale che lo circonda.

Circostanza questa che rifocilla ulteriormente l’amore per il bello da proteggere e valorizzare, affinché anche le future generazioni possano scoprire l’esistenza di memorie storiche, di una cultura, presupposti di sviluppo economico, turistico e sociale.

Carmelo Loibiso

 


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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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