Il Comitato Senz’AcquaEnna risponde all’on. Stefania Marino

Comitato SenzAcqua Enna 1
Condividi l'articolo su:

Pubblichiamo la risposta del Comitato Senz’AcquaEnna, alle dichiarazioni dell’On. Maria Stefania Marino e rimaniamo in attesa di conoscere le opinioni degli altri politici che rappresentano il territorio ennese.

“Onorevole Marino,

le Sue parole, seppur velate, suonano come un ingiusto attacco al presidente del Comitato cittadino, colpevole soltanto di aver compiuto un gesto simbolico – lo strappo della bolletta – per richiamare l’attenzione su una questione che da anni grava pesantemente su famiglie e imprese.

Se oggi se ne parla è solo perché il Comitato ha alzato la voce, ha dato rappresentanza al disagio e ha portato alla luce un problema che la politica ha sempre fatto finta di non vedere.

Vorremmo ricordare che il Comitato non si è limitato a manifestazioni dimostrative: ha presentato due esposti in Procura e promosso una class action che coinvolge centinaia di cittadini. Si tratta di un’azione concreta e documentata, nata dal bisogno disperato di chi è stato abbandonato, non da un colpo di teatro. E sì, forse proprio quel gesto di strappare le bollette in piazza – che a qualcuno fa comodo ridicolizzare – ha acceso i riflettori e costretto chi fino a ieri taceva a muoversi.

Il problema non è la propaganda: parliamo di un rapporto contrattuale ben definito tra cittadini e Acquaenna, su cui continuiamo a chiedere chiarezza. Così come resta imprescindibile un chiarimento sul ruolo e sulle responsabilità dell’ATI, l’assemblea dei sindaci, che non può sottrarsi ai propri doveri.

È poi davvero singolare che l’onorevole arrivi ad attaccare i legali del Comitato, affermando che il contratto non si possa rescindere o che la convenzione sia “inespugnabile”, sostenendo che fior di avvocati dovrebbero saperlo. Questa posizione appare non solo ingiustificata, ma giuridicamente inesatta. Nessun contratto può considerarsi inespugnabile di fronte a disservizi sistematici, violazioni degli obblighi contrattuali o mancata erogazione del servizio pubblico essenziale.

Proprio su questo tema, va ricordato che è in atto un procedimento penale, con un rinvio a giudizio per reati ambientali e violazioni contrattuali. 

Per anni avete nascosto questa vergogna sotto il tappeto, evitando di assumervi responsabilità. Ora vi riempite la bocca di proposte e contributi “fattibili”, ma i cittadini di Enna e provincia non si accontenteranno più di promesse: pretendono risposte immediate, trasparenza e soluzioni reali, nel caso de quo non tratta solo di calmierare il prezzo, ma di garantire alla comunità cittadina un servizio pubblico avente ad oggetto due beni primari: 

1) l’accesso all’acqua potabile;

2) la salute delle persone che, le ricordo, essere un diritto costituzionalmente garantito e costantemente violato dal gestore e annessi Enti per distribuzione acqua non conforme agli standard previsti da legge. 

A ciò si aggiunga che il profilarsi di responsabilità civili e penali si sta sempre più delineando e prendere le difese del gestore, del quale la vostra fazione politica è la prima ad essere inadempiente, risulta oltremodo pretestuoso e privo di fondamento per un diritto primario come l’acqua. Le nostre azioni sono di buon senso e finalizzate alla tutela della salute pubblica. Non siamo interessati a poltrone, come accade nel ceto politico, ovvero a vil denaro. Ad oggi la situazione è estremamente critica e grave e siamo a conoscenza che la politica non è mai a favore dei cittadini. Se fossimo stati in Francia, ovvero in qualsiasi paese definibile realmente civile e democratico, la situazione si sarebbe già risolta da parecchio tempo con lo stralcio del contratto/convenzione vigente.

La invito altresì ad astenersi da valutazioni legali di cui non ne è minimamente a conoscenza. I nostri legali sono gli unici ad occuparsi della vicenda sulla quale c’è il massimo riserbo.

A chiosa finale, come riportato  da altri organi di informazione , apprendiamo che il PD non paga le utenze dell’acqua da parecchi anni: forse voleva suggerire di fare come voi?”



Condividi l'articolo su: