Il lavoro al tempo del coronavirus, ecco l’esperienza di un avvocato nicosiano

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In questi tempi di emergenza dettata dal coronavirus sono cambiate molte delle nostre più tradizionali abitudini di vita.

Gli alunni delle diverse scuole giorno dopo giorno sempre più accettano la realtà di non essere in vacanza e di dover attenersi alla nuova didattica, comprendendo come, oltre che compagno di giochi, un pc possa essere anche un valido strumento di studio e, dal loro canto,  i cittadini lavoratori, ove possibile,  si stanno organizzando per continuare a lavorare da casa.

Oggi, un noto avvocato nicosiano ha scritto alla nostra redazione e noi vi giriamo integralmente il suo contributo,  che non racconta solamente la fatica di adottare la nuova modalità lavorativa, ma anche e sopratutto esprime la surreale apocalittica realtà della nostra Nicosia, deserta e silenziosa.

<<Buondì TeleNicosia, plaudo alla vostra iniziativa “Al tempo del Corona”.

Sono Salvatore Timpanaro, titolare dello studio legale “Timpanaro & Partners”.

Sin dal 4 marzo scorso, con le mie Colleghe di studio (Lucia Mirabella, Daniela Zito ed Arianna Pagliazzo) abbiamo deciso di adottare il sistema dello “Smart Working“, in pratica il lavoro a casa.

Nel corso di una riunione – che certo non dimenticheremo facilmente – abbiamo controllato le scadenze, ci siamo divisi i fascicoli per portarli a casa, abbiamo svolto le ultime incombenze. Avevamo programmato una turnazione nello studio per ricevere i clienti, per eventuali urgenze.

L’aggravarsi della situazione epidemiologica ed i provvedimenti delle autorità sanitarie ci hanno, infine, indotto ad adottare un regime di assoluto rigore. Andiamo allo studio uno alla volta, solo per fare qualche invio telematico o per prelevare qualche fascicolo.

Lavoro a casa nel mio studio privato che – come sanno i miei Colleghi – mi piace chiamare “pensatoio”.

Quando – quasi furtivamente – vado allo studio dove regna un silenzio spettrale, come in tutta la città – mi aggiro tra fascicoli accatastati, pagine di agenda sbarrate; io, avvocato cassazionista, “con i miei cordoni dorati”, finito nelle retrovie, vado alla ricerca di pratiche che non trovo, cerco di fare maldestramente qualche fotocopia. La mia fidata segretaria non c’è.

La mia toga è appesa all’attaccapanni. Mi mancano le udienze, mi manca il clamore del Tribunale (quello che noi chiamiamo “strepitus fori“), mi mancano anche i contatti con i clienti. Chissà quando torneremo a celebrare processi.

Domenica, mentre mi trovavo nello studio deserto, i carabinieri mi hanno informato di aver fermato un mio cliente in giro senza aver addotto una valida giustificazione e di averlo, pertanto, denunciato per violazione dell’articolo 650 del codice penale.

In cuor mio pensavo: “avete fatto bene !” (Ragionavo da cittadino rispettoso delle disposizioni dell’autorità e non da azzeccagarbugli).

RESTIAMO A CASA. Ce lo chiede il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ce lo chiede prima il nostro senso civico.>>

#DistantiMaUniti

#AlTempoDelCorona

 

Ringraziamo l’avvocato Salvatore Timpanaro per questo contributo alla Rubrica “Al tempo del corona” e vi ricordiamo che per offrire il vostro contributo basta scrivere all’email direzione@telenicosia.it spedendoci testo e/o video e allegando due foto.

 

 

 


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Maria Teresa La Via

Maria Teresa La Via, giornalista nata a Nicosia, attuale direttore di TeleNicosia

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