Il taglio dei parlamentari ora è legge

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Con 533 voti favorevoli (14 i voti contrari e 2 gli astenuti) è stato approvato, negli scorsi giorni, il disegno di legge che andrà a tagliare il numero dei parlamentari presenti a Palazzo Madama.

La questione è stata molto dibattuta in aula a Montecitorio e le diverse forze politiche si sono trovate a discutere la questione con notevole perplessità e fervore e se, nelle prime delle quattro letture parlamentari del decreto, alcuni partiti hanno dimostrato apertamente la loro contrarietà, la riforma costituzionale è stata poi, all’ultimo passaggio in Camera, approvata quasi all’unanimità.

Il movimento Cinque Stelle, propugnatore sin dalla loro prima campagna elettorale della questione, ha lavorato affinché questo importante punto del suo programma potesse avvenire al più presto e la sua approvazione è stata anche uno dei requisiti richiesti dal M5s al Partito Democratico nel momento della creazione del Governo Conte bis.

Con questa riforma i membri del Parlamento passano dagli attuali 945 a 600 con un taglio netto di 345 parlamentari: il numero dei senatori da 315 scende a 200, e tra questi non più di 5 potranno beneficiare della nomina a vita mentre i deputati della Camera ora saranno solo 400, a differenza dei 630 seggi che prima potevano occupare l’aula di Montecitorio.

La norma prevede anche che i parlamentari eletti all’estero passino rispettivamente da 12 ad 8 ed i senatori da 6 a 4 mentre le Regioni e Province autonome dovranno avere almeno 3 senatori, anche se per Molise e Valle d’Aosta ne sono previsti rispettivamente 2 ed 1.

Ora la macchina burocratica si metterà in moto e con l’approvazione della Camera la legge potrebbe entrare subito in vigore a meno che non venga indetto un referendum confermativo che potrebbe far slittare la pubblicazione della normativa: la richiesta per il referendum può essere presentata da un quinto dei membri di una delle due Camere ed avanzata da 500 mila elettori o da 5 consigli regionali.

Attraverso questa manovra la nuova normativa può essere respinta nel caso i “No” superino anche di un solo voto i “Si”.

Se il referendum verrà presentato si potrebbe andare a votare entro giugno 2020 e nel caso di conferma del testo entro i 60 giorni seguenti, il governo dovrà sciogliere le Camere e ridisegnare i collegi per far entrare effettivamente la legge in vigore, andando a modificare anche gli articoli della Costituzione 56 e 57 che fissano appunto il numero dei parlamentari dello Stato italiano.

Cosa comporta il taglio dei parlamentari?

Il taglio del numero dei parlamentari non è stato pienamente condiviso da tutte le forze politiche, come non è stato neanche ben visto da esperti e giuristi. Ma perché?

Se è vero che con la riduzione dei parlamentari si avrebbe di conseguenza anche un taglio notevole della spesa pubblica ed un enorme risparmio nelle casse dello Stato (si parla di circa 60 milioni di euro l’anno solo per gli stipendi), è anche vero che diminuendo il numero dei seggi in Parlamento si ridurrebbe di conseguenza anche la rappresentanza degli elettori con un cambio decisivo della struttura dei collegi elettorali e del rapporto tra elettore e parlamentare.

La riforma potrebbe generare gruppi parlamentari più piccoli e più controllabili dai leader ed allontanare l’elettorato dal mondo politico creando nel contempo anche un’élite politica. Inoltre, con questa legge l’Italia diventa a tutti gli effetti il paese europeo con il Parlamento più piccolo in proporzione al numero di abitanti. Vi sarà un deputato ogni 151 mila abitanti e 1 senatore ogni 302 mila cittadini.

Quali sono le altre riforme previste dall’attuale governo?

Il governo creato con la maggioranza tra Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico ed il partito Liberi ed Uguali nello scorso mese di settembre si muoverà nei prossimi mesi anche su altre riforme costituzionali.

Le riforme previste riguardano le modifiche all’attuale legge elettorale, già rettificata due volte negli ultimi cinque anni e che, in questa terza riforma sarà proposta su base proporzionale pura con doppio turno, soglia di sbarramento e premio nazionale e la riforma del Senato per la quale si richiederà non più una elezione su base regionale oltre al fatto che si abbasserà da 25 a 18 anni l’età per poter votare entrambi i rami del Parlamento.

Infine, con la riforma del numero dei parlamentari sarà necessaria anche una modifica del numero dei delegati regionali che potranno partecipare all’elezione del presidente della Repubblica: attualmente sono 3 i delegati designati per ogni regione ma ora con la nuova normativa un aggiustamento è di conseguenza d’obbligo.

Tutte queste modifiche, tranne la legge elettorale, sono riforme costituzionali e l’iter da seguire prevede l’approvazione in ciascuna Camera ed il consenso da parte di almeno due terzi dei parlamentari, oltre al fatto che queste dovranno poi essere sottoposte, come potrebbe avvenire per l’attuale legge sul taglio dei parlamentari, ad un eventuale referendum confermativo.

Fonte: Thesocialpost.it

 


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Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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