In 3 mesi in Sicilia persi 14 mila liberi professionisti

Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

ARTICOLO PUBBLICATO IL 13 Maggio 2021


PALERMO (ITALPRESS) – Lo tsunami del Covid-19 si abbatte duramente sui liberi professionisti siciliani. Nel secondo trimestre del 2020, oltre 14 mila professionisti hanno dovuto chiudere gli studi a causa della pandemia, un triste primato che colloca la Sicilia in testa alle regioni italiane per lo scostamento più ampio fra primo e secondo trimestre 2020: da 78 mila a 64 mila unità. Non solo, la pandemia arresta anche la crescita del comparto. Se al termine del primo trimestre 2020, i professionisti sono infatti aumentati di oltre 7 mila (+ 10,6%) rispetto al primo trimestre 2019, al termine del secondo 2020 risultano in netto calo del 9,9% sul corrispondente 2019 (- 7 mila unità). Situazione che trova conferma nel contesto occupazionale siciliano, dove nel primo trimestre del 2020 si assiste ad un crollo verticale del lavoro sia dipendente che indipendente. Questa la fotografia della Regione scattata dal II Rapporto sulle libere professioni in Sicilia, lo studio realizzato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, che verrà presentato lunedì 17 maggio, a partire dalle 11.30, in diretta streaming sulla pagina Facebook di Confprofessioni.
L’evento vedrà la partecipazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella; del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; del coordinatore dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, Paolo Feltrin; dell’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità, Daniela Baglieri; dell’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, Roberto Lagalla; dell’assessore regionale alla Famiglia e al Lavoro, Antonio Scavone; dell’assessore regionale alle Attività Produttive, Girolamo Turano; del commissario di Confprofessioni Sicilia, Daniele Virgillito.
“Il colpo inferto dalla pandemia all’economia siciliana commenta il commissario di Confprofessioni Daniele Virgillito – è stato durissimo. Il Pil è crollato, le imprese hanno abbassato le saracinesche, il livello occupazionale è sceso ai minimi storici soprattutto nel primo e secondo trimestre del 2020, per poi riprendere ossigeno solo nella seconda parte dell’ultimo anno. Un trend nazionale – con ricadute ancora più pesanti in Sicilia – che ha visto Ordini professionali e Associazioni cercare più volte il dialogo con le istituzioni per far fronte alla situazione di emergenza, puntare alla ripresa e gettare le basi per un nuovo corso politico”.
“I liberi professionisti ricoprono un ruolo chiave nel processo di terziarizzazione e nella creazione di lavoro dipendente; i dati che presenteremo daranno contezza della presenza forte e crescente sul territorio di liberi professionisti e autonomi e del contributo concreto allo sviluppo nei territori in cui attivamente operano. Occorre, dunque, fare di più, dando vita a un nuovo modello di collaborazione trasversale tra le professioni orientato al continuo confronto tra Istituzioni e mondo associativo e datoriale”.
In Sicilia, i liberi professionisti aumentano dal 2009 al 2019 del 3,2% (contro il 15,5% del Mezzogiorno e il 17,5% dell’Italia), unico comparto a registrare il segno positivo nel mercato del lavoro, sia dipendente (-1,9%) che indipendente (-13,4%). Un trend che continua appunto nel primo trimestre del 2020 ma viene arrestato dalla pandemia. Il livello di occupazione nel decennio preso in esame risulta infatti in calo (dal 43% al 41%) mentre quello di disoccupazione in crescita dal 13,9% al 20,4% (contro una media nazionale del 10,2%). In Sicilia nel 2019 i liberi professionisti sono circa 72 mila, il 23% degli indipendenti (contro il 27% a livello nazionale). Completano il mercato del lavoro indipendente gli autonomi con il 66% (agricoltori, artigiani e commercianti), gli imprenditori con il 12% e gli altri lavoratori indipendenti (coadiuvanti familiari, collaboratori e soci di cooperativa) con il 22%.
In aumento veterinari e altre attività scientifiche, sanità e commercio. Legali, amministrativi e servizi in diminuzione. Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio su dati Istat, tra il 2011 e il 2019, crescono i “veterinari e altre attività scientifiche” (+34,7%). In aumento anche i professionisti impegnati nei settori “commercio, finanza e immobiliare” (+25,2%) e “sanità e assistenza sociale” (+29,7%). Al palo l’area tecnica (+ 0,4%). In netta controtendenza rispetto al quadro nazionale e al Mezzogiorno, si registra una diminuzione dei professionisti dell’area legale (- 6%) e dei “servizi alle imprese e tempo libero” (- 14,5%). Fanalino di coda l’area amministrativa (-18,8%). Osservando la ripartizione per settori economici, nel 2019, il 56% dei professionisti siciliani risulta occupato nelle “attività professionali, scientifiche e tecniche”, di cui il 20% nell’area legale, il 12% nell’area amministrativa, il 19% nell’area tecnica, e il 4% nell’area “veterinari e altre attività scientifiche”. Il restante 44% risulta composto da “sanità e assistenza sociale” (21%), “commercio, finanza e immobiliare” (15%) e “servizi alle imprese e tempo libero” (8%). Il contributo dei liberi professionisti siciliani è importante anche in termini di creazione del lavoro: nel 2019 i datori di lavoro sono 10.198 (contro i 63 mila circa senza dipendenti).
Tuttavia la crescita dei professionisti con dipendenti tra il 2009 e il 2019 (+ 0,7%) è piuttosto timida se confrontata con il dato nazionale (+5,8%) e ancor più con quello del Mezzogiorno (+11,1). Tra il 2011 e il 2019 nella Regione diminuiscono dell’1% i liberi professionisti tra i 15 e i 34 anni, che passano dal 16% nel 2011 al 15% nel 2019, mentre crescono del 7% i professionisti over 55, raggiungendo il 34% del totale. Anche in Sicilia si conferma, come in tutta la Penisola, un ampio gap di genere tra professionisti e professioniste: gli uomini rappresentano il 57% dei professionisti siciliani tra i 15 e i 34 anni, il 65 tra i 35 e i 44 anni, il 71% tra i 45 e i 54 anni, il 79% tra i 55 e i 64 e il 78% degli over 65. Il gap di genere è invece nettamente a favore delle donne, sia a livello nazionale che regionale, dal punto di vista dell’istruzione: sono infatti le professioniste ad avere in percentuale un titolo di studio superiore a quello dei colleghi maschi. In Sicilia in particolare ha la laurea ben l’88% delle libere professioniste contro il 12% degli uomini.
(ITALPRESS).



Source link


Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.