“In Lombardia scelte sbagliate e opache”, mozione di sfiducia a Fontana

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In Lombardia scelte sbagliate e opache, mozione di sfiducia a Fontana


L’emergenza coronavirus ha dimostrato che la giunta della Regione Lombardia, presieduta da Attilio Fontana, “non si è dimostrata di qualità sufficiente a tutelare la salute dei suoi cittadini” e che “le scelte di politica sanitaria poste in essere da Regione Lombardia si sono rivelate in gran parte sbagliate, d’improvvisazione a volte antiscientifiche ed opache”. È quanto si legge nella mozione di sfiducia al governatore lombardo firmata da tutte le forze di opposizione esclusa Italia Viva.


La comunicazione dei dati sulla diffusione del coronavirus in Lombardia “è stata sempre autoreferenziale, parziale, incompleta ed imprecisa, senza permettere agli scienziati di accedere liberamente ai dati disaggregati (e non già su un grafico) per fornire analisi indipendenti”, si sottolinea nella mozione. “D’altra parte, il numero giornaliero di decessi per qualsiasi causa, e particolarmente la sua variazione, costituisce un imprescindibile strumento di monitoraggio dell’epidemia: sarebbe stato utile che i dati di mortalità giornaliera nei comuni più colpiti fosse fornito senza riguardo alla causa di morte, perché questo avrebbe consentito ai sindaci di conoscere in tempo quasi reale lo stato dell’epidemia nelle proprie popolazioni (una volta corretti i dati per il ritardo tra prima infezione ed eventuale decesso)”.



Nella mozione si sottolinea che “l’andamento lombardo di aumentato tasso di letalità rispetto agli altri luoghi del mondo è principalmente dovuto alla saturazione ospedaliera. Prima della saturazione il tasso di letalità era paragonabile ad altri Paesi: è in seguito sempre più cresciuto, in concomitanza con l’abbassamento dell’età di chi muore. Si è gestita una emergenza di sanità pubblica, come fosse esclusivamente una emergenza da terapia intensiva”.


Al 29 febbraio scorso, in Lombardia, “le strutture di ricovero e cura in prima linea nell’emergenza coronavirus erano infatti tutte pubbliche (come hanno scritto alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano): Ospedale di Codogno (Lodi), Ospedale di Casalpusterlengo (Lodi, Ospedale di Lodi, Ospedale di Crema (Cremona), Ospedale di Cremona, Ospedale Sacco, Ospedale Niguarda e Ospedale San Paolo, di Milano, Irccs Policlinico Ca’ Granda (Milano), Irccs San Matteo (Pavia), Ospedale San Gerardo di Monza (Monza e Brianza), Spedali civili (Brescia), Ospedale S. Anna (Como), Ospedale Papa Giovanni XXIII (Bergamo) e Ospedale Carlo Poma (Mantova)”.


A metà marzo “il 13% dei positivi in Lombardia è costituito da personale sanitario, nessun percorso codificato di formazione/refreshment al personale sanitario per il rispetto delle norme di protezione, su quali comportamenti fossero a rischio di contagio viene messo in atto da Regione Lombardia, nemmeno nei confronti del personale sanitario, convertito Covid, ma che normalmente non lavora in reparti di malattie infettive e che quindi, necessariamente, ha una percezione dei comportamenti a rischio, meno adeguata di un infettivologo o di un rianimatore”.


Il 31 marzo 2020, si spiega, “viene pubblicato l’appello dei tantissimi professori di Irccs italiani per aumentare il numero di laboratori che effettuino il test. Il presidente Fontana riferisce in aula che ‘in Lombardia facciamo 5mila test al giorno in 20 laboratori e che farne 5mila o 10mila al giorno non cambierebbe nulla”.


La Lombardia “ha pagato decenni di visione ospedalocentrica orientata alla valorizzazione della medicina di profitto: abbiamo saputo curare bene le patologie remunerative, svilendo il territorio, la sorveglianza epidemiologica, la medicina preventiva, a partire dalla riforma Maroni che distruggeva le Asl, affidando il territorio agli ospedali, che chiaramente, sono orientati all’ospedale. Anche la riforma della cronicità mai decollata, oggi alla prova dei fatti è collassata”. L’epidemia “mostra la irrealizzabilità di una riforma inutile e dannosa che separava l’acuto dal cronico, mentre moriva l’acuto se anche cronico”.


La Lombardia “è stata di gran lunga la regione più colpita dall’epidemia di Covid-19: al 27 luglio, i casi sono stati oltre 95mila (su 246mila in totale, in Italia), e i morti oltre 16mila (su un totale di circa 35mila)”.


Inoltre “un dato interessante, del 26 aprile fornisce un quadro desolante della gestione Lombardia: 35% dei contagi, 55% dei morti, 17% dei tamponi rispetto al totale nazionale”. Per questi motivi gli scriventi consiglieri regionali sottoscrivono apposita mozione di sfiducia ex articolo 26 dello Statuto d’ Autonomia della Lombardia e ex articolo 126 del Regolamento generale del Consiglio regionale”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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