Infermiere nicosiano racconta la sua quarantena

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Oggi alcuni TG su reti tv nazionalli divulgavano una frase di anonimo diventata virale sui social in questi duri giorni di emergenza dettata dal coronavirus: “Salva una vita e sei un eroe, salva cento vite e sei un infermiere“.

Il servizio trasmetteva una sequenza di foto di operatori sanitari, dai visi non solo stanchi ma anche segnati dalle mascherine e dagli occhiali di protezione, tenuti così a lungo addosso da ferire la pelle.

Siamo felici di divulgare questo contributo che è stato spedito alla nostra redazione da un infermiere nicosiano, che con queste righe condivide l’esperienza della propria quarantena, perchè ci aiuta a riflettere sul sacrificio degli operatori sanitari e sulla necessità che ciascuno di noi resti in casa in questi giorni, anche per rispetto nel confronto di tali sacrifici.

Onore e plauso a voi tutti!

<<Ciao TeleNicosia, da nicosiano emigrato in Sardegna, vi seguo sempre, e questa vostra iniziativa mi ha stuzzicato un po’ e quindi con piacere/dispiacere voglio raccontare la mia esperienza.

Ciao a tutti, sono Filippo Bottari, qualcuno si ricorderà di me, altri no, e altri ancora non mi hanno mai conosciuto.

Manco da Nicosia dal 2013, vivo in Sardegna, e sono un INFERMIERE.

Proprio così, un infermiere, che come tanti, in questi giorni sta combattendo la battaglia contro questo nemico silenzioso, che ci costringe a fare a meno di incontrarci, di abbracciarci o stringerci la mano per un saluto e ci obbliga a stare a casa. E si, perché per molti questa quarantena sta diventando una punizione, una tortura…

Ma voglio raccontarvi la mia di quarantena: ho ricevuto la chiamata da parte dell’igiene pubblica domenica 8 Marzo e così mi veniva comunicato che da quel momento dovevo rimanere a casa senza avere contatti con nessuno. E sapete il perché? Perché il giorno prima durante un turno come tanti altri sono stato a contatto con una collega, poi risultata positiva, mentre stavamo svolgendo il nostro dovere.

Però quello che mi ha spaventato di più non è stato il fatto che forse anch’io avrei potuto prendere il virus, ma affrontare il rientro a casa… spiegare a mio figlio di tre anni che per qualche giorno il suo papà non poteva né abbracciarlo, né baciarlo, né giocare con lui… Fargli accettare che io dovevo rimanere chiuso in una camera… e tutto ciò per il suo bene e per il bene della mamma che porta in grembo il suo fratellino…

Ed inoltre non poter essere d’aiuto ai miei colleghi ed ai tanti colleghi che in questi giorni stanno combattendo questa battaglia per cercare di contenere il contagio ed assistere le persone colpite.

Vorrei che questa mia testimonianza facesse riflettere molte persone, soprattutto i giovani, perché purtroppo tutti possiamo essere colpiti, nessuno è immune, quindi… rimanete a casa e ne usciremo vittoriosi.

Grazie TeleNicosia per questa iniziativa, grazie a chi ha speso 5 minuti del proprio tempo per leggere la mia quarantena e ricordatevi: #AndràTuttoBene.

Con affetto,

Filippo

P.S. Condivido questa foto perché è stata scattata proprio il giorno del turno da dove tutto è iniziato ! >>

 

Ringraziamo di cuore e abbracciamo virtualmente Filippo Bottari per il suo contributo.

Ricordiamo che chi desidera offrire il proprio contributo alla rubrica “Al tempo del corona” può scriverci all’email direzione@telenicosia per spedirci testo e/o video, allegando due foto.

#AlTempodelCorona #DistantiMaUniti #iorestoacasa

 


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Maria Teresa La Via

Maria Teresa La Via, giornalista nata a Nicosia, attuale direttore di TeleNicosia

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