La surreale storia dell’urologo Attilio Manca ricordata al Liceo Fratelli Testa di Nicosia – VIDEO

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In occasione del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Piersanti Mattarella e del trentottesimo anniversario dell’omicidio di Pio La Torre, la classe IV B del Liceo Classico Fratelli Testa di Nicosia ha aderito ad un progetto educativo antimafia e antiviolenza elaborato dal Centro Studi Pio La Torre di Palermo. L’obiettivo del progetto è approfondire la conoscenza critica delle mafie e dell’antimafia sociale e politica nell’era della Repubblica dal secondo dopoguerra ad oggi.

In questo ambito è stato organizzato lunedì 16 dicembre, presso l’auditorium dell’Istituto Superiore Fratelli Testa di Nicosia, la presentazione del libro “Le vene violate” sul caso Attilio Manca, urologo siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto che operò il boss di “Cosa Nostra” Provenzano e che fu ucciso ucciso in circostanze misteriose; il caso fu archiviato come suicidio. L’incontro fa parte di un percorso di formazione PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) ed ha ricevuto il patrocinio di ben cinque Comuni: Capizzi, Cerami, Nicosia, Sperlinga e Troina.

Alla serata presenti le autorità dei cinque Comuni e l’autore del libro, Luciano Armeli Iapichino, l’editore, la signora Angela Manca madre dell’urologo Attilio, Fabio Venezia, sindaco di Troina. Ha moderato il dibattito Josè Chiavetta, dirigente scolastico dell’Istituto Superiore Fratelli Testa.

Quella dell’urologo Attilio Manca è una storia che ci porta indietro di quasi 16 anni. A Viterbo il 12 febbraio 2004 alle ore 11 un cadavere viene ritrovato in casa. È quello del dottor Attilio Manca, urologo nativo di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, ma cresciuto a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. Un ritrovamento che, nell’immediatezza, viene bollato come suicidio per overdose. Accanto al cadavere, una siringa. Posta, però, a lato dell’avambraccio sinistro, lui che era mancino. Una sentenza (e relative archiviazioni, ben tre) cui si sono sempre strenuamente opposti mamma Angela, papà Gino e l’adorato fratello Gianluca, oggi stimato legale. Soprattutto dopo la cattura di colui che, successivamente all’arresto di Totò Riina, era diventato il boss dei boss, Bernardo Provenzano.

Era, infatti, il 2006 quando emerse che Provenzano si trovava a Marsiglia, ovviamente sotto mentite spoglie, per un intervento alla prostata in laparoscopia. In quei giorni in Francia si sarebbe trovato il dottor Manca. L’operazione a cui fu sottoposto il boss di “Cosa Nostra” fu realizzata con una tecnica chirurgica di cui Attilio Manca era un luminare. Troppe coincidenze si annidano dietro la morte del povero urologo barcellonese. Ed è così che la famiglia Manca, mai doma, ha iniziato una doverosa campagna di sensibilizzazione tra la gente e nelle scuole. Ed è durante uno di questi incontri che ad interessarsi di questa storia atipica è stato Luciano Armeli Iapichino, giovane docente di Lettere nonché vicepreside della scuola media di Galati Mamertino, centro nebroideo della provincia di Messina.

Lo scrittore ha realizzato non la classica ricostruzione del caso giudiziario, ma un’introspezione psicologica nel testo ci si sofferma sulle varie fasi della sua vita, in un turbinio di dettagli che potrebbero sembrare insignificanti e invece segnano una traccia nell’animo del lettore. Il libro “Le vene violate” è, come dice anche il sottotitolo, un dialogo ideale tra l’autore e l’Attilio mai conosciuto in vita, una maniera originale e gradevole di raccontare la storia.

 


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Sergio Leonardi

Sergio Leonardi è un giornalista nato a Messina. Laureato nel 1992 in Economia e Commercio. Con la passione per la statistica, informatica, storia, sport e politica. Tra i fondatori di telenicosia.it

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