In un tempo in cui l’impegno sembra spesso facoltativo e la responsabilità un concetto elastico, il nostro ultimo evento associativo ha messo in luce qualcosa di molto più profondo: la differenza tra chi sceglie di esserci e chi, semplicemente, sceglie di non farlo.
Si è svolto in piazza Giacomo Matteotti a Troina l’evento “Scegli di essere dalla mia Parte”, promosso dall’associazione NÈUS, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sul valore dell’inclusione, della diversità e della partecipazione attiva.
La piazza si è trasformata in uno spazio interattivo e creativo, dove bambini, volontari, soci e diversi adulti hanno dato vita a un percorso sensoriale coinvolgente, laboratori accessibili e giochi pensati per dimostrare che tutti, indipendentemente dalle proprie abilità, possono divertirsi, imparare e sentirsi parte.
Attraverso i giochi basati sui sensi, l’associazione ha voluto dimostrare che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un’esperienza concreta. Stimolando tatto, udito, olfatto e vista in modo alternativo, i partecipanti hanno potuto mettersi nei panni dell’altro, riscoprendo il valore dell’empatia e della collaborazione.
“Abbiamo voluto mostrare che la disabilità non è un limite al divertimento, ma un’occasione per riscoprire il senso umano del gioco, della relazione e della condivisione» – dichiara Samanta, presidente dell’associazione NÈUS. Tuttavia, l’evento ha lasciato anche spazio alla riflessione. Molti hanno scelto di non esserci, o di non partecipare attivamente. E questo ci interroga profondamente. In un tempo in cui si parla tanto di inclusione, ciò che è mancato è stato proprio il senso di umanità e di empatia: la capacità di fermarsi, ascoltare, condividere, esserci. Durante l’evento abbiamo voluto ricordare una verità spesso ignorata: la disabilità non è una condizione distante, né confinata dentro un luogo protetto. Non è invisibile. La disabilità può entrare nella vita di chiunque, in qualsiasi momento. Può nascere con noi, o arrivare all’improvviso. Può essere fisica, sensoriale, cognitiva, temporanea o permanente. Non siamo immuni. Nessuno lo è. Eppure, troppo spesso, si pensa che “i disabili” siano “altrove”. Che vivano in spazi separati, che non ci riguardino, che non facciano parte della nostra quotidianità. Questo evento ha voluto rompere quel confine. Ha voluto portare la disabilità in piazza, nel gioco, nella relazione. Ha voluto dire: “La disabilità è parte della società. E la società deve essere pronta ad accoglierla.”
L’inclusione non è un favore. È un diritto.
E riconoscerlo significa anche ammettere che la fragilità ci appartiene.
Che l’empatia non nasce dalla pietà, ma dalla consapevolezza che potremmo essere noi, domani, a chiedere una mano, un accesso, una parola gentile.
L’associazione continuerà a proporre iniziative che mettono al centro la persona, con l’impegno di costruire ponti tra le differenze e promuovere una cultura dell’inclusione che sia vissuta, non solo dichiarata.
