L’industria italiana della plastica verso una trasformazione sostenibile

Condividi l'articolo su:

Quanto impiega la plastica a degradarsi? Più o meno dai 100 ai 1000 anni. Lo smaltimento della plastica può però essere effettuato tramite il recupero e il riciclo della stessa, un processo che consente di ottenere nuovi materiali provenienti dal riciclo, così come l’elettricità, combustibili alternativi e fonti di energia in generale.

Quando si ricicla, la plastica che non può più essere utilizzata viene trasformata in una nuova materia dalla quale si possono ottenere nuovi prodotti.

Come avviene il riciclaggio chimico della plastica?

Nel processo di riciclaggio, i materiali plastici vengono letteralmente trasformati, i polimeri delle plastiche vengono scomposti nei relativi monomeri e si avrà una sorta di processo di produzione inverso. I materiali plastici non raccolti e quindi non riciclati vengono sottoposti alla termovalorizzazione, un processo di recupero energetico che permette di riutilizzare l’energia contenuta in questi rifiuti: tra le peculiarità della plastica vi è infatti un potere calorifico simile a quello del carbone.

Smaltire la plastica in ambito domestico è tutta un’altra storia e sicuramente non è così semplice.

Tuttavia, gli italiani si stanno prodigando, basti pensare che, in termini percentuali, l’Italia è molto vicina agli standard tedeschi sul fronte della raccolta della plastica.

Il problema, almeno nel Belpaese, è un altro, ovvero la carenza di stabilimenti volti al riciclo e al recupero dei materiali plastici.

Eppure, nell’industria manifatturiera italiana, sono tante le aziende che impiegano materiali plastici riciclabili al 100% o già riciclati.

Il caso Ferrarelle

Nel 218, uno dei brand più celebri in Italia, Ferrarelle, ha inaugurato uno stabilimento finalizzato al riciclaggio delle bottiglie, da bottiglia a bottiglia.

“Con il nostro nuovo impianto di riciclaggio, facciamo un ulteriore passo avanti nell’atteggiamento ecofriendly perseguito negli ultimi anni”, ha dichiarato Pietro Bortone, direttore dello stabilimento aperto a Presenzano.

L’innovazione sta nell’utilizzo in combinazione di alcune macchine speciali che permettono il trattamento della plastica anche nel caso di bottiglie inquinate e non attentamente selezionate, ottenendo dei risultati incredibili in termini di qualità.

In questo modo, si risolve uno dei problemi più invalidanti del processo di riciclaggio, ovvero la difficoltà di riciclare il materiale inquinato e non perfettamente raccolto.

La Psv per una produzione ecofriendly

Sappiamo tutti che la plastica è protagonista in molteplici settori produttivi italiani. In campo medico, nautico, tessile, cantieristico, si sta tentando di aumentare il riciclo e di renderlo più efficiente, anche attraverso l’impiego di plastiche riciclabili 100% o Psv (Plastica seconda vita).

È soprattutto nella filiera tessile che si sta utilizzando già da diverso tempo la Plastica seconda vita, ovvero la plastica interamente riciclata, che consente di realizzare indumenti completamente sostenibili.

Il marchio Plastica Seconda Vita è stato promosso dall’Istituto per la promozione delle plastiche da riciclo e funziona come una vera e propria certificazione ambientale riguardante i prodotti ottenuti dal riciclo dei rifiuti plastici.

Sarebbero più di tremila i prodotti certificati fin’ora in Italia, un paese che si attesta come uno dei più virtuosi in Europa, sul fronte delle plastiche trasformate: 17% contro la media europea del 6%.

Tanto si sta facendo in Italia anche nel settore edile, dove la plastica sta sostituendo altri materiali come il metallo o il legno per un impiego di plastica riciclabile100%: è il caso del PP Cop, il Polipropilene copolimero con cui vengono realizzate le classiche transenne da cantiere, si veda l’esempio, il polipropilene rigenerato dei pallet, o ancora la celebre plastica riciclata che viene impiegata per le cassette ortofrutta del Conip (si veda il collegamento). Riutilizzando la plastica riciclata, si garantiscono gli standard igienici e si preservano le proprietà organolettiche e nutrizionali dei prodotti.

Cosa è riciclabile

A volte, la difficoltà di riciclare nel proprio piccolo è data dalla disinformazione, poiché spesso, si tende ad ignorare la composizione dell’oggetto da gettare.

In via generale, di tutte le sigle si possono trovare sugli involucri e le confezioni di plastica, solamente le seguenti indicano la riciclabilità del prodotto: PE, PET e PVC.

A volte, invece, basta leggere le indicazioni del produttore riportate sulla confezione per sapere se è possibile differenziare o meno un determinato prodotto.

Se i dubbi persistessero, si può fare riferimento a questa lista, ricordando che l’informazione è l’aspetto più importante per comprendere cosa sia o meno riciclabile ed aiutare l’ambiente in modo concreto.

 


Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *