L’Ospedale di Nicosia rischia la paralisi, il governo nazionale “dimentica” la proroga dei medici in pensione e tre reparti rischiano la chiusura

ospedale Basilotta Nicosia
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L’ennesimo abbandono dello Stato centrale colpisce la sanità siciliana, e stavolta il prezzo lo pagheranno anche i cittadini di Nicosia. L’ospedale Basilotta rischia la chiusura di tre reparti essenziali – Chirurgia, Ortopedia e Punto nascite – per l’inerzia del governo nazionale che ha lasciato scadere una norma fondamentale senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze.

Nove medici sono appesi a un filo e con loro il diritto alla salute di un’intera comunità. Ma a Roma sembra non interessare a nessuno.

L’abbandono programmato

Il governo nazionale ha scelto di non rinnovare la norma che consente ai medici in pensione di continuare a lavorare nel servizio sanitario. Né nella Legge di Bilancio né nel decreto Milleproroghe compare traccia di questa proroga, lasciando l’intera Sicilia – e in particolare realtà come Nicosia – completamente scoperte.

Una scelta politica precisa, non un’omissione. Perché quando si dimentica di garantire la continuità assistenziale a centinaia di migliaia di cittadini, non si tratta di distrazione ma di disinteresse totale verso le periferie del Paese.

Sicilia: cittadini di serie B

L’Isola rischia di perdere almeno 1.500 medici tra aziende sanitarie provinciali e ospedali, di cui circa 500 solo nei Pronto soccorso. Numeri che certificano un’emergenza nazionale, ma che a Roma vengono accolti con indifferenza. La sanità siciliana, già massacrata da anni di tagli e sottofinanziamento, viene abbandonata al proprio destino.

E mentre il governo nazionale discute di autonomia differenziata e di nuovi privilegi per le regioni del Nord, la Sicilia deve arrangiarsi con medici in pensione per garantire servizi essenziali. Un paradosso vergognoso per un Paese che si definisce civile.

Nicosia: un ospedale condannato

A Nicosia la situazione è drammatica. Senza la proroga dei contratti, Chirurgia, Ortopedia e il Punto nascite rischiano la paralisi immediata. Nove professionisti che garantiscono servizi vitali dovranno lasciare, e non esistono sostituti pronti a subentrare.

Il direttore generale dell’Asp di Enna, Mario Zappia, sta cercando disperatamente di tamponare l’emergenza con una proroga fino al 28 febbraio utilizzando fondi propri dell’azienda sanitaria. Una soluzione tampone che dimostra quanto le istituzioni locali siano lasciate sole a gestire disastri creati dall’incompetenza e dalla negligenza romana.

Il silenzio assordante di Roma

Mentre l’ospedale di Nicosia rischia il collasso, dal governo nazionale arriva solo silenzio. Nessuna risposta, nessuna soluzione, nessun piano. Solo l’indifferenza di chi considera i siciliani cittadini di serie B, sacrificabili sull’altare di una burocrazia ottusa e di scelte politiche che privilegiano sistematicamente altre aree del Paese.

La verità è che la sanità pubblica nelle zone periferiche non interessa a nessuno. E quando un ospedale come il Basilotta rischia di perdere reparti essenziali, a Roma nessuno muove un dito.

I cittadini di Nicosia meritano risposte immediate, non solo da governo nazionale ma anche soprattutto dai cosiddetti candidati sindaci che ad oggi hanno adottato anch’essi la rigida legge del silenzio.

 


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