Mafia, a Palermo sequestro da 150 milioni al re dei supermercati Lucchese

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ARTICOLO PUBBLICATO IL 18 Febbraio 2021


PALERMO – Sequestro da 150 milioni di euro eseguito dalla guardia di finanza di Palermo nei confronti dell’imprenditore della grande distribuzione alimentare Carmelo Lucchese, 55enne. Il provvedimento, deciso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale, è stato richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Nel mirino degli inquirenti la ‘Gamac Group Srlc’, con sede legale a Milano, che gestisce 13 supermercati tra Palermo e provincia (Bagheria, Carini, Bolognetta, San Cipirello e Termini Imerese). Sequestrato l’intero compendio aziendale e le quote societarie. La società è stata affidata a un amministratore giudiziario.

Lucchese, incensurato, è ritenuto dagli investigatori “un imprenditore colluso” con la mafia di Bagheria, “seppure – è la tesi delle fiamme gialle – non organicamente inserito nell’organizzazione criminale, ha sempre operato sotto l’ala protettiva di Cosa nostra”. Gli accertamenti svolti dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo sono partite dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e da alcuni elementi provenienti da altre indagini: una ricostruzione complessa che ha portato la Dda e la guardia di finanza a scoprire “strutturali contatti” tra Lucchese e la famiglia mafiosa di Bagheria con i conseguenti “vantaggi imprenditoriali” di cui l’imprenditore avrebbe beneficiato nel tempo.

Grazie alle sue amicizie ‘pericolose’ Lucchese avrebbe allargato il proprio volume d’affari acquisendo altre attività commerciali, “scoraggiando la concorrenza con danneggiamenti” e risolvendo le controversie sorte con alcuni soci. Secondo la guardia di finanza, inoltre, l’imprenditore sarebbe riuscito a non pagare il pizzo nella zona di Bagheria “grazie alla mediazione della famiglia mafiosa locale” e a “contrattare” la ‘messa a posto’ con gli altri clan palermitani.

La Gamac si è quindi trasformata da iniziale impresa familiare in una realtà in forte sviluppo incrementando il proprio volume d’affari: una “crescita esponenziale” che le fiamme gialle hanno analizzato individuando per il solo 2019 un fatturato di oltre ottanta milioni di euro. Secondo gli inquirenti e il Tribunale una “impresa mafiosa”, che è stata quindi interamente sequestrata. 

In cambio Lucchese avrebbe assunto anche i familiari dei mafiosi nei propri punti vendita. Secondo gli inquirenti in passato l’imprenditore avrebbe manifestato la propria “disponibilità” a fornire un appartamento come rifugio del boss Bernardo Provenzano, poi morto nel luglio 2016. Il sequestro riguarda anche sette immobili, tra cui una villa nella zona di Pagliarelli, a Palermo, 61 rapporti bancari e cinque polizze assicurative, oltre che 16 auto, tra cui due Porsche Macan.



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