Mes, governo a rischio: Di Maio tenta mediazione

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Mes, governo a rischio: Di Maio tenta mediazione


Governo a rischio, fronda M5S a Roma e spaccatura in Europa. In queste ore concitate, Luigi Di Maio tenta il lavoro di mediazione per rimettere il governo e il M5S in carreggiata. Da ieri – quando è deflagrata la mina della lettera di 58 parlamentari grillini in chiave anti-Mes – il ministro agli Affari esteri sta sentendo deputati e senatori per cercare di calmare le acque, spiegando che il voto di mercoledì è un voto sulle parole che pronuncerà in Aula il presidente del Consiglio. Con un “rischio enorme per il premier che abbiamo incaricato proprio noi”.


Telefonate, messaggi, mentre c’è chi sostiene non sia un caso che le firme dei parlamentari grillini membri delle Commissioni esteri alla lettera della discordia siano state tolte in un lampo, dietro la regia -i rumors che rimbalzano nei palazzi- del responsabile della Farnesina. Del resto Di Maio sta rassicurando tutti, veste i panni del paciere, del responsabile, di colui che non ha nulla da temere perché è stato chiaro fin da subito: “Io sono il primo a considerare questa riforma peggiorativa, l’ho detto pure pubblicamente, ma il no al Mes è fermo e non si discute. Non si può mandare all’aria il Paese”, riporta all’Adnkronos chi lo ha sentito ripetutamente in queste ore.



Il monito di Di Maio è chiaro, anche perché, se dovesse venire meno la maggioranza, si aprirebbe una crisi che il Paese ora più che mai non può permettersi. E il voto del 9 somiglia tanto a un voto di fiducia, proprio perché, ragiona Di Maio in queste ore, “rischia di diventare un voto sul governo e su Conte e questo non è accettabile, farebbe la fortuna dei detrattori del M5S”.


Dunque servono “testa e responsabilità”, per il ministro degli Esteri “è giusto che ognuno esprima il proprio dissenso in Parlamento, il Parlamento è sovrano, l’importante è farlo con lucidità e senza prestare il fianco a chi ci vorrebbe fuori da tutto”.


Con ogni probabilità, raccontano alcuni beninformati, nella risoluzione che il premier Giuseppe Conte porterà in Aula sarà messo nero su bianco che l’Italia non accederà al Mes previo un altro voto parlamentare, un passaggio che risulterebbe dunque una vittoria sul piano tattico per i 5 Stelle visto che non ci sarebbero i numeri nella maggioranza per accedere alla nuova linea di credito. A meno che non entrino in gioco maggioranze variabili, che per il M5S tuttavia sarebbero inaccettabili: il voto alla riforma potrà arrivare solo dall’attuale maggioranza ma dietro garanzia che l’Italia non farà ricorso al fondo Salva Stati. E’ la linea Di Maio, quella con cui il Movimento punta ad uscire dalla palude.


Sul lato dei passaggi tecnici e formali invece, una volta che ci sarà il voto in Aula il 9, Conte dovrà andare all’Eurosummit per dire l’ultima parola sulla riforma. La firma spetterà con ogni probabilità non alla Farnesina, che non ha mai negoziato la riforma, ma al Coreper o al Mef stesso, che ha portato avanti le trattative insieme a Palazzo Chigi.

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