In occasione dell’estemporanea d’arte moderna “Residenza Artistica” presso il Castello di Sperlinga, abbiamo sentito il pittore nicosiano Michele D’Amico tra i partecipanti a questa kermesse artistica. Michele D’Amico ci ha raccontato la sua storia, la sua arte e le sue esperienze artistiche in giro per l’Italia e per il mondo per far conoscere la sua arte.
Una formazione d’eccellenza tra Sicilia e Milano
Michele D’Amico ha costruito il suo percorso artistico partendo dalla sua terra natale, la Sicilia, per poi approdare all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove si è formato con risultati brillanti. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Artistico Regionale “Luigi e Mariano Cascio” di Enna nel 2017 ha intrapreso gli studi accademici nel capoluogo lombardo.
Il suo curriculum parla chiaro: triennio in Arti Visive presso il dipartimento di Pittura di Brera concluso nel 2021 con 110/110 e lode, seguito dal biennio specialistico completato nel 2023 con la stessa eccellente votazione. Una formazione che ha gettato le basi per una ricerca artistica profonda e personale.
Il cuore della ricerca: il gemello mai nato
“Ogni volta che dipingo, sento che si manifesta un volto simile al mio, ma ancora senza nome”, racconta D’Amico. È in questa frase che si racchiude l’essenza della sua poetica artistica, legata a un evento biografico profondo che segna indelebilmente la sua produzione pittorica.
L’artista siciliano alterna nei suoi quadri la propria immagine a quella del suo gemello che non ha mai visto la luce. “Mai nato, eppure con me ha condiviso il grembo, anche se solo per un istante”, spiega con parole cariche di emozione. Questa presenza-assenza diventa il fulcro della sua ricerca: “L’intenzione è quella di offrire al mio gemello un’identità. Fargli vivere emozioni, spazi e vicende attraverso i miei quadri.”
Spazi intimi e presenze silenziose
Nei dipinti di D’Amico, il grembo materno si trasforma in stanze intime e misteriose, dove “l’altro” prende talvolta la forma silenziosa di un animale da compagnia. L’artista descrive la sua pittura come “un abbraccio che rilascia il suo profumo, alternato a notti di discussioni tra me e lui”. È una dimensione onirica e simbolica dove il confine tra realtà e immaginazione si dissolve.
Un percorso espositivo in costante crescita
Il talento di D’Amico è stato riconosciuto sin dai primi anni di formazione. Nel 2019 ha vinto il Premio Equita per Brera, seguìto da una crescente presenza nel panorama espositivo italiano. La sua prima mostra personale “Tra volti” nel 2022, curata da Francesco Oppi presso la Biblioteca Comunale di Inveruno, ha segnato un momento importante nel suo percorso.
Le sue opere hanno trovato spazio in prestigiose mostre collettive, da “Sentimental Boys” alla Galleria Chassis di Torino nel 2024, fino alle esposizioni presso il Memoriale della Shoah di Milano e il Complesso Museale di San Pietro all’Orto in Toscana. Un percorso che testimonia la versatilità e la profondità della sua ricerca.
Residenze artistiche: dall’Italia alla Romania
Particolarmente significative sono state le residenze artistiche che hanno arricchito il bagaglio umano e professionale dell’artista. Nel 2023 ha partecipato alla residenza “Casa Viarigi Murus” nel cuore del Monferrato, mentre nel 2024 ha vissuto un’esperienza internazionale in Romania, a Galbeni, in onore dei 38 anni dalla morte del venerabile francescano Martin Benedict.
Queste esperienze hanno ampliato i suoi orizzonti artistici e umani, permettendogli di confrontarsi con contesti culturali diversi e di arricchire il proprio linguaggio pittorico.
Le collezioni e il riconoscimento istituzionale
Le opere di Michele D’Amico sono entrate a far parte di importanti collezioni pubbliche e private. Dall’Ospedale Maggiore di Milano alla collezione dei francescani di Galbeni in Romania, dalle istituzioni comunali come Viarigi alla Fondazione Ca’ Granda, i suoi lavori hanno trovato una collocazione prestigiosa che testimonia il valore artistico riconosciuto alle sue creazioni.
L’arte come dono all’invisibile
“È il mio modo di fare un dono a chi non ha avuto la possibilità di esistere. Di vivere”, conclude D’Amico parlando della sua missione artistica. In un’epoca dominata dalle apparenze e dal rumore mediatico, la sua pittura si distingue per l’intimità del racconto e la profondità della riflessione esistenziale.
Attraverso pennellate che danno forma a volti senza nome, l’artista nicosiano continua a costruire un ponte tra il visibile e l’invisibile, tra la memoria e l’immaginazione, regalando al mondo dell’arte contemporanea una voce autentica e toccante che merita di essere ascoltata e valorizzata.
