“Mondo sta cambiando anche sindacati possono farlo”

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Fase 2, Bonomi: Mondo sta cambiando anche sindacati possono farlo


“La premessa da cui partire è quella che il mondo sta cambiando e credo che anche i sindacati possono sedersi a un tavolo e iniziare a pensare di cambiare“. Così il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi a Porta a Porta parlando di rinnovi contrattuali. “Io ho sempre dichiarato l’idea di Confindustria che avevo in testa è una idea di una Confindustria che non è né opposizione né maggioranza. Sta sui temi economici e quindi sull’industria. Il tema industriale non è un tema del Nord, del Sud o del Centro ma è un tema di tutto il paese. Il vero tema è come guardare al futuro di questo Paese: ed è qui che non sento nessuno che hai piacere di sedersi con me a un tavolo e confrontarsi”.


“Io ho sempre dichiarato l’idea di Confindustria che avevo in testa è una idea di una Confindustria che non è né opposizione né maggioranza. Sta sui temi economici e quindi sull’industria. Il tema industriale non è un tema del Nord, del Sud o del Centro, ma è un tema di tutto il Paese. Il vero tema è come guardare al futuro di questo Paese: ed è qui che non sento nessuno che hai piacere di sedersi con me a un tavolo e confrontarsi”. “Non possiamo pensare di continuare a fare solo interventi di emergenza, interventi tampone. Le risorse non sono infinite. Nel momento in cui ne abbiamo bruciate non avremo più il motore che spinge, non avremo le imprese che sono tornate sui mercati. Dobbiamo avere una visione del futuro e fare della crescita la nostra ossessione”.



FASE 2 – “Oggi finalmente l’Inail con la circolare ha sbloccato la situazione ma ci aspettiamo una normativa: se lo Stato non è stato in grado di trovare quale era il paziente zero, se tutto il mondo della medicina non ha ancora risolto il problema del contagio, è pensabile che un imprenditore diventi premio Nobel per la scienza della Medicina e capisca se il contagio è avvenuto in azienda o meno e lo debba dimostrare?“. Usa l’ironia Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria per sottolineare, nel corso della registrazione di Porta a Porta, l’incongruenza di un ragionamento che dimostra a suo avviso l’esistenza “un sentimento anti-industriale” diffuso nel Paese.


“Noi abbiamo sempre detto che apprezzavamo le intenzioni ma non condividevamo il metodo: calare le cose dall’alto senza prima ascoltarci non funziona”. “Non ascoltavano il mondo delle imprese: nel primo decreto, quello del sostegno al reddito, noi avevamo denunciato che la cassa integrazione straordinaria e ordinaria così come erano strutturate non sarebbero arrivate in tempo ai dipendenti e infatti le abbiamo dovute anticipare noi come imprese. Lo facciamo volentieri ma le imprese erano già in difficoltà. Tanto è che poi è stato fatto il decreto liquidità per il quale avevamo anche qui denunciato il fatto che i soldi non sarebbero arrivati alle imprese così come è stato”.


LOTTA ALL’EVASIONE – “Una lotta all’evasione fiscale senza se e senza ma: non fosse altro per questione di correttezza ed etica di come si fa impresa. Su questo non ci deve essere disponibilità di margine di errore e non comprensione: dobbiamo fare una lotta forte ma questo non vuol dire andare a recuperare base imponibile dai soliti noti. Perché questo sarebbe solo essere bancomat di Stato”. “È molto facile andare a recuperare imponibile fiscale dai soliti noti. Io invece vorrei una battaglia forte su quelli che sono proprio sconosciuti al fisco o su quelli che non si vuole colpire.”, prosegue chiamando in causa i proprietari terrieri e la lotta al caporalato. “Si è parlato di una battaglia al caporalato recentemente: battaglia giusta, corretta ma mi chiedo è vent’anni che sento parlare di questa cosa: ma i proprietari di quei terreni sappiamo chi sono? Io non vedo mai nessuno che li vada a prendere. Ma è possibile? Il proprietario di un terreno non è una persona sconosciuta ma io non vedo questa voglia di andarlo a prendere”.


RECOVERY FUND – “I fondi del Recovery Fund dovremmo impiegarli in un grande piano di investimenti pubblici. Capisco che in questo momento difficile abbiamo dovuto fare interventi di emergenza e sostegno al reddito, interventi tampone, ma queste risorse vengono bruciate velocemente. Allora noi riteniamo che questi 100 miliardi debbano essere messi tutti in un grande piano di investimento pubblico a cui affiancare un grande piano di investimento anche privato”. “Pubblico e privato devono ragionare insieme perché solo così creeremo crescita e sviluppo in grado di ripagare il debito pubblico italiano che resta uno dei grandi temi italiani che ci rende ancora molto fragile sui mercati”.


IMPRESE – “Devo riconoscere che Patuanelli, che aveva preso un impegno in questo senso, ha cercato di risolverla al meglio con quello che erano le disponibilità. Ma poi voglio vedere se questi soldi arrivano realmente all’imprese” commenta il neo presidente di Confindustria a proposito dell’annosa richiesta da parte delle imprese di pagamento dei crediti vantati dalle aziende nei confronti della Pa. “Attualmente nel decreto ci sono 12 miliardi. Speriamo che arrivino anche questi alle imprese perché ovviamente Asl e Comuni e Regioni dovranno confrontarsi con Cdp. Speriamo che questo avvenga nel più breve tempo possibile”.


INFRASTRUTTURE – “La prendiamo molto bene, l’avevamo richiesto da tempo questo intervento sulle infrastrutture. Speriamo che alle parole seguano i fatti. Perché negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a 72 interventi sul tema dello sblocco infrastrutture ma poi purtroppo non è mai accaduto niente. Anche recentemente. Forse ci dimentichiamo del famoso sblocca cantieri che poi non ha portato a nulla. Auspichiamo che forse il modello Genova venga replicato e funzioni. Se è possibile fare un ponte in 18 mesi a Genova credo che si possa fare in tutti Italia“.


FCA – “Il tema è molto complesso. Il finanziamento così come previsto viene erogato alle imprese italiane che hanno sede legale in Italia” commenta a proposito della richiesta di prestito avanzato da Fca. “Quindi verrebbe erogato alla parte della società che è stabile organizzazione in Italia. Peraltro essendo superiore al miliardo e mezzo la discrezionalità delle condizioni con cui viene erogato sta alla parte politica. Sta al governo dunque decidere come erogare questo finanziamento che viene erogato per la prima alla filiera e io mi aspetto che tra le condizioni che pone il governo ci sia un controllo molto serio attento che a questo che questi soldi arrivino alla filiera“.”Peraltro non stiamo parlando di un paradiso fiscale, stiamo parlando dell’Olanda nella comunità europea. Quindi se quel Paese riesce a dare condizioni di attrattività alle imprese e fornire comunque dei servizi ottimi ai suoi cittadini il tema è perché non riusciamo a farlo anche noi in Italia”, sottolinea.

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