Morto Nedo Fiano, uno degli ultimi testimoni della Shoah

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Morto Nedo Fiano, uno degli ultimi testimoni della Shoah


E’ morto Nedo Fiano, uno degli ultimi testimoni della Shoah in Italia. Aveva 95 anni. Sopravvissuto ad Auschwitz, per oltre mezzo secolo Fiano ha dato il suo contributo indispensabile perché “il filo della memoria resti saldo nella storia del mondo per gli uomini che verranno”. E’ morto questa sera a Milano, nella casa di riposo dove era ricoverato da molti anni, assieme alla moglie Rina Lattes. Era il padre del deputato del Pd Emanuele Fiano. “Papà ci ha lasciati. Ci rimarranno per sempre le sue parole e il suo insegnamento, il suo ottimismo e la sua voglia di vivere. Non avrò mai io la forza che ebbe lui e che lo fece risalire dall’abisso, ma da lui ho imparato che per le battaglie di vita e contro ogni odio bisogna combattere sempre. Questo ci ha insegnato la memoria che lui ha contribuito a diffondere. Sia lieve a papà la terra che lo accoglie e sempre su di noi la sua mano ci protegga”, ha scritto su Facebook il deputato del Pd.


Fiano alla sua attività professionale di manager ha affiancato per decenni un’intensa attività di conferenze sull’Olocausto e ha lasciato in eredità la sua autobiografia dal titolo “A5405. Il coraggio di vivere” (Monti, 2003; ristampato dalle Edizioni San Paolo nel 2018), con cui ha vinto Premio Bancarellino. Alle 15:45 dell’11 aprile 1945 Nedo Fiano, prigioniero con il numero “A 5405” nel campo di sterminio di Auschwitz, fu liberato dalle truppe americane nel lager di Buchenwald, dove era stato trasferito dai nazisti in fuga. Cominciò per lui e per molti altri prigionieri un lungo viaggio di ritorno alla libertà e alla vita.



Personaggio di spicco della comunità ebraica italiana, Fiano ha contribuito come testimone della Shoah alla realizzazione di numerose pubblicazioni. È stato consulente storico di Roberto Benigni per il film “La vita è bella”. Nel 2008 la Città di Milano gli ha conferito l’Ambrogino d’Oro e nel 2011 la Città di Firenze il Fiorino d’Oro. Nel 1968 si laureò alla Facoltà di Lingue e Letterature Moderne dell’Università Bocconi con una tesi sulla letteratura della deportazione degli ebrei dalla Francia.


Come scrittore è autore anche di “Il passato ritorna” (Monti, 2009) e “Berlino-Auschwitz… Berlino” (Monti, 2009). Con Goti Herskovits Bauer, Liliana Segre e Oliver Lustig ha pubblicato “Voci dalla Shoah: testimonianze per non dimenticare” (La Nuova Italia, 1996).


Nato a Firenze il 22 aprile 1925, figlio di Olderigo e Nella Castiglioni, nel 1939 Nedo Fiano fu espulso da scuola a causa delle leggi razziali e frequentò i corsi organizzati dalla comunità ebraica fiorentina. Suo padre fu assunto da un cugino che aveva una tintoria a Prato, mentre suo fratello Enzo continuò a lavorare come portiere in un albergo di Firenze. Dopo l’8 settembre 1943 Nedo Fiano ed i genitori si nascosero per un paio di mesi in via de’ Bardi a Firenze, in casa di amici; continuarono ad uscire e usare i loro documenti.


Nedo Fiano fu arrestato il 6 febbraio 1944 a Firenze, in pieno centro, in via Cavour. “Tu sei Nedo Fiano, sei ebreo. Vieni con me senza parlare e senza tentare la fuga”: terrorizzato dalla canna di una pistola premuta sul fianco, sentì pronunciare queste parole da un poliziotto in borghese. Quel giorno per Fiano iniziò una discesa agli inferi. Fu portato in commissariato, poi trasferito nel carcere fiorentino delle Murate dove rimase fino a fine marzo, e quindi trasferito in treno nel campo di transito di Fossoli. Il resto della famiglia fu catturato: Enzo fu arrestato nei pressi del suo rifugio vicino a via de’ Bardi; anche la moglie ed il figlio furono presi: i coniugi Fiano furono arrestati nel loro nascondiglio. La nonna fu presa nella retata della casa di riposo. Furono presi anche la zia, Lina Fiano Della Torre, il marito Oliviero e i loro due figli. Enzo partì per Auschwitz prima degli altri, mentre Nedo ed i suoi genitori furono deportati insieme il 16 maggio 1944; arrivarono ad Auschwitz il 23 maggio. Nedo Fiano fu destinato al kommando Kanada, adibito alla raccolta dei beni dei prigionieri. Alla fine di ottobre del 1944 fu evacuato in treno a Stutthof, poi a Stuttgart, quindi a Ohrdruf, poi a Buchenwald. Fu liberato alle 15.15 dell’11 aprile 1945 dalle truppe americane nel campo di Buchenwald, dove era stato trasferito dai nazisti in fuga per l’arrivo dell’Armata Rossa.


In poco più di un anno, Nedo assistette allo sterminio della propria famiglia: il fratello Enzo con la moglie Lilia e il figlio Sergio, Nella, l’amata madre, e infine Olderigo, suo padre, consumato dalle privazioni e dal lavoro forzato nel Lager. Nedo, però, sopravvisse, non solo perché conosceva il tedesco, ma perché, nonostante le atrocità e le sofferenze, fu capace di aggrapparsi alla vita con tutte le sue forze e mantenere accesa la luce della speranza, secondo la sua stessa testimonianza.

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