Nicosia, assolte le due ginecologhe Maria Di Costa e Rosaria Vena dall’accusa di omicidio colposo: “il fatto non sussiste” Accolta le richieste della difesa. Il “jaccuse” dell’avv. Timpanaro e dei periti di ufficio sul malfunzionamento della rete assistenziale.

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Il Presidente del Tribunale di Enna, Francesco Paolo Pitarresi, in funzione di giudice monocratico ha assolto, con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, la dottoressa Maria Di Costa, difesa dall’avvocato Salvatore Timpanaro, e la dottoressa Rosaria Vena, difesa dall’avvocato Francesco Greco, ginecologhe in servizio presso l’Ospedale di Nicosia, dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte di Antonella Seminara, avvenuta nella notte tra il 4 ed il 5 agosto del 2013 a seguito di un intervento di parto cesareo, conseguente a distacco di placenta e morte intrauterina fetale, presso il nosocomio nicosiano.

Antonella Seminara era stata ricoverata nel pomeriggio del 4 agosto per distacco di placenta e subito sottoposta ad intervento di taglio cesareo; era già assente il battito cardiaco fetale al momento del ricovero.

La Procura nicosiana contestava ad entrambe le ginecologhe e ad altri sanitari il reato di omicidio colposo, per avere omesso di effettuare un intervento di isterectomia sulla paziente, che era deceduta per una massiva emorragia dopo il trasferimento in urgenza in elisoccorso presso l’ospedale di Sciacca, essendo indisponibile un posto in rianimazione presso l’ospedale di Enna.

Il pubblico ministero, sulla scorta della consulenza di parte dei propri periti i dottori Giuseppe Ragazzi e Claudia Giuffrida, aveva, in un primo tempo, tratto a giudizio tutta l’equipe operatoria, comprendente oltre alle due ginecologhe anche l’anestesista, dottor Pietro Trovato e le due ostetriche Floriana Caceci e Maria Rita Mastrandrea, tutti difesi dall’avvocato Salvatore Timpanaro. Il difensore aveva, però, subito ottenuto lo stralcio e l’archiviazione per l’anestesista e le due ostetriche.

Il processo, durato ben sette anni, proseguiva, quindi, solamente nei confronti delle due ginecologhe.

Si costituivano parte civile il marito della Seminara con l’avvocato Mario Consentino, i genitori ed il fratello della vittima con l’avvocatessa Cinzia Di Vita e l’associazione Codici Salute con l’avvocato Nino Cammarata.

Nel corso del lunghissimo dibattimento molteplici sono state le consulenze e le perizie. L’avvocatoTimpanaro ha nominato consulenti di parte per la dottoressa di Costa un illustre cattedratico, il professore Emiliano Maresi, anatomo patologo, e la profesoressa Antonina Argo, medico legale, entrambi dell’Università di Palermo; nonché il dottore Giuseppe Canzone, primario ginecologo e direttore dell’Ospedale di Termini Imerese.

L’avvocato Greco ha nominato propri consulenti la dottoressa Pierangela Fleres, medico legale, e il dottore Antonio Luciano, ginecologo. Anche le parti civili hanno nominato propri consulenti: il professore Livio Milone ed il dottore Lucio Mandalà.

Il Tribunale, attesa la complessità delle problematiche scientifiche implicate nel processo, ha disposto una super perizia collegiale, nominando i professori Alessio Asmundo, medico legale, e Franco Maria Accardo, ginecologo, entrambi dell’università di Messina.

I periti di ufficio, accogliendo in pieno le tesi della difesa , hanno ritenuto che “nella tragica vicenda per cui è processo, è del tutto sostenibile la conformità del comportamento delle odierne imputate al modello stereotipico del professionista scrupoloso operante secondo criteri di prevedibilità-riconoscibilità ed evitabilità dell’evento”, concludendo per l’assoluta correttezza della condotta professionale delle due imputate, ed escludendo che l’isterectomia avrebbe potuto avere un effetto salvifico della paziente.

L’udienza del 12 febbraio è stata particolarmente lunga e a tratti drammatica. Iniziata nella mattinata si è conclusa solamente nel pomeriggio. Il Giudice è entrato in camera di consiglio dopo la lunga ed appassionata arringa dell’avvocato Timpanaro, durata quasi due ore.

Avv. Salvatore Timpanaro

A margine dell’udienza, dopo la pronuncia della sentenza di piena assoluzione l’avvocato Timpanaro si è dichiarato molto soddisfatto: “Per le due imputate è finito un incubo durato  per ben sette anni.

L’istruttoria magistralmente condotta dal Presidente del Tribunale Dott. Pitarresi è stata complessa ed approfondita. Abbiano avuto la fortuna di esporre le nostre difese davanti ad un Tribunale attentissimo e scrupolosissimo che le ha in pieno recepito. Il dato più importante, che voglio sottolineare, è che siamo riusciti a dimostrare l’innocenza delle due imputate e, nel contempo, la responsabilità della rete assistenziale e le disfunzioni del sistema sanitario“.

Questa nostra tesi è stata in pieno condivisa dai due periti di ufficio che hanno formulato un vero e proprio “jaccuse” sul malfunzionamento della rete assistenziale, affermando testualmente: “soltanto per il malfunzionamento della rete assistenziale costruita per l’assistenza alla paziente non è stato trovato ed ottenuto un tempestivamente normale posto in un reparto di terapia intensiva, nonostante la tempestività della richiesta per via telefonica”.

Sostanzialmente la responsabilità per la morte della Seminara secondo la tesi della difesa, seguita dai periti di ufficio, sta nel malfunzionamento della rete assistenziale: nella mancanza di un reparto di rianimazione presso l’ospedale di Nicosia, nella mancanza di disponibilità di posti presso l’ospedale di Enna che pure, secondo il sistema aziendale, era tenuto a prestare assistenza per i casi più gravi all’ospedale nicosiano, nelle disfunzioni del sistema di elisoccorso, nel guasto dell’elicottero messosi in volo tardivamente da Caltanissetta e presto rientrato per un’avaria. La successione di queste disfunzioni ed una serie di eventi avversi non hanno dato scampo alla Seminara, vittima, quindi, non di un errore delle due ginecologhe, ma di una rete assistenziale colpevolmente inefficiente.

 


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