Nicosia, restaurata la Pietà del Quattrocchi: un capolavoro barocco torna a splendere – FOTO e VIDEO

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Nel tardo pomeriggio di sabato 5 aprile, la chiesa di San Calogero, in via Fratelli Testa a Nicosia, ha accolto una folta partecipazione di cittadini e fedeli per la presentazione ufficiale del restauro del gruppo scultoreo della Pietà. Un evento molto atteso, organizzato dalla Parrocchia di San Nicolò di Bari in collaborazione con la Confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti, nota ai più come Confraternita di San Calogero.

Purtroppo, non hanno potuto partecipare come previsto il Vescovo di Nicosia, mons. Giuseppe Schillaci, e il soprintendente ai Beni Culturali di Enna, arch. Angelo Di Franco, che hanno però inviato i propri saluti tramite il sacerdote presente. A fare gli onori di casa è stato, appunto,  il parroco della Cattedrale di San Nicolò, padre Santino Paternò, che ha introdotto l’incontro ringraziando tutti coloro che hanno contribuito – con donazioni private, sostegno economico e impegno personale – alla realizzazione del restauro. Un particolare ringraziamento è stato rivolto alla confraternita, vera promotrice e anima del progetto.

Il primo intervento è stato affidato al superiore della confraternita, Francesco Fiore, che ha espresso gratitudine per il grande supporto ricevuto dalla comunità e ha elogiato il lavoro dei confrati, che si sono spesi con dedizione per raggiungere questo importante traguardo.

È seguito il saluto istituzionale del sindaco Luigi Bonelli, presente insieme a diversi componenti della sua giunta. Il primo cittadino ha portato il ringraziamento dell’amministrazione ai confrati e ha accolto calorosamente le due relatrici della serata.

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A dare profondità storica e culturale all’incontro è stata la prof.ssa Lella Russo, direttrice del Museo Diocesano, che ha ricostruito la storia della confraternita – documentata già dal 1654 ma operativa forse dal 1580 – e della chiesa di San Calogero, costruita accanto all’antico ospedale di San Benedetto per assistere gli agonizzanti. La chiesa, come illustrato, accoglieva originariamente un intero ciclo scultoreo della Passione di Cristo, culminante nella Pietà.

La professoressa Russo ha poi proposto un affascinante excursus iconografico, mettendo a confronto la Pietà del Quattrocchi con altre presenti a Nicosia – come quella in cartapesta conservata nella chiesa di San Michele, protagonista delle antiche processioni del Venerdì Santo, e la monumentale opera di Giovan Battista Li Volsi custodita nella chiesa del SS. Salvatore.

Un’attenzione particolare è stata poi dedicata alla Pietà restaurata, attribuita a Filippo Quattrocchi, scultore barocco di fama attivo tra Madonie e Nebrodi nella seconda metà del Settecento. Un’opera potente, costruita su una composizione piramidale che fonde in un unico abbraccio il corpo esangue di Cristo e la Madre, in una sintesi plastica e teologica che richiama riferimenti al Michelangelo della Pietà e al Caravaggio del dramma sacro. La statua, pensata per la processione, è rifinita anche sul retro – segno dell’importanza liturgica e devozionale dell’opera.

A concludere l’incontro, l’intervento tecnico e appassionato della dott.ssa Enza Gulino, restauratrice dell’opera insieme al marito Antonio. Gulino ha spiegato le fasi dell’intervento, a partire dalle indagini conoscitive fino al recupero dei colori originali, soffocati da pesanti ridipinture e da uno smalto sintetico che aveva appiattito i volumi e alterato le espressioni. Attraverso la tecnica del puntinato e la reintegrazione delle stuccature, il lavoro ha restituito dignità e splendore all’opera, come mostrato da numerose immagini “prima e dopo” proiettate durante la relazione.

Il restauro ha rivelato la qualità del legno utilizzato – cipresso policromo, preferito da Quattrocchi per la sua resistenza agli insetti – e riportato alla luce la raffinata tavolozza dell’artista, fatta di velature verdastre e rosate che unificano i corpi in una comune esperienza di morte e dolore. Il volto di Maria, pallido e compassionevole, si fa specchio di un dolore silenzioso ma profondamente condiviso.

L’evento si è concluso con un sentito applauso della platea, segno di un’emozione collettiva che ha restituito alla città di Nicosia non solo un capolavoro barocco, ma anche un simbolo della propria identità spirituale e comunitaria.

Maria Teresa La Via

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