Ogni terzo venerdì di novembre, il quartiere di Santa Maria Maggiore a Nicosia si raccoglie attorno a una delle tradizioni devozionali più sentite dalla comunità, rinnovando il voto al Padre della Misericordia e facendo memoria del miracolo del 20 novembre 1626. In quella data, secondo la tradizione, la città fu salvata dalla peste grazie a una processione straordinaria con il crocifisso del Padre della Misericordia, guidata tra le vie cittadine dopo una visione avuta da una giovane del monastero dell’Immacolata di Santa Cristina.
La cronaca di quell’evento, custodita nella memoria popolare, racconta che quando il crocifisso giunse al lazzaretto del piano di Sant’Elia, gli appestati cominciarono a guarire, anche i malati in condizioni ormai disperate. La processione, iniziata tra paura, pianto e suppliche, si concluse in un clima di gioia liberatoria, segnata dalla fine dell’epidemia e dalla convinzione che Nicosia fosse stata preservata per intercessione del Padre della Misericordia.
Quest’anno, il 21 novembre, la basilica di Santa Maria Maggiore ha offerto ancora una volta lo scenario di una celebrazione intensa e suggestiva. Nel pomeriggio, i confratelli della Congregazione della Divina Misericordia hanno trasportato il pesante baiardo lungo la navata centrale della basilica, per collocarvi il crocifisso che sarebbe poi stato portato in processione. Un gesto rituale, silenzioso e raccolto, che apre idealmente il cammino di fede dell’intera comunità.
In serata, dopo la messa solenne presieduta da mons. Giuseppe Schillaci, vescovo della diocesi di Nicosia, i confratelli, con l’abito rosso tradizionale, si sono disposti attorno al fercolo pronti all’uscita. Il momento in cui il crocifisso varca il portale della basilica resta uno dei passaggi più toccanti della festa: il silenzio della folla, il suono delle campane, l’accensione dei fuochi pirotecnici e l’applauso dei fedeli sottolineano la forte carica emotiva che accompagna l’inizio del percorso.
Il corteo, aperto dalla banda musicale e seguito dalle autorità civili e militari, ha attraversato il centro storico di Nicosia in un clima di grande compostezza e partecipazione. In punti simbolici del tragitto, come la centrale piazza Garibaldi, la processione si è fermata per brevi momenti di preghiera comunitaria, durante i quali sono state ricordate le origini del voto, le grazie ricevute e le intenzioni della città di oggi, affidate ancora una volta al Padre della Misericordia.
La parte finale del percorso è stata segnata dalla pioggia, che però non ha scoraggiato i portatori né i tanti fedeli presenti. Per proteggere il crocifisso e il baiardo, i confratelli hanno affrontato l’ultimo tratto quasi di corsa, stringendo i denti sotto il peso del fercolo e sotto gli scrosci d’acqua, in una scena di forte impatto visivo e simbolico: la corsa nella pioggia come metafora di una fede che non si lascia piegare dalle difficoltà.
Il rientro in basilica è avvenuto in un clima di commozione e di festa. Dopo l’ingresso trionfale, il parroco, padre Delfio Scandurra, ha guidato una preghiera di ringraziamento, cui è seguita la traslazione del crocifisso dal baiardo alla navata centrale, di fronte alla maestosa cona marmorea del Gagini, dove rimarrà esposto alla venerazione dei fedeli. A chiudere la serata, un nuovo spettacolo pirotecnico ha illuminato il cielo sopra Santa Maria Maggiore, suggellando la conclusione della celebrazione.
Lungo tutto il percorso processionale, la partecipazione dei nicosiani è stata costante e devota. Tra ceri accesi, segni di croce e sguardi rivolti al crocifisso, in molti hanno voluto testimoniare la propria gratitudine per la protezione attribuita al Padre della Misericordia, non solo nel lontano 1626 ma anche nelle prove più recenti della comunità. Questa antica tradizione, che ogni anno si rinnova, continua a essere un momento identitario forte per Nicosia, capace di unire generazioni diverse in uno stesso sentimento di fede, speranza e riconoscenza.








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