Per il Premio nazionale Città di Leonforte, il 22 agosto in scena “L’alba del terzo millennio”

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Seconda serata per la sezione teatrale del Premio nazionale città di Leonforte indetto dal Comune, sindaco Carmelo Barbera e dal’Assessorato alla Cultura, Sport, Spettacolo e Turismo guidato dall’assessore Antonino Lo Pumo. Il cartellone del premio che ha la direzione artistica di Sandro Rossino ed organizzativa di Alessandro Todaro e Giovanni D’Agostino,  prosegue  il prossimo 22 agosto alle 20 e 30 con “l’alba del terzo millennio” di Pietro De Silvia e con la regia di Federico Magnano San Lio, in scena Cosimo Coltraro ed Emanuele Puglia.

Divertente, emozionante, profetico, ironico, struggente.Tra dialoghi e silenzi, con “l’alba del terzo millennio”si ride, si riflette, ci si commuove.

La pièce ha una tessitura tragicomica, gli spunti sono quelli della comicità classica, dai fratelli De Rege in poi: la differenza di ceto, cultura, quoziente intellettivo tra i due uomini, li pone agli interpreti su un piatto d’argento).Vi è poi, ovviamente, una “staticità” quasi sacrale che incombe (in maniera persino grottesca) sullo spettatore “costringendolo” a porre la propria attenzione sul percorso verbale dei due protagonisti.Non manca all’interno del testo, una sottesa critica sociale che trae linfa dalla condizione professionale umile e umiliante dei due, i quali rischiano in più tratti di farsi la classica “guerra tra poveri.”

Siamo “all’alba del terzo millennio”, Pasqua 2000, e in un imprecisato paesino di una delle tante province (intese come luoghi dell’anima e non come entità amministrative) italiane viene organizzata una sacra rappresentazione che dovrebbe concludersi in cima ad una montagnola, fuori dal centro abitato, che rappresenta il Golgota. Qui, due uomini – che, apparentemente, più diversi non potrebbero essere – attendono già da ore l’arrivo della processione appesi alle croci che simboleggiano quelle dei due ladroni dell’iconografia tradizionale. Ma, per una strana concomitanza di eventi, la processione non arriverà mai e i due saranno costretti, loro malgrado, a socializzare, ad aprirsi l’un l’altro, a mettere insieme le loro solitudini che vanno ben al di là della situazione contingente. Uno è un maestro di scuola elementare, frustrato e rancoroso, laico, scettico, persino un po’ classista, insofferente e un tantino misantropo… tetro!L’altro è un vinaio, incolto, rozzo ma socievole, ha una sua schiettezza genuina e una buona dose di logorrea che irrita il suo compagno di sventura, umile e “felicemente” rassegnato alla vita che conduce… in altri contesti, un compagnone! Sulle prime, il dialogo è rarefatto, stentato… il vinaio è desideroso di fare conversazione, sia per far trascorrere il tempo più piacevolmente sia per indole, ma trova un muro di ostilità nel malmostoso maestro che tenterà di “mantenere le distanze”…

Ma, man mano che la situazione diventa disperata e disperante, questi due mondi paralleli, queste due solitudini sconosciute e comuni a molti, queste due vite uniche e banali si incontreranno, giocoforza, sul filo della parola… fino a sciogliersi in una solidarietà cameratesca ma incompiuta a causa del drammatico, sorprendente epilogo.

 


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