Pil, Confindustria: "Ripresa solo da metà 2021"  

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Congiuntura Flash: “Un forte rimbalzo è atteso solo dal terzo trimestre, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida”

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(Fotogramma)

“A inizio 2021, il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale. Inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto ciò frenerà i consumi e il Pil, almeno nel primo trimestre. Un forte rimbalzo è atteso solo dal terzo trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida”. E’ quanto scrive Confindustria nella sua Congiuntura Flash.


“Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia, infatti, rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio ‘forzato’. Il recupero potrebbe poi proseguire, se l’aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi. Comunque, la flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest’anno”, aggiunge Confindustria.

SETTORI PIU’ PENALIZZATI

L’impatto della crisi sanitaria sui settori industriali in Italia è stato molto disomogeneo. Infatti, da un lato le produzioni di beni essenziali sono state esentate dal lockdown, dall’altro la domanda di beni di consumo durevoli è più facilmente rinviabile. I divari tra settori sono stati molto ampi nella prima fase dei contagi, passando dal -92,8% dei prodotti in pelle al -5,5% del farmaceutico (produzione di aprile 2020 rispetto a gennaio), scrive Confindustria.

Nel complesso del 2020, dopo il forte recupero nel terzo trimestre, i settori manifatturieri più penalizzati, con crolli di attività oltre il -20%, restano quelli legati alla filiera della moda (tessile, abbigliamento, pelle) e dell’automotive, quest’ultimo già in difficoltà prima della pandemia. Viceversa, i settori dell’alimentare bevande e della farmaceutica hanno limitato entro il -5% la perdita nel 2020 rispetto all’anno precedente.

PRODUZIONE INDUSTRIALE

La pandemia ha inferto un duro colpo all’industria italiana nel 2020, a causa soprattutto della caduta di domanda, interna ed estera, conseguente alle misure di contenimento introdotte in Italia e negli altri paesi colpiti dal virus. Nei primi undici mesi del 2020 la produzione manifatturiera è diminuita di circa il 13% rispetto al 2019, scrive Confindustria nella sua Congiuntura Flash.

Tale caduta, spiega l’associazione degli industriali, è stata acquisita quasi interamente tra febbraio e aprile, quando la produzione aveva raggiunto (in media) valori inferiori di oltre il 50% rispetto a quelli pre-Covid. Il recupero nei mesi estivi (+29%) ha contribuito in modo determinante a limitare le perdite nell’anno. Il marginale arretramento atteso nell’ultimo trimestre, per il riacutizzarsi della crisi sanitaria, inciderà poco sulla media del 2020.

EXPORT

Quanto all’export italiano di beni, risale in novembre (+4,1%), dopo una battuta di arresto in ottobre, tornando sui livelli pre-crisi. Il recupero è diffuso ai mercati Ue ed extra-Ue (in calo, però, a dicembre) e ai principali tipi di beni (di consumo, strumentali, intermedi). Resta invece eterogeneo tra singoli paesi e settori: spiccano in positivo Germania, Svizzera, Cina e Usa tra le destinazioni; metalli e autoveicoli tra i prodotti. In miglioramento le prospettive per inizio 2021, secondo gli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri (Pmi e fiducia delle imprese).

Indicazioni positive dagli scambi mondiali, che si consolidano sopra i livelli pre-crisi (+2,8% a novembre su febbraio). Tuttavia, lo scenario sanitario globale è molto incerto e le restrizioni anti-Covid continuano a pesare, specie sull’export di servizi dei paesi (alle voci ‘viaggi’ e ‘trasporti’).

Quanto al prezzo del petrolio Brent a inizio 2021, questo ha continuato a seguire il lento miglioramento dello scenario globale, risalendo a 55 dollari al barile; resta tuttavia ancora lontano dal livello pre-Covid (64 dollari).

PRESTITI EMERGENZIALI

Nel 2020 i prestiti ’emergenziali’ hanno arginato la crisi di liquidità delle imprese dovuta al calo dei fatturati, tenendo in piedi l’attività corrente. Tuttavia, sommandosi al crollo del cash flow, hanno fatto crescere troppo il peso del debito rispetto alla situazione pre-Covid, quando per ripagarlo servivano 2,2 anni di flussi di cassa nell’industria e 1,9 nei servizi, rileva il Centro Studi di Confindustria nella Congiuntura Flash.

Nell’industria la situazione debitoria è peggiorata in tutti i settori, anche nell’alimentare e chimico-farmaceutico dove il flusso di cassa si è ridotto meno. All’estremo opposto, in settori come automotive, metallurgia e macchinari, con flussi di cassa negativi, non è neanche possibile stimare il numero di anni che servirebbero a estinguere il debito. Anche nei servizi, prosegue l’associazione, il peso del debito è balzato, a 11,2 anni di cash flow. Per il commercio e l’alloggio-ristorazione i flussi di cassa sono caduti in negativo. Una situazione che rischia di diventare insostenibile e rende arduo realizzare investimenti ai ritmi pre-crisi: se le risorse interne venissero impiegate solo per rimborsare il debito, l’impresa non avrebbe i mezzi per nuovi progetti.

Nel 2021, continua Confindustria, si prevede che la situazione resti tesa, anche se meno critica: il fatturato dovrebbe risalire in parte e il cash flow tornerebbe positivo quasi ovunque. Tuttavia, in tutti i settori il debito resterebbe pesante: nel manifatturiero servirebbero 5,4 anni di cash flow, più del doppio del 2019. Nei servizi quasi 4 anni. E questo valore medio non rende appieno le difficoltà di comparti come alloggio-ristorazione e commercio, dove l’onere per interessi resterebbe oltre il 10% delle risorse interne.



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redazione

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