Processo a don Rugolo, la diocesi avrebbe offerto denaro alla vittima in cambio del silenzio

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Offrire denaro della Caritas, in contanti, in cambio del silenzio della vittima di violenza sessuale di don Giuseppe Rugolo sarebbe stata una proposta della Diocesi di Piazza Armerina. A confermare la circostanza in aula, nel corso del processo che si celebra al Tribunale di Enna, presidente del collegio Francesco Pitarresi, contro il sacerdote, agli arresti domiciliari dall’aprile dello scorso anno, è stato l’allora capo della Squadra Mobile della Questura di Enna, Antonino Ciavola. Il dirigente sentito in aula, per oltre 4 ore, ha anche testimoniato come dalle carte emerga il diniego netto della vittima ad accettare questa proposta, che proveniva dal vescovo Rosario Gisana. Il giovane che, avrebbe subito violenza dal 2009 al 2013 avrebbe ritenuto questa proposta immorale e illecita. Tutte circostanze documentate dai materiali prodotti dalla parte civile che testimonierebbero l’offerta di 25 mila euro in contanti, dunque non tracciabili, da parte del vescovo Gisana al giovane in cambio del silenzio e il rifiuto della vittima ad accettare il denaro.

In aula sono state lette anche alcune chat a sfondo sessuale intercorse tra Rugolo e giovani, alcuni anche ex alunni della scuola dove per anni il sacerdote ha insegnato, nonché con giovani residenti nel territorio di Ferrara. Rugolo avrebbe frequentato siti pornografici dove era possibile interagire attraverso la telecamera con altre persone. È stato, inoltre, ricostruito il modus operandi del prelato come modalità volta ad agganciare i giovani in condizione di fragilità psicologica, al fine di perseguire i suoi scopi di natura sessuale. Il sacerdote, che era presente in aula, è attualmente ristretto ai domiciliari al seminario di Ferrara.

(ANSA)

 


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