Progetto di impianto di trattamento fanghi di Dittaino. Legambiente Sicilia: “i fanghi da depurazione non possono essere trattati tutti allo stesso modo, chiediamo maggiori dettagli”

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ARTICOLO PUBBLICATO IL 24 Giugno 2021

Legambiente Sicilia interviene sul progetto di essiccazione fanghi, presentato dalla società ARRI S.r.L. da realizzarsi  all’Agglomerato industriale del Dittaino, che prevede la lavorazione di una lunga serie di tipologie di fanghi, ben 22 Codici CER, tra i quali rifiuti non specificati altrimenti. Questa lavorazione prevede in sintesi l’essicazione, la trasformazione in pellet e la termodistruzione degli stessi fanghi con recupero di acque e di energia termica.

Legambiente ritiene non accettabile l’idea che i fanghi da depurazione debbano essere trattati tutti alla stessa maniera senza distinzioni, ovvero con il loro incenerimento. I fanghi di buona qualità e idonei all’agricoltura devono essere destinati ad altro tipo di impianti che ne prevedano il recupero e riutilizzo sui campi. L’associazione chiede, quindi, la revisione dell’intero progetto, limitandone la destinazione esclusivamente a quei fanghi la cui caratterizzazione in uscita dagli impianti sia tale da comprometterne l’uso in impianti di digestione anaerobica e successiva utilizzazione per la produzione di compost, trasformando così l’impianto in una sorta di “fine corsa” esclusivamente per i sottoprodotti non diversamente gestibili ed anche che sia previsto un procedimento di estrazione di nutrienti presenti nei fanghi, come fosforo azoto e potassio atta a garantire la riutilizzazione degli stessi. E’ opportuno inoltre che la ditta proponente specifichi l’origine e la filiera dei fanghi destinati all’impianto per capirne la provenienza, tipologia e distanza. Questo per valutare complessivamente la sostenibilità del progetto ed eliminare  dubbi sulla tipologia di materiale trattato. Inoltre, Legambiente  chiede maggiori dettagli sul sistema di stoccaggio e gestione delle ceneri prodotte dalla combustione che, soprattutto per fanghi non idonei ad altro uso, potrebbero essere interessate da alte concentrazioni di inquinanti che in nessun caso dovrebbero rischiare di contaminare aria, acqua e suolo di un’area la cui vocazione è indubbiamente quella della agricoltura di qualità.

 


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redazione

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