Si è costituto il gruppo dei sostenitori Sì al referendum costituzionale sulla magistratura del 22 e 23 marzo. Il gruppo per il Sì invita il locale comitato per il No a sedersi attorno un tavolo per un confronto pubblico da tenersi domenica 8 marzo, ore 17.30, al centro “Peppino Impastato”. Francesco L’Episcopo, uno degli animatori del gruppo del Sì, spiega così il senso di quest’appello: “Siamo profondamente convinti che il confronto dialettico sia il sale della democrazia”. Nell’invito formale rivolto al comitato per il No il gruppo dei sostenitori del Sì scrive che “avverte l’urgenza civica di riportare al centro del dibattito il merito, la chiarezza e il rispetto dell’elettore”. I temi di questo referendum – aggiungono – sono così complessi che, non potendo essere ridotti a slogan o contrapposizioni, esigono “un’informazione puntuale, tecnica ed onesta”.
Con questo dibattito aperto vogliono dimostrare che “la distanza delle idee può tradursi in un alto momento di civiltà politica per mettere a nudo le conseguenze reali della scelta referendaria di fronte alla nostra comunità”. Il comitato del No risponde all’invito al confronto lamentando di aver appreso dell’invito dalla stampa locale prima che gli venisse formalmente consegnato. Pur dichiarandosi disponibile ad un confronto pubblico con il gruppo dei sostenitori del Sì, il comitato del No gli comunica che “l’8 marzo è già impegnato in un’iniziativa pubblica precedentemente programmata presso il cinema comunale, con ospiti che hanno già confermato la loro partecipazione e ciò ci impedisce di aderire alla proposta nei termini indicati”. Data, orario e sede di questo possibile confronto pubblico devono essere preventivamente concordati da entrambi i comitati per il Sì e il No, ritengono quelli del No. Non è facile fare previsioni, più o meno attendibili, sul risultato del referendum qui a Troina.
Il fatto che a Troina la sinistra gode di un ampio consenso, fa pensare che il No prevarrà su Sì. I temi del referendum non suscitano grande interesse. Questo può far pensare che non ci sarà una corsa al seggio per andare a votare. Le ragioni dello scarso entusiasmo degli elettori sono sostanzialmente due. La prima è la non immediata ed intuitiva comprensione di ciò che comporta la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, la scomposizione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in due distinti Csm, uno per i giudici e un altro per i pubblici ministeri, e in un’Alta Corte disciplinare, e il sorteggio dei per componenti laica i e togati dei due Csm. Queste modifiche non sono solo di natura tecnica, ma hanno anche dei risvolti politici non trascurabili che attengono all’equilibrio dei tre poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario. Che si voglia modificare quest’equilibrio a favore del potere esecutivo e svantaggio del potere giudiziario, è evidente. In passato ci sono stati tentativi modificarlo, ma senza alcun successo. Oggi questa legge di riforma costituzionale sulla magistratura c’è riuscita perché la magistratura non gode più quel consenso che aveva ottenuto durante tangentopoli negli anni 1992-1993. La seconda ragione dello scarso interesse degli elettori per i temi referendari, è riconducibile all’indifferenza, che spesso sfocia in una sorta di fastidio, per la politica. Su questo hanno contribuito non poco i cambiamenti dell’economia locale e della stratificazione sociale dove non ci sono più classi con un’identità ben definita in competizione tra loro e impegnate nel miglioramento delle proprie condizioni di vita. Oggi è una società liquida caratterizzata dalla presenza pervasiva di un ampio, indistinto e amorfo ceto sociale, con stili di vita da ceto medio, che vuole godersi il benessere raggiunto senza pensare ad altro.
Silvano Privitera
