Si ribalta completamente la vicenda che nell’estate 2024 aveva portato agli onori della cronaca la dottoressa Rosaria Cannio, comparsa in diverse testate giornalistiche con un vistoso collare cervicale dopo aver denunciato di essere stata aggredita durante il servizio. La Procura di Enna ha chiuso le indagini con il rinvio a giudizio per la dottoressa e suo marito Nicola Spataro, accusati di una serie di reati anche di una certa gravità a danno di Salvatore Cipriano, l’uomo inizialmente indicato come aggressore.
Le dichiarazioni della difesa
Gli avvocati Giovanni Cannata e Giambattista Lo Pinzino, legali di Cipriano, hanno dichiarato: “Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso, mettendo ognuno al posto che gli spetta. Colei che si era professata vittima, cercando notorietà e compassione sui social e sulle tv locali e nazionali, aiutata dalla consapevole complicità del marito, vittima non lo è assolutamente“. I legali hanno spiegato di aver “già anticipato conoscendo perfettamente la dinamica dei fatti, che la realtà era ben lontana da quella narrata dalla Dottoressa Rosaria Cannio e da suo marito Spataro Nicola“.
Il tentativo di componimento
“Nel corso delle battute iniziali avevamo anche avuto la speranza che la sedicente vittima si potesse redimere dal castello di falsità che stava teatralmente edificando attraverso le sue dichiarazioni e le commoventi apparizioni tv, confidando di potere mettere una pietra sopra a questa triste vicenda evitando, per quanto possibile, defatiganti strascichi processuali” hanno aggiunto gli avvocati. “Ma purtroppo il melodrammatico vittimismo e le smanie di protagonismo della dottoressa Cannio hanno avuto la meglio“.
La denuncia e la versione dei fatti
È agli atti la versione dei fatti offerta dalla dottoressa Cannio alle autorità in sede di denuncia contro Salvatore Cipriano, nella quale riferì di aver subito un’aggressione prima verbale e poi fisica, di essere stata strattonata per un braccio e spinta contro un muro e di essere stata ostacolata quando voleva uscire dall’abitazione teatro dei fatti. La professionista era saltata agli onori della cronaca figurando in diverse testate giornalistiche, comparendo con indosso un appariscente collare cervicale e “recitando” la storia del medico vittima di violenza durante il servizio. Il tutto a discapito dell’immagine di Cipriano, sottoposto a una implacabile gogna mediatica che aveva condotto l’opinione pubblica a dichiararlo sommariamente colpevole.
Le immagini che svelano la verità
“Ma le bugie hanno molto spesso le gambe corte e la ‘commedia’ recitata dai coniugi Cannio-Spataro è subito giunta all’atto finale” affermano i legali. Grazie alle immagini video fornite da una telecamera interna installata in casa di Cipriano, consegnata all’autorità giudiziaria in sede di querela, è venuta fuori la verità, invertendo processualmente i ruoli e demolendo il castello di menzogne edificato dai coniugi Cannio-Spataro, oggi incriminati per una serie di reati anche di una certa gravità.
Le riprese video dimostrano inequivocabilmente che nessuna aggressione è stata posta in essere da Cipriano in danno della dottoressa Cannio. Al contrario, è stato il marito della donna, Spataro, a strattonare Cipriano provocandone una rovinosa caduta a terra per poi prenderlo violentemente a calci, inveendo nel contempo contro lui. Una scena alla quale la dottoressa Cannio ha passivamente assistito, omettendo, da medico, di prestare soccorso al dolorante Cipriano, anzi allontanandosi noncurante con il marito dai luoghi.
L’archiviazione e il rinvio a giudizio
“L’accaduto è di una gravità tale da apparire a tratti inverosimile, specie se raffrontato alla mendace versione dei fatti dichiarata dai coniugi Cannio Spataro agli inquirenti, ma le immagini parlano talmente chiaro che il Pubblico Ministero ha – correttamente – chiesto l’archiviazione del procedimento a carico del signor Cipriano Salvatore per infondatezza della notizia di reato, aprendone, invece, uno nei confronti dei due coniugi per una serie di reati di cui alcuni commessi anche in concorso tra loro in danno dello stesso Cipriano” spiegano gli avvocati. Ad oggi le indagini sono state chiuse con il rinvio a giudizio per la dottoressa Cannio e il marito.
L’attesa del processo
“Attendiamo con grande serenità l’esito del processo che da qui a breve avrà inizio innanzi al Tribunale di Enna, ma sempre con il garantismo di chi aspetterà l’esito di una sentenza definitiva prima di esprimersi” dichiarano i legali. “Ma al di là del processo non possiamo esimerci dal mettere in luce uno scenario che si è rivelato assai più grave di quello falsamente divulgato dalla dottoressa Cannio, perché oltre alle varie ipotesi di reato che si sono configurate a parti inverse, siamo al cospetto di una professionista che ha pubblicamente minato l’onorabilità e la credibilità di tutti quei professionisti medici e sanitari onesti che svolgono quotidianamente, con grande umiltà e sacrificio, il proprio lavoro, senza dover per forza con ogni mezzo cercare clamore e visibilità“.
La richiesta di scuse pubbliche
Gli avvocati si rivolgono quindi alle istituzioni che avevano preso posizione a favore della dottoressa Cannio: “A questo punto, vista la solerte e determinata presa di posizione in difesa della dottoressa Cannio contro il Cipriano, assunta dal presidente dell’Ordine dei Medici di Enna, si spera vivamente che lo stesso presidente dell’Ordine dei medici di Enna, con la medesima celerità e con l’onestà intellettuale che deve contraddistinguere il suo ruolo, abbia l’umiltà di porre le dovute scuse al Cipriano Salvatore, sommariamente già da lui condannato nel corso di una sortita pubblica, mostrando con coerenza la stessa intransigenza nei giudizi verso la propria iscritta“.
“Come rimaniamo speranzosi di leggere le scuse e le dovute rettifiche da parte della Fp Cgil Sicilia e, soprattutto, del presidente del Comitato provinciale Inps e del direttore della sede provinciale Inps di Enna, i quali, a nostro avviso, si sono fatti trasportare molto ingenuamente dall’onda emotiva scaturita dall’ingiusta gogna mediatica che il Cipriano stava ingiustamente subendo, spingendosi persino a sentenziare una netta condanna senza ben conoscere i fatti” concludono gli avvocati Cannata e Lo Pinzino.
