Russiagate, Senato Usa chiede audizione ex responsabile Fbi dell’ambasciata a Roma

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Russiagate, Senato Usa chiede audizione ex responsabile Fbi dell'ambasciata a Roma


di Marco Liconti
Si aggiunge un nuovo capitolo alle presunte ramificazioni italiane dell’indagine Trump-Russia, il cosiddetto Russiagate, sui presunti legami (mai dimostrati) tra la campagna elettorale di Donald Trump e Mosca, per danneggiare la candidata democratica Hillary Clinton. Il presidente della commissione Giustizia del Senato Usa, il repubblicano Lindsay Graham, ha inviato all’Attorney General William Barr una lista di nomi di funzionari del dipartimento di Giustizia e dell’Fbi collegati a quell’indagine da convocare in audizione. Tra questi, compare anche il nome di Kieran Ramsey, attaché legale dell’Fbi presso l’ambasciata di Roma, all’epoca delle elezioni presidenziali del 2016.


In una lettera inviata a Barr, Graham spiega che la sua commissione sta indagando su questioni relative alla gestione da parte del dipartimento di Giustizia e dell’Fbi dell’indagine Trump-Russia. In particolare, il mandato Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act) ottenuto dall’Fbi per intercettare l’allora consulente della campagna di Trump, Carter Page. L’operato del dipartimento di Giustizia e dell’Fbi è stato oggetto di un’indagine interna da parte dell’ispettore generale del dipartimento, Michael Horowitz. Nel suo rapporto, diffuso a dicembre, Horowitz ha indicato che l’Fbi disponeva di elementi sufficienti per lanciare un’indagine contro la campagna di Trump, sospettata di possibili legami con la Russia e che non vi fu pregiudizio politico nei confronti dell’allora candidato repubblicano.



Tuttavia, Horowitz ha anche rilevato numerosi errori e negligenze da parte dell’Fbi per ottenere le autorizzazioni necessarie per intercettare esponenti della campagna, al fine di dimostrare collusioni con i russi. Come è noto, l’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller, che accorpò l’indagine dell’Fbi, non ha dimostrato alcune legame tra Trump e Mosca per danneggiare la Clinton.


Dopo la conclusione dell’inchiesta Mueller, l’attorney general Barr ha affidato al procuratore del Connecticut John Durham, di riconosciuta fama bipartisan, un’inchiesta (da qualche mese divenuta penale) sull’origine stessa dell’inchiesta Trump-Russia. Il sospetto di Barr e dei repubblicani è che vi fu un complotto messo in atto da Fbi e Cia, allora guidate da persone nominate dall’Amministrazione Obama, con la collaborazione di servizi di intelligence alleati, per incastrare Trump.


E’ nell’ambito di questa indagine che Barr e Durham lo scorso anno sono stati due volte a Roma per incontrare i vertici dell’intelligence italiana, che hanno però ripetutamente negato qualsiasi ruolo nella vicenda. In particolare, Barr e Durham erano interessati al ruolo del professore maltese Joseph Mifsud, collaboratore della Link Campus University di Roma. Sarebbe stato Mifsud, secondo le conclusioni dell’inchiesta Mueller, ad offrire nella primavera del 2016 all’allora consulente della campagna di Trump, George Papadopoulos, materiale “sporco” su Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email compromettenti hackerate dai servizi russi.


Fu quella, in sostanza, la ‘scintilla’ che fece scattare l’indagine dell’Fbi. Secondo l’indagine Mueller, Mifsud era un asset dell’intelligence russa. Secondo la contro narrativa repubblicana, il professore maltese, misteriosamente scomparso da olte due anni, era in realtà un ‘agente provocatore’ manovrato da Fbi, Cia e servizi alleati per infiltrare la campagna di Trump e creare un caso per un eventuale impeachment.


Tra gli altri nomi chiamati da Graham a testimoniare davanti al Senato, oltre a quello di Ramsey, ne compaiono altri ormai familiari per chi ha seguito con attenzione la vicenda. E’ il caso di Bruce Ohr, funzionario del dipartimento di Giustizia dell’epoca, la cui moglie, Nellie Ohr, lavorava per l’azienda privata Fusion Gps, la fonte del cosiddetto ‘dossier Steele’. Si tratta del dossier anti Trump, che in pratica venne commissionato dalla campagna di Hillary Clinton, costruito con informazioni non verificate e in alcuni casi false, fu inizialmente usato dall’Fbi nell’indagine Trump-Russia.


L’autore del dossier, l’ex agente segreto britannico Christopher Steele, secondo alcuni passaggi del Rapporto dell’ispettore generale del dipartimento di Giustizia Horowitz, nell’ottobre del 2016, un mese prima delle elezioni presidenziali, ebbe a Roma un incontro con alcuni funzionari dell’Fbi. In quell’occasione, i funzionari del Bureau avrebbero consegnato all’autore del dossier anti Trump commissionato dai democratici, una serie di informazioni riservate.

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